La confessione: le polpette svedesi non sono svedesi ma turche

Dopo anni di raffinata propaganda (anche all’Ikea) al Paese scandinavo tocca capitolare e ammettere la verità. Ma come ci sono arrivate fin lassù?

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3 Maggio Mag 2018 0720 03 maggio 2018 3 Maggio 2018 - 07:20

Un prodotto tipico che non era tipico. Anzi, del tutto straniero. Così si chiude la storia delle polpette svedesi, note a chiunque abbia fatto un salto all’Ikea, che svedesi non erano affatto. Bensì turche: e a dirlo è l’account twitter ufficiale della Svezia (sì, ce l’hanno), che decide di mettere un punto alla questione:

Tutta colpa di re Carlo XII di Svezia, storico sovrano combattente che all’inizio del 18esimo secolo si trovò a condurre una guerra contro i Paesi vicini, alleati contro di lui perché spaventati dalla potenza dell’impero svedese. Lui, al comando dei suoi karoliner, li sbaragliò tutti. Tranne la Russia.

Fu proprio contro Pietro il Grande che subì una cocente sconfitta. Lo zar gli impedì di arrivare fino a Mosca ma lo lasciò penetrare nei territori russi, facendo come da tradizione terra bruciata intorno a lui. Carlo XII ripiegò verso l’Ucraina meridionale, perse tempo e fu sorpreso dall’inverno, che fu rigidissimo (e anche loro, che pure erano svedesi, lo soffrirono). Rimase ad aspettare la primavera e riprese le ostilità, ma l’esercito era ormai dimezzato. Tentò allora un attacco contro la città di Poltava, ma i russi resistettero (anche qui, come da tradizione) per 87 giorni, fino a quando non arrivò l’esercito russo. Per Carlo XII fu una disfatta: venne ferito a un piede, abbandonò il comando fino all’ultima battaglia, tentò ancora uno scontro e fu sconfitto tanto da finire quasi prigioniero. Si diede alla fuga verso sud e trovò salvezza solo nei territori dell’impero ottomano.

Fu qui, accolto con grande cordialità, dai turchi, che iniziò la “cattività turca”. Il re era al sicuro ma non era libero di fare nulla. In sostanza, era in prigione. Intanto i suoi nemici del nord (Danimarca, Prussia, Russia) cominciarono a riprendersi i territori più vicini. In quel periodo provò a convincere i turchi ad attaccare i russi, con fortune alterne, ma soprattutto ne conobbe gli usi e i costumi (e soprattutto i cibi). Dopo cinque anni tornò in patria, portando con sé, oltre a molti propositi bellicosi di rivincita, anche la ricetta delle polpette (ma non solo: portò i chicchi di caffè e il cavolo stufato).

E allora queste polpette sono turche o svedesi? L’origine è chiara: per cui c’è poco da discutere. Si tratta di un caso di appropriazione culturale (espressione di moda) o di contaminazione culturale? La seconda: la Svezia ha confessato. E ha fatto bene, perché le idee e le tradizioni mentono molto spesso: si installano in un luogo e fingono di esserci da sempre. Mai fidarsi troppo: altrimenti si finisce a credere che la pancetta nella carbonara sia un ingrediente antico.

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