La letteratura è il profumo della vita: Bompiani ristampa le opere di Tonino Guerra

La casa editrice Bompiani raccoglie tutte le opere di Guerra in “L’infanzia del mondo. Opere 1946-2012”. Un poeta, un artista, un pittore e uno sceneggiatore. Ha lavorato per Fellini, De Sica, Monicelli, Tarkovskij.

Tonino Guerra Linkiesta
10 Maggio Mag 2018 0815 10 maggio 2018 10 Maggio 2018 - 08:15

Tonino Guerra (Sant’Arcangelo di Romagna 1920-Sant’Arcangelo di Romagna 2012) è da considerare un poeta creaturale, oltre che un aforista straordinario, un narratore che si è cimentato in romanzi brevi, racconti, aneddoti densi di una levità terrigena. Creaturale nel senso che ha espresso un linguaggio, sin dall’inizio della sua attività, che proviene, simbolicamente, da una vecchia fiaba di paese, da una ricreazione infantile, stupefatta.

La vista delle cose coincide con una conoscenza emotiva, come quella del bambino che registra un effetto ottico per la prima volta. Guerra, al grande pubblico, è conosciuto soprattutto come sceneggiatore cinematografico che ha scritto più di 120 testi per Fellini, Antonioni, Rosi, i fratelli Taviani, Petri, Lattuada, De Sica, Monicelli, Tarkovskij, Angelopoulos ecc., ma è stato anche un protagonista nella letteratura del Novecento. Peraltro ha sempre dipinto ad acquerello, ad inchiostro, su tela, su stoffa e realizzava sculture.

Per i Classici Bompiani è stato appena dato alle stampe, in due tomi, il corposo cofanetto L’infanzia del mondo. Opere 1946-2012, ottimamente curato da Luca Cesari e Rita Giannini, che raccoglie poesie, traduzioni, narrazioni, prosimetri, viaggi, favole, script, teatro, proverbi, massime. Dopo la Liberazione, Guerra si laureò in Pedagogia ad Urbino con una tesi orale sulla poesia dialettale. Vissuto per trent’anni a Roma, con lunghe soste in Russia divenuta la sua seconda patria, alla fine degli anni Ottanta si trasferì a Pennabilli, città malatestiana del Montefeltro, dove era solito trascorrere lunghi periodi estivi e nella quale è sepolto. La raccolta esordiale I scarabocc (1946) conteneva la prefazione di Carlo Bo.

A Santarcangelo nacque una fucina poetica nella quale si distinsero Raffaello Baldini, Nino Pedretti e Gianni Fucci. Nella scrittura ha un ruolo centrale il mattocchio (che piaceva molto a Contini, Pasolini e Siciliano): lo strampalato di paese, il creativo emarginato, l’omino non cresciuto che ha un’“anima bianca”, ma che percepisce il mondo a suo modo, trovando una logica, una coerenza.

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