Druetta, il mestiere del tappezziere 2.0 nell'era del digitale

Dal 1953 la famiglia Druetta, in provincia di Como, porta avanti un'antica tradizione artigianale. Gabriele e Veronica hanno deciso di proseguire il lavoro del nonno e del padre, con uno sguardo verso il futuro. La professione del tappezziere non è mai stata così all'avanguardia

Botteghe Digitali Linkiesta
23 Aprile Apr 2018 0950 23 aprile 2018 23 Aprile 2018 - 09:50
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In un mondo dove ormai la tecnologia e il digitale hanno preso il sopravvento, molte professioni sono diventate, nel pensiero comune, ormai sorpassate. Piccoli artigiani locali come il calzolaio, il tappezziere, il sarto vengono considerati come “in via d’estinzione” e senza possibilità di riscatto. E invece esistono realtà che hanno saputo cavalcare l’onda della modernità, persone che non si sono fatte scoraggiare dal nuovo che avanza ma che, al contrario, sono riuscite a portare la loro professione ad un livello successivo proprio grazie all'era digitale.

Le eccellenze del Made in Italy rappresentano oggi più che mai il nostro vantaggio competitivo nei campi più svariati, dall'alimentare al manifatturiero. Punti chiave del successo sono il prestigio, la qualità e l’esclusività. Ma non solo: attraverso l’uso di tecnologie digitali, l’artigianato italiano sta attuando una vera e propria rinascita; si riscopre, si rinnova e prende sempre piùconsapevolezza della sua grande forza. È la storia, ad esempio, di Gabriele e Veronica Druetta, due giovani italiani della provincia di Cuneo che hanno coraggiosamente deciso di continuare un’antica tradizione familiare.

Le eccellenze del Made in Italy rappresentano oggi più che mai il nostro vantaggio competitivo nei campi più svariati, dall'alimentare al manifatturiero. Punti chiave del successo sono il prestigio, la qualità e l’esclusività

Dal 1953 a Moretta, un piccolo comune piemontese con poco più di 4 mila abitanti, la famiglia Druetta porta avanti una tradizione di alto artigianato nel settore della tappezzeria. Nel corso degli anni il laboratorio si è evoluto da bottega a centro di progettazione e produzione artigianale, per offrire un servizio completo negli interventi di riparazione, restauro e realizzazione di mobili e decorazioni su misura: da divani e poltrone a tendaggi per interni ed esterni, dall'arredamento domestico agli interni per la nautica. E grazie al digitale, i giovani fratelli Druetta hanno saputo rendere ancora più competitiva la loro attività. Abbiamo intervistato Gabriele Druetta, per capire cosa li ha spinti a questo cambiamento.

Cosa ha rappresentato per voi questa rivoluzione digitale?
Tutti gli sviluppi dell’industria hanno toccato poco il nostro settore. A differenza della falegnameria che si è industrializzata, poiché facilmente meccanizzabile, il lavoro del tappezziere è invece su misura. È una dimensione più contenuta, perché bisogna realizzare progetti singoli. L’evoluzione del digitale ha però avuto un forte impatto, perché è stato così possibile non solo aumentare il grado di comunicazione con il cliente, ma anche permettere di fargli vivere un’esperienza.

Infatti adesso utilizzate gli scanner 3D...
Sì. Il cliente prima poteva vedere i tessuti ma non sempre riusciva a immaginare il progetto finale. Invece con il digitale riusciamo a portare davanti agli occhi un risultato finito. È difficile spendere a occhi chiusi ormai, ma grazie a questo piccolo cambiamento riusciamo anche a fidelizzare il cliente.

Dieci anni fa molte persone del nostro settore vedevano la competizione con i grandi marchi come Ikea un problema; avevano paura che avrebbero mangiato tutto il mercato. Noi invece lo abbiamo sempre visto come elemento utile per pulire il mercato

Come affrontate il fatto di lavorare in un settore costantemente minacciato dalla grande distribuzione?
Dieci anni fa molte persone del nostro settore vedevano la competizione con i grandi marchi come Ikea un problema; avevano paura che avrebbero mangiato tutto il mercato. Noi invece lo abbiamo sempre visto come elemento utile per pulire il mercato. È giusto avere target differenti e soddisfare i bisogni in base al budget. L’importante è capire dove si vuole andare: non bisogna fare una guerra sul prezzo, perché così non ci sarebbe vittoria per noi. Abbiamo preferito puntare sulla dinamicità e sulla rapidità per entrare nella nicchia di mercato di chi fa pezzi su misura. E penso sia stata la scelta giusta.

Molte cose che compriamo sono usa e getta. Mentre voi proponete un prodotto che dura nel tempo. Pensi che sia questa la vostra forza?
Sì e no. Non necessariamente la durata nel tempo è l’elemento per cui uno cerca un tappezziere come noi. Il nostro punto di forza penso che sia il fatto che possiamo ispirarci a un modello e poi preparare un progetto d’interni su misura, personalizzato. E questa è una possibilità che la grande distribuzione non offre.

Una curiosità: avete deciso di seguire le orme di vostro padre. Come mai questa scelta?
C’era la voglia di ripensare l’essere artigiano e quella terra di nessuno tra architetto e progetto esecutivo. Il primo è una sorta di “tuttologo” ma che non può arrivare ai dettagli del secondo. Il problema è che sono due mondi che non parlano la stessa lingua. Io invece, avendo vissuto nel mondo dell’artigianato e avendo studiato come architetto, riuscivo a colmare questo vuoto. Posso gestire il progetto, leggerlo e acquisire le informazioni per il progettista. L’artigiano di solito questo non lo fa perché cerca la semplificazione. Io invece posso offrire un servizio di consulenza al progettista, così il lavoro per il cliente è curato a tutto tondo.

Il 3D abbatte circa l’80 per cento del tempo di progettazione. Prima disegnavano a mano, realizzavamo degli schizzi con una resa artistica. Mentre ora si progetta insieme al cliente e quindi diventa un progetto condiviso

Voi avete partecipato alla seconda edizione di Botteghe Digitali. Quali sono stati i cambiamenti dopo quest’esperienza?
È cambiato l’approccio al lavoro. Il coach che ci ha seguito è stato capace di individuare la forza e la debolezza della nostra azienda. Dal punto di vista strategico, c’è stato un cambio di mentalità sul target; successivamente abbiamo introdotto l’uso di strumenti low cost ma determinanti nelle fasi iniziali di un progetto. Il 3D abbatte circa l’80 per cento del tempo di progettazione. Prima disegnavano a mano, realizzavamo degli schizzi con una resa artistica. Mentre ora si progetta insieme al cliente e quindi diventa un progetto condiviso.

E quale sarà il prossimo passo di Tappezzerie Druetta?
Sempre all’insegna della tecnologia. Pensiamo di investire a breve nel Tilt Brush di Google. Ti permette di disegnare nell’area attraverso un visore e visualizzare una forma e dei colori nello spazio. Non è più solo progettare in diretta, ma essere fisicamente dentro il disegno.

Botteghe digitali è il progetto di Banca IFIS dedicato al Made in Italy 4.0

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