Sbloccare capitali fermi, puntare sulla scuola digitale: ecco l’agenda Casaleggio per l’economia digitale

Non è il programma del Movimento Cinque Stelle, ma sono le strategie che si leggono nei report della società di consulenza fondata da Gianroberto e guidata dal figlio Davide. Sorpresa, è qui che stanno le idee davvero utili

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7 Maggio Mag 2018 1000 07 maggio 2018 7 Maggio 2018 - 10:00
Tendenze Online

Ridurre gli ostacoli normativi ai processi di investimento, aumentare lo stock di capitale di rischio, soprattutto sfruttando gli enormi patrimoni di risparmio “in sonno” del sistema Italia, razionalizzare e riaccennare le politiche a sostegno della nuova imprenditorialità, incentivare l’open innovation delle grandi imprese, migliorare l’orientamento e i legami tra scuola e lavoro tra le università e le imprese italiane, sviluppare attraverso interventi legislativi ad hoc, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane.

Non è un programma politico, ma ci manca molto poco. Primo, perché offre soluzioni ad alcune delle grandi questioni dell’economia italiana, la sua scarsa propensione all’innovazione digitale, la sua incapacità di scalare di dimensione, dal piccolo al grande, e la sua atavica sottocapitalizzazione. Secondo, perché a proporle è una realtà di consulenza piuttosto peculiare, quella Casaleggio Associati, oggi all’onore delle cronache per aver co-fondato il Movimento politico - i Cinque Stelle - che ha raccolto più voti di tutti alle ultime elezioni.

Eppure, la società fondata da Gianroberto Casaleggio e guidata oggi dal figlio Davide - che proprio per parlare di questo sarà ospite de Linkiesta il prossimo martedì 8 maggio alle ore 18,30, nell’ambito del ciclo d’incontri Redazione Finanza organizzato assieme a Moneyfarm -, qualcosa da dire sullo sviluppo di un’ecosistema digitale italiano ce l’ha. Prova ne è il convegno organizzato per il prossimo 10 maggio a Milano per parlare dello sviluppo dell’ecommerce in Italia, che vanta partner come Luiss e Poste Italiane, speaker che vengono da realtà come Amazon, o da imprese del made in Italy come Stroili e Venchi, media partner come Wired, moderatori come Luca De Biase e Gianni Riotta.

La cosa interessante, è che quel dice - e che si può leggere nei rapporti scaricabili dal sito della società - è un vaste programme estremamente politico e altrettanto condivisibile, sui vizi di un Paese prigioniero della propria paura per l’innovazione e il digitale e delle misure attraverso cui si possa invertire la rotta. Questioni, permettetecelo, che forse hanno più rilevanza nel dibattito pubblico dei sussidi e delle ruspe.

Quel che la Casaleggio scrive nei suoi rapporti, diagnosi e soluzioni, è cosa abbastanza nota tra gli addetti ai lavori. Ad esempio, che la Francia sia passata da 1000 a 1800 operazioni di private equity nel giro di dieci anni, tra il 2007 il 2016, mentre noi passavamo da 207 a 322 operazioni, la metà della Spagna, un quarto rispetto alla Germania e al Regno Unito

Intendiamoci: quel che la Casaleggio scrive nei suoi rapporti, diagnosi e soluzioni, è cosa abbastanza nota tra gli addetti ai lavori. Ad esempio, che la Francia sia passata da 1000 a 1800 operazioni di private equity nel giro di dieci anni, tra il 2007 il 2016, mentre noi passavamo da 207 a 322 operazioni, la metà della Spagna, un quarto rispetto alla Germania e al Regno Unito. O ancora, che in Italia non ci sono round di finanziamento attraverso il venture capital superiori ai 50 milioni di euro, laddove sempre in Francia sono una straordinaria via per attrarre capitali dall’estero. O ancora, che la media europea dei finanziamenti di venture capital successivi alla fase di lancio è di dodici volte superiore alla media italiana. O che una crescita dell’economia digitale in Italia avrebbe un impatto enorme sulla crescita del prodotto interno lordo, sull’occupazione, sulla produttività, sull’internazionalizzazione, sull’attrazione dei capitali dall’estero.

Al cuore delle cure c’è una constatazione mai abbastanza ricordata: “Le fonti di finanziamento che possono essere attivate e sbloccate sono diverse se si pensa ad esempio alle fondazioni bancarie che lo scorso anno hanno speso (non investito) 800 milioni di euro a livello locale, ai fondi istituzionali, che hanno raccolto oltre 25 miliardi di euro solo nel 20156 , alle casse previdenziali, il cui patrimonio netto supera i 60 miliardi, alle famiglie italiane, la cui ricchezza finanziaria ha superato i 4 mila miliardi”, si legge nel rapporto sul private equity. E forse, anzi sicuramente, c’è più politica qui - in una gigantesca cassaforte di ricchezza nazionale immobile che potrebbe costituire la base di un rilancio economico dell’Italia, fondato sull’innovazione e sulle nuove realtà imprenditoriali - che nei sessanta giorni di chiacchiere, allarmi e piagnistei successivi alle elezioni del 4 marzo. Di sicuro, non è di questo che si parla a Roma, ed è un peccato.

Per registrarti all'incontro di Redazione Finanza con Davide Casaleggio che si terrà a Milano, presso il Teatro dal Verme, l'8 maggio alle 18,30, cliccare qui

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