La colf di Fico e le tre insopportabili ipocrisie della politica italiana

La vicenda di Imma, la colf del presidente della Camera, rivela il legalismo impossibile dei Cinque Stelle, i problemi di un capo politico editore Tv come Berlusconi, e i pretesti un po’ farlocchi a cui si attacca un Pd in crisi di proposte e di idee

Roberto_Fico_LInkiesta
2 Maggio Mag 2018 0800 02 maggio 2018 2 Maggio 2018 - 08:00

Aspettando Godot e un governo che forse non arriverà mai - siamo a due mesi dal 4 marzo e ancora al punto di partenza - forse vale la pena soffermarsi qualche minuto sulla storia minima della colf del Presidente della Camera Roberto Fico. In estrema sintesi: questa donna, secondo una delazione anonima, lavorerebbe in nero nella casa in cui vive la compagna di Fico, a Napoli. Lei, raggiunta dalle telecamere, dice di avere un contratto regolare, laddove la versione del Presidente della Camera è che questa tale Imma e la sua compagna Yvonne «sono persone che hanno un’amicizia insieme molto forte e molto bella». È evidente che uno dei due menta, forse entrambi. Ma non è questo il punto. Il punto è che questa storia minima scoperchia, in un colpo solo, tutte le ipocrisie della politica italiana. E sì, forse vale la pena enumerarle, una per una.

La prima ipocrisia riguarda il Movimento Cinque Stelle, ma più in generale l’idea che mandando dei comuni cittadini, com’era Roberto Fico fino a qualche anno fa, a rappresentarci, ci libereremmo in un colpo solo di tutti i vizi e gli stravizi della Casta. No, cari. Mandando i cittadini in Parlamento non facciamo altro che mettere in mostra i nostri, di vizi. Ad esempio, la nostra gigantesca economia informale fatta di colf in nero, baby sitter in nero, badanti in nero, parrucchiere in nero. Che finché toccano a noi sono l’unica via per sopravvivere a uno Stato sanguisuga che tassa il lavoro come pochi altri al mondo e che richiede alle famiglie adempimenti burocratici che nemmeno una società per azioni. Ma se toccano il politico, diventano pietra dello scandalo. No, cari: non funziona così. I politici servono a prendere atto dei problemi e a cercare di risolverli, non come capri espiatori che ci assolvono da ogni peccato. Prima lo impariamo, meglio è. E se cominciasse a impararlo il Movimento Cinque Stelle, che su questa clamorosa ipocrisia ha costruito il suo successo elettorale, sarebbe un’ottima cosa.

Secondo i Cinque Stelle mandando dei comuni cittadini, com’era Roberto Fico fino a qualche anno fa, a rappresentarci, ci libereremmo in un colpo solo di tutti i vizi e gli stravizi della Casta. No, cari. Mandando i cittadini in Parlamento non facciamo altro che mettere in mostra i nostri, di vizi

La seconda ipocrisia riguarda Silvio Berlusconi e Mediaset, editori del programma televisivo Le Iene, che ha scoperchiato il caso. Non vi fossero bastati venticinque anni così, ecco l’ennesima prova di cosa vuol dire avere un tycoon televisivo come leader politico. Il Movimento Cinque Stelle non vuole sedersi al tavolo con Berlusconi per trattare un’alleanza di governo? Ecco la cara vecchia macchina del fango che arriva a scatenare la coscienza collettiva del telespettatore medio contro la faccia istituzionale del Movimento, caso vuole, proprio nei giorni in cui è impegnato nelle consultazioni per provare a costruire un governo tra Pd e Cinque Stelle. Giusto qualche giorno prima, non dimentichiamolo, Mediaset ha pure tagliato dai palinsesti le trasmissioni di Maurizio Belpietro, Paolo Del Debbio e Mario Giordano, i cosiddetti tre alfieri del populismo televisivo che avevano imperversato contro i governi Renzi e Gentiloni nei quattro anni precedenti. A quanto pare, il risultato elettorale, che ha premiato oltre misura Salvini e Di Maio anziché Berlusconi, ha convinto le reti del Biscione a cambiare i propri palinsesti. Se vi sembra tutto normale, contenti voi.

La terza ipocrisia, infine, riguarda il Partito Democratico. Che qui si spera sempre possa essere il baluardo di ragionevolezza in grado di scoperchiare le due ipocrisie di cui sopra. Ma che di fronte a casi di questo tipo assume l’insopportabile atteggiamento di chi ne sta fuori, ma sotto sotto gode. Come per lo “scandalo” dei mancati rimborsi elettorali, a echeggiare è la risatina sommessa, unita a commenti del tipo «Fanno la morale, ma sono uguali a tutti gli altri», scomodando Nenni e i più puri che epurano, sperando di specularci qualcosa, nel gradimento dell’opinione pubblica. No, non succederà, così come non è mai successo. Al contrario, si legittimerà, una volta di più, sia la retorica anti-casta, sia la gogna mediatica, berlusconiana o meno. E si perderà un’ottima occasione per dire due cose semplici. Che il problema italiano dell’economia sommersa e irregolare non nasce con Fico e non si risolve mettendo alla gogna il capro espiatorio di turno. Che la gogna televisiva è aberrante, senza se e senza ma, indipendentemente da chi viene messo alla gogna. Che non bisogna dimenticare mai chi è il proprietario della gogna. E che non si fa politica con gli scandaletti altrui, tanto più se strumentali e chirurgici. Problemucci un po’ più cogenti di una presunta colf in nero, o no?

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