Geoff Mulgan: l’innovazione sociale? Nasce dalla confusione

«Ho un background piuttosto confuso che forse mi rende molto adatto a questi tempi confusi». Secondo il ceo di Nesta, la chiave del progresso è nella felicità dei cittadini, ma tutto parte dal caos

Mulgan Linkiesta

Geoff Mulgan, ceo di Nesta (FRANCOIS LO PRESTI / AFP)

4 Maggio Mag 2018 0855 04 maggio 2018 4 Maggio 2018 - 08:55

Padre nobile dell’innovazione sociale, consulente del governo britannico, profeta del futuro delle politiche pubbliche e professore ad Harvard, ma anche ex impresario culturale, ex monaco buddista ed esperto di felicità. È una vita scandita da scelte anticonformiste e avventurose, quella di Geoff Mulgan, ceo di Nesta, la fondazione per l’innovazione del Regno Unito, che lui, da maestro della versatilità, ha saputo cucire insieme in modo straordinariamente coerente, trasformando ogni esperienza, anche la più stravagante, in uno strumento chiave per accrescere la sua carriera.

«Ho un background piuttosto confuso che forse mi rende molto adatto a questi tempi confusi», ha spiegato, aprendo il discorso che ha tenuto al TED nel 2009, all’indomani di quella crisi finanziaria che, appena pochi mesi prima, aveva stravolto il mondo. E proprio in quell’occasione, Mulgan, fondatore tra l’altro di Demos, il primo think tank britannico sulle politiche sociali, aveva identificato quel momento di crisi come l’opportunità di cambiare finalmente il paradigma economico, trasformando la società dei consumi in una società capace di rispondere ai bisogni reali delle persone.

«La leadership potrebbe essere definita come l'abilità di sfruttare una crisi per ottenere il più grande effetto possibile (…) e se ci pensiamo la Grande Depressione aveva portato negli anni Trenta alla creazione del welfare state», aveva dichiarato. «Credo che oggi si possano vedere attorno a noi i germogli di un tipo di capitalismo e di un'economia diversa che non è centrata sul consumo e sul credito, ma sulle cose che sono importanti per noi. Dovunque si registra una proliferazione delle banche del tempo, di valute complementari, di persone che usano tecnologie intelligenti per connettere le risorse, le persone, le abitazioni, la terra per rispondere ai bisogni reali».

Valutazioni che, lette alla luce dei tempi, nove anni fa, molto prima che l’idea di condivisione diventasse un concetto mainstream, grazie al boom della sharing economy, suonano effettivamente profetiche, sottolineando la fortissima capacità di Mulgan di leggere le tendenze e anticipare il futuro.

Ho un background piuttosto confuso che forse mi rende molto adatto a questi tempi confusi

Geoff Mulgan, ceo di Nesta

In effetti, nonostante “il background confuso”, il papà della social innovation made in UK può vantare una parete costellata dagli attestati delle università più prestigiose: una laurea a Oxford, un dottorato in telecomunicazioni alla Westminster University, oltre ad una fellowship al Massacchussets Institute of Technology (MIT).

Il primo lavoro però arriva negli anni Ottanta ed è molto lontano dall’eccellenza accademica: diventa autista del furgoncino dei Red Wedge, un collettivo di musicisti e comici sostenitori dei laburisti. Una prima occupazione forse un po’ hippy, sicuramente pittoresca, ma da lui definita “molto interessante”, visto che gli permette di entrare con un piede nell’industria culturale e con l’altro in politica, facendo così un primo piccolo passo verso Downing Street, dove per il governo guidato da Tony Blair sarebbe diventato Director of Policy.

«Quella prima occupazione mi ha permesso di mettere in relazione le politiche pubbliche e le industrie artistiche», ha spiegato Mulgan che, da semplice autista, acquisisce un ruolo manageriale per il collettivo, diventando impresario e arrivando ricoprire una posizione chiave nella Londra creativa dei primi anni novanta, trasformandosi in una sorta di ponte tra amministrazione cittadina e mondo culturale. «Ho contribuito a costituire il primo network di città creative, da Helsinki a Barcellona, dando vita ai primi incubatori d’impresa e a fondi ad hoc e di politiche di deduzione fiscale per i distretti artistici». Un’esperienza iniziale che, ha raccontato, gli è tornata utile: «Ad oggi uno dei progetti più interessanti di Nesta è proprio il manifesto per l’economia creativa, che punta all’analisi dei nuovi trend di consumo artistico nell’era digitale».

La crescita non è sinonimo di progresso

E se il lavoro da autista ha inaspettatamente traghettato Mulgan più vicino ai palazzi del potere, non è l’unica esperienza di vita non convenzionale che ha contribuito a rendere il papà dell’innovazione sociale made in UK un vero e proprio guru delle politiche pubbliche riconosciuto a livello globale.

In realtà ciò che lo ha portato ad occuparsi di social innovation è stato proprio l’avvicinamento al Buddismo, ad appena 17 anni. «Sono stato così fortunato da incontrare sulla mia strada Nyanaponika Thera, uno dei principali pensatori buddisti e pupillo di Jung che mi ha ispirato più di qualsiasi altra persona io abbia mai incontrato in vita mia», ha raccontato Mulgan che, proprio con Thera ha studiato in un monastero srilankese. «Non ero tagliato per fare il monaco, né per la vita mistica, ma è stata una fonte di saggezza insostituibile per me. Ho imparato più da lui che da chiunque altro». L’insegnamento principale per Mulgan è stato quello della consapevolezza, aspetto che dovrebbe guidare l’innovazione e le politiche sociali. È proprio la consapevolezza, infatti, la chiave per identificare i bisogni reali delle persone, fondamentale per capire come raggiungere il benessere.

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