Il Nobel per la Letteratura? Datelo alla storia del fotografo sessuomane e della principessa molestata

Meglio di Balzac e Flaubert, degno di Ellroy. Il grande romanzo torna a bussare all'Accademia di Svezia: l'oscura vicenda di molestie, tradimenti e secreti che ha travolto il Nobel è, quella sì, degna del premio più importante della letteratura mondiale

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4 Maggio Mag 2018 1210 04 maggio 2018 4 Maggio 2018 - 12:10

Questa è la storia di un fotografo, uno abbastanza famoso, marito di una giurata dell'Accademia di Svezia, una poetessa. Lui è un professionista affermato, ma a un certo succede qualcosa che gli ribalta il mondo intorno: all'interno dell'Accademia decidono di fare un'indagine su di lui. E cosa scoprono? Che non solo il personaggio in questione è responsabile di quasi venti episodi di molestie ad altrettante donne, ma anche che ha spifferato per anni delle notizie riservate riguardo proprio al Premio.

E non è manco finita qui, perché man mano che le indagini si allargano viene fuori anche un nome da non crederci, uno di quelli grossi, da scomodare, se fossimo in un bel romanzone, persino i servizi segreti: la principessa Vittoria di Svezia. Anche lei, secondo gli inquirenti, è stata molestata dal fotografo sessuomane, il quale, tra l'altro, non contento di fare il porco in alta società, in tutti questi anni si stava anche facendo foraggiare un locale culturale nel centro di Stoccolma. Un club nelle cui casse, per non farsi mancare proprio niente, arrivavano pure strani fondi — annullati immantinente appena scoperto il fattaccio — investiti proprio dall'Accademia.

Insomma, pare quasi che la trama di questo rocambolesco romanzo del Nobel a cui stiamo assistendo in questi giorni poteva essere partorito tranquillamente da un James Ellroy, per fare un nome a caso, uno dei tanti grandi autori della letteratura del Novecento che gli eleganti poeti laureati dell'Accademia non hanno mai considerato per il loro premio. Troppo prosaico, probabilmente, per i loro gusti letterari. Troppo violento, troppo volgare, basso e turpe per il puro e nobile intento del Nobel per la letteratura.

Se non fosse che non siamo nelle pagine di un romanzo, ma nella vita vera, farebbe quasi sorridere scoprire che il luogo più stantio e ammuffito della letteratura mondiale è più simile a un romanzo di Ellroy che a uno di Sartre. E infatti verrebbe proprio la voglia di non annullarlo, né rinviarlo questo Nobel per la Letteratura 2018, ma di autoassegnarlo al Nobel per la Letteratura stesso, a quel manipolo di colti accademici e poeti. Abbiamo già la motivazione: per aver dimostrato che la realtà supera a destra strombazzando e senza frecce la fantasia e che la cultura, la ricchezza e il privilegio non rendono affatto immuni dalla miseria umana.

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