Bilancio europeo: gli altri si scannano, noi ce ne freghiamo. Ce la meritiamo tutta, la nostra irrilevanza

Mentre in Italia siamo più interessati a capire se nel Pd conta di più Renzi o Franceschini, in Europa continua a il lavoro sul prossimo quadro finanziario, al quale finiremo per accodarci senza averci messo becco. Se siamo irrilevanti in Europa è perché non ce ne frega niente

Sessione Plenaria A Parlamento Di Strasburgo Frederick Florin
3 Maggio Mag 2018 0755 03 maggio 2018 3 Maggio 2018 - 07:55

Funziona sempre così, con l’Unione Europea. Passiamo anni a non occuparcene, e improvvisamente ce ne ricordiamo quando i recinti sono chiusi e i buoi sono scappati. E, infine, completiamo l’opera parlandone solamente pro domo nostra, in funzione della polemica politica interna, senza avere la minima contezza dell’importanza del dibattito che grava sulle nostre teste: quello tra chi vuole un Europa con più soldi e più ambizioni, come Juncker, Macron e Merkel. E quella di chi vuole un’Europa «minima e più efficiente», come il presidente austriaco Sebastian Kurz e tutto il blocco di Visegrad.

Perché di questo si sta parlando quando si parla del bilancio europeo 2021-2027. E se ne parla da anni, dalle parti di Bruxelles, a colpi di dibattiti, conferenze, relazioni, pressioni governative: «Io da quando sono europarlamentare ho participato a tre conferenze high level organizzate da Wolfgang Schauble sul quadro finanziario 2021-2027. Capisci? Era appena partito il quadro 14-20 e loro già si occupavano di quel bilancio» ci aveva raccontato amaro l’europarlamentare Daniele Viotti, qualche mese fa «Venivano qui, invitavano i pezzi grossi della Commissione e gli spiegavano la strategia della Germania, la loro visione, l’importanza di mettere i soldi dove volevano loro. Noi di queste conferenze non ne abbiamo mai fatta una».

Eccola, la nostra irrilevanza nel dibattito europeo. E non pensate, come vi racconteranno, che la colpa ricadrà su questi due mesi scarsi senza un governo nel pieno delle sue funzioni. La nostra irrilevanza in Europa è figlia del nostro disinteresse per l’argomento quando un governo c’era eccome e si vantava dei pugni sbattuti sul tavolo per briciole di flessibilità. E c'era pure un’opposizione, peraltro, che sparava cannonate contro Bruxelles un giorno sì e l’altro pure.

Eccola, la nostra irrilevanza nel dibattito europeo. E non pensate, come vi racconteranno, che la colpa ricadrà su questi due mesi scarsi senza un governo nel pieno delle sue funzioni. La nostra irrilevanza in Europa è figlia del nostro disinteresse per l’argomento quando un governo c’era eccome e si vantava dei pugni sbattuti sul tavolo per briciole di flessibilità. E c'era pure un’opposizione, peraltro, che sparava cannonate contro Bruxelles un giorno sì e l’altro pure

Ecco: vi ricordate una sola dichiarazione in campagna elettorale in cui qualunque politico ha detto come avrebbe coperto i 13 miliardi mancanti del Regno Unito nel budget dell’Unione, se tagliando le spese come vogliono fare scandinavi e orientali, o aumentando i contributi netti dei ventisette Paesi rimasti nell’Unione, come vorrebbe la Germania, sfondando il muro dell’1%, come vorrebbe la Germania? E se tagli devono essere, abbiamo idea di dove tagliare? Meno sussidi per l’agricoltura o meno fondi europei al Mezzogiorno? E preferiamo aumenti il budget per la ricerca scientifica o quello per l’accoglienza ai migranti?

Questo è il dibattito su cui si stanno scornando ventisei governi e la Commissione guidata da Jean Claude Juncker. Questo è il dibattito da cui noi siamo drammaticamente assenti già da qualche anno. Il finale è già scritto: poiché il bilancio va approvato all’unanimità, finiremo per accodarci alle mediazioni altrui. E lo faremo mentre saremo impegnati a decidere se nel Pd conta di più Renzi o Franceschini, e se a Palazzo Chigi ci debba andare Di Maio o Salvini. Per fare cosa, non ci interessa. Ci basta avere un alibi, del latte versato su cui piangere, dei cattivi con cui prendercela, dopo. Da perfetti cialtroni, quali siamo diventati.

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