La strategia di Mattarella: togliere tutti gli alibi ai partiti, per arrivare al governo del presidente

La nuova mossa del Colle: un mandato esplorativo a Fico per cercare l’accordo tra grillini e Pd. Così il Quirinale torna protagonista della partita. Stanco di veti e tatticismi, Mattarella sta mettendo i leader con le spalle al muro. A quel punto sarà difficile sfilarsi da un governo del presidente

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24 Aprile Apr 2018 0730 24 aprile 2018 24 Aprile 2018 - 07:30

Il presidente della Repubblica ha atteso tutto il fine settimana. Nonostante la fretta di individuare una maggioranza di governo, Sergio Mattarella ha voluto lasciare un altro paio di giorni ai presunti vincitori delle elezioni. Ma in assenza di novità nella trattativa tra la Lega e i Cinque Stelle, adesso si volta pagina. Per superare la fase di stallo che ormai da 50 giorni impedisce di formare un esecutivo, il Quirinale rimescola le carte sul tavolo. Come atteso, ieri pomeriggio il capo dello Stato ha convocato nel suo studio Roberto Fico per affidargli un mandato esplorativo. Sono bastati quindici minuti di colloquio per delineare il perimetro della nuova missione istituzionale. Il presidente della Camera dovrà verificare la possibilità di un’intesa tra Partito democratico e il M5S. Un compito difficile, date le premesse. Speculare a quello che la settimana scorsa è stato assegnato, senza successo, alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, incaricata di sondare l’ipotesi di un accordo tra grillini e centrodestra.

La pazienza di Mattarella è agli sgoccioli, ormai è evidente. Il presidente della Repubblica ne avrebbe fatto esplicito cenno a Roberto Fico durante il breve incontro al Quirinale. «A distanza di quasi due mesi dal 4 marzo - le sue parole - va sottolineato il dovere di dare al più presto un governo all’Italia». Il capo dello Stato non ha gradito il gioco di veti incrociati che sta bloccando la fase politica. Non è disposto a portare la questione troppo per le lunghe. La richiesta di attendere ancora qualche giorno, magari per verificare il risultato delle prossime regionali in Friuli Venezia Giulia, viene considerata irricevibile. Il tempo è poco. E infatti il mandato del presidente della Camera ha un limite temporale ben preciso: un paio di giorni. Giovedì prossimo, dopo le celebrazioni del 25 aprile, Fico dovrà tornare al Colle per illustrare al presidente i risultati raggiunti. Mattarella torna protagonista della partita. Discreto, magari poco visibile, ma deciso a trovare una soluzione. Rispettoso dell’autonomia dei partiti, il presidente della Repubblica prova a superare i tatticismi e le contrapposizioni che hanno arenato il confronto. Nell’accelerazione del Capo dello Stato, però, non c’è alcuna forzatura. Nel rispetto del ruolo assegnato dalla Costituzione, Mattarella cerca di agevolare la nascita di un’intesa politica - qualunque intesa - per formare un esecutivo. E così sta mettendo i leader con le spalle al muro. Naufragata l’ipotesi di un accordo tra M5S e centrodestra, adesso si prova a coinvolgere il Partito democratico. Un tentativo dopo l’altro, gli alibi sono destinati a finire presto. A quel punto, davanti ai continui fallimenti, per i partiti sarà difficile prendere le distanze da un governo del presidente. Un esecutivo di garanzia che si occupi di una nuova legge elettorale e di poche altre irrinunciabili scadenze.

La pazienza di Mattarella è agli sgoccioli. Il presidente della Repubblica lo ha spiegato a Roberto Fico durante il breve incontro al Quirinale. «A distanza di quasi due mesi dal 4 marzo - le sue parole - va sottolineato il dovere di dare al più presto un governo all’Italia». Il capo dello Stato non ha gradito il gioco di veti incrociati che sta bloccando la partita. Non è disposto a portare la questione troppo per le lunghe

Intanto si riparte dal mandato esplorativo di Roberto Fico. Una scelta non casuale. Esponente di primo piano dei Cinque Stelle, il presidente della Camera è da sempre considerato vicino al mondo della sinistra. Se c’è davvero la possibilità di un accordo tra Pd e grillini, è la persona giusta per ottenerla. La terza carica dello Stato ci prova. «Mi metterò al lavoro da subito - ha spiegato dopo aver incontrato Mattarella - Il punto fondamentale è partire dai temi, per l’interesse del Paese». La difficile convergenza dovrà nascere intorno a un contratto di governo scritto nero su bianco. Un programma che si occupi di sostegno al lavoro e contrasto alla povertà, per esempio. Due delle proposte individuate la scorsa settimana dal segretario reggente del Pd, Maurizio Martina. Il segretario dem assicura di essere pronto a confrontarsi «con spirito di leale collaborazione». Ma la strada è tutta in salita. Gli ostacoli sulla trattativa sono numerosi, forse troppi. C’è anzitutto un problema di interlocuzione. Al Nazareno si registrano diverse opinioni e sensibilità: se alcuni esponenti del Partito democratico sono pronti sedersi al tavolo del confronto, altri spingono per chiudere sul nascere ogni trattativa. I renziani sono i meno propensi a discutere, da giorni sostengono la necessità di rimanere all’opposizione. Non a caso già nel pomeriggio di ieri alcuni dirigenti legati all’ex premier si sono esposti in questa direzione. «Ascolteremo il presidente Fico con la dovuta attenzione, ma per noi le distanze sul programma restano molto marcate» spiega il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci. «Non c’è alcuna possibilità di un accordo politico tra Pd e M5S - insiste il presidente Matteo Orfini - sono due partiti radicalmente alternativi». E poi c’è il nodo premiership. Il leader grillino Luigi Di Maio non è disposto a rinunciare a Palazzo Chigi, è chiaro. Ma senza un suo passo indietro, difficilmente Matteo Renzi potrebbe avviare una trattativa. Senza dimenticare l’aspetto più evidente della questione: tra dem e pentastellati non c’è alcuna simpatia. La campagna elettorale è stata durissima, non sono mancate offese e colpi bassi. Esattamente l’opposto, rispetto al feeling e alla sintonia che in queste settimane hanno avvicinato Di Maio e Salvini.

È proprio il leader leghista a subire l’accelerazione del Quirinale. Davanti all’ipotesi di un’intesa Pd-M5S, Salvini perde le staffe. «Farò di tutto perché non accada questa presa in giro» spiega durante un comizio in Friuli. La reazione tradisce una certa debolezza. E certo non aiutano le parole con cui Di Maio, almeno ufficialmente, chiude la porta al Carroccio. «Dal suo comportamento ho capito che Salvini non vuole assumersi responsabilità di governo - scrive il grillino sul blog delle Stelle - Non capisco come preferisca stare all’opposizione per il bene dei suoi alleati, invece di andare al governo per il bene degli italiani». Le parole sembrano sancire una scelta definitiva: «Non si dica che non c’ho provato fino alla fine, adesso buona fortuna». In realtà il balletto tra Lega e Cinque Stelle sembra destinato a proseguire. Eppure, curiosamente, a Salvini sembrano sfuggire le ricadute positive di un’eventuale intesa di governo tra i grillini e il centrosinistra. Se il mandato esplorativo di Fico andasse a buon fine, il leghista potrebbe rimanere all’opposizione senza la necessità di rompere i rapporti con Forza Italia. E tra un anno o poco più - nel 2019 sono in programma le Europee - il centrodestra potrebbe già passare all’incasso.

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