Lega - Cinque Stelle: non chiamatelo governo populista. E se pensate che dureranno poco vi sbagliate di grosso

Il primo governo europeo in cui non ci sono né i socialisti, né i popolari. Ma non è un’espressione della “pancia” del Paese. È la fotografia di un momento composito e contraddittorio

SalviniDiMaio_Linkiesta

FILIPPO MONTEFORTE, ALBERTO PIZZOLI / AFP

10 Maggio Mag 2018 0755 10 maggio 2018 10 Maggio 2018 - 07:55

E così - a meno di ultimi, clamorosi voltafaccia - sarà governo Lega - Cinque Stelle. Non una gran sorpresa, in realtà. Semmai, l’unico possibile inizio di questa diciottesima legislatura, nata per l’appunto dalla clamorosa affermazione delle uniche due forze politiche che sono sempre state all’opposizione dal 2011 a oggi, con l’appoggio esterno - pardon “benevolenza critica” - di colui che fu detronizzato nel bel mezzo della tempesta dello spread.

L’esperimento populista, lo definisce sprezzante Claudio Tito su La Repubblica, e almeno in parte ha ragione. Lega - Cinque Stelle è indubbiamente un ardito esperimento. Sarà il primo governo europeo - a eccezione di quello polacco - in cui in coalizione non c’è nemmeno un partito che aderisce a una delle due storiche famiglie politiche europee, quella dei socialisti e quella dei popolari. Sarà la prima volta al governo di un Movimento come i Cinque Stelle, che fino a dieci anni fa nemmeno esistevano. Sarà la prima volta, con ogni probabilità, di un premier espressione della Lega, alla sua prima legislatura post-nordista.

È un errore, tuttavia, rubricare questo esperimento a mero populismo, qualunque significato diate a questa parola. Soprattutto, perché questo esperimento ha molta più dignità politica di quanto crediate ed è figlio fino a un certo punto di istanze irrazionali, di pancia, meramente difensive. Al contrario, al suo interno sono rappresentate tutte le questioni politiche cruciali della nostra epoca.

Lega - Cinque Stelle è indubbiamente un ardito esperimento. Sarà il primo governo europeo - a eccezione di quello polacco - in cui in coalizione non c’è nemmeno un partito che aderisce a una delle due storiche famiglie politiche europee, quella dei socialisti e quella dei popolari. È un errore, tuttavia, rubricare questo esperimento a mero populismo, qualunque significato diate a questa parola

C’è la grande ribellione della piccola borghesia alla perdita di potere e ricchezza durante il primo tempo della globalizzazione. Un popolo di piccoli imprenditori, soprattutto, e di ceto medio impoverito, che si sentono completamente esposti ai venti della concorrenza estera e chiedono più protezione economica e sociale. C’è la grande critica dei giovani - che hanno votato in larghissima parte Cinque Stelle e Lega - che si sentono prigionieri di un Paese che non li sostiene e non li rispetta, siano essi laureati disoccupati o rider della gig economy.

C’è la questione meridionale, che a dispetto di ogni retorica sulla rinascita del Sud, ha conosciuto in questi anni un significativo inasprimento, soprattutto nelle aree interne, fuori della grandi conurbazioni metropolitane e lontane dalle coste, che hanno raggiunto livelli di desertificazione produttiva e disoccupazione di lungo periodo che forse nemmeno la Grecia. E c’è pure la questione settentrionale, a essa speculare, di un nord del Paese che non ne può più di fare da rimorchiatore a tutte le zavorre del Paese, pagando tasse altissime, il prezzo di una burocrazia ipertrofica e dannosa e i costi sociali di un immigrazione che, piaccia o meno, ha compresso i salari e aumentato la percezione di insicurezza sociale. E c’è, oggi sullo sfondo, domani chissà, una forte critica alla costruzione europea, ai suoi vincoli di bilancio, alle sue ingerenze, alla sua bulimia regolatoria,

Sono domande complesse ed enormi. Il problema è che il voto non ha premiato chi le può risolvere, ma chi ha avuto la furbizia e il fiuto di porle e di farle proprie. In questo senso, sì, il governo Lega - Cinque Stelle è una rivoluzione: perché ribalta l’agenda politica e le priorità del Paese. Se siete tra quelli che pensano che a mandarli a casa sarà la loro incompetenza e la loro incapacità a risolvere i problemi che hanno posto, vi sbagliate di grosso. Non se ne andranno, finché l’agenda rimarrà quella. L’inverno è arrivato, e minaccia di essere molto lungo.

Potrebbe interessarti anche