Sempre più vecchio, povero e spopolato, il Sud Italia è destinato all’estinzione

Secondo le previsioni demografiche pubblicate dall’Istat, da qui al 2065 nel Mezzogiorno ci saranno 1,1 milioni di individui in meno che si sposteranno verso il Nord. La popolazione sarà sempre più anziana e meno attiva

Palermo Linkiesta

(Flickr/Montecruz Foto)

4 Maggio Mag 2018 0740 04 maggio 2018 4 Maggio 2018 - 07:40

Sempre meno popolato, sempre più vecchio. Secondo le previsioni demografiche dell’Istat, l’Italia invecchia irreversibilmente, ma il Sud ancora di più. E da qui al 2065 è destinato a svuotarsi. Gli italiani si sposteranno sempre più verso il Centro-nord: tra meno di cinquant’anni le regioni settentrionali accoglieranno il 71% dei residenti, mentre nel Mezzogiorno si scenderà al 29 per cento. Con 1,1 milioni di individui che faranno le valigie.

In base allo scenario tracciato dall’Istat, saranno 14,4 milioni gli italiani che si sposteranno da una regione all’altra entro il 2065. La previsione, però, è quella di un calo degli spostamenti, dai 330mila all’anno attuale ai 262mila entro il 2065, per via del progressivo invecchiamento della popolazione. Chi si muove ha di solito un’età compresa tra i 25 e i 39 anni, e questa classe d’età con il calo della natalità generalizzata sarà sempre più ristretta.

Ma a beneficiare di questi spostamenti, seppur ridotti, sarà soprattutto il Nord Est, con un saldo di trasferimenti positivi di 473mila unità in meno di 50 anni. A seguire il Nord Ovest, con 458mila individui in più; e il Centro, con 389mila unità aggiuntive. Negativo, invece, il saldo per il Mezzogiorno: nelle isole mancheranno all’appello 198mila individui, nelle regioni del Sud si conteranno 1,1 milioni di persone in meno.

Entro il 2065 nelle isole mancheranno all’appello 198mila individui, nelle regioni del Sud si conteranno 1,1 milioni di persone in meno

Nel 2065, gli italiani saranno circa 54 milioni, 6 milioni e mezzo in meno rispetto a oggi. Di questi, solo 10,7 milioni risiederanno al Meridione. E la popolazione meridionale sarà quella a invecchiare più in fretta rispetto a tutto il resto d’Italia. Nel Sud e nelle isole, la popolazione passerebbe da un’età media iniziale compresa tra i 43 e i 44 anni, più bassa di quella registrata nel Centro-nord, a una vicina ai 46 anni entro il 2025, e poi a una superiore ai 50 entro il 2045. Il Mezzogiorno risulterebbe così l’area del Paese a più forte invecchiamento, con un’ulteriore prospettiva di aumento dell’età media che arriverebbe ai 51,6 anni fino al 2065.

A restare al Sud saranno soprattutto quelli più avanti con l’età. Nel Mezzogiorno, spiega l’Istat, ci sarà la riduzione più rilevante della quota di giovani fino a 14 anni di età: da circa il 14% nel 2017 all’11% nel 2065, con la possibilità di scendere anche sotto il 9 per cento. Mentre al Centro e al Nord si dovrebbe restare comunque intorno al 10-15 per cento.

Variazioni demografiche che al Sud comporteranno anche la riduzione della popolazione in età da lavoro, che scenderà di ben 13 punti percentuali, e la concomitante crescita degli anziani, che arriveranno a rappresentare fino al 36% della popolazione. Certo, Centro e Nord non saranno esenti da questi fenomeni, ma le variazioni saranno minori e avverranno da una situazione di partenza meno sfavorevole. Anche perché, non a caso, al Sud si smetterà di fare figli più che altrove. La natalità in Italia potrebbe crescere fino a un timidissimo 1,59 figli per donna, ma nel Mezzogiorno si registrerà addirittura una decrescita fino al -10 per mille in meno di 50 anni. Se il trend continuerà, il Sud Italia è destinato all’estinzione.

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