Javier Cercas: «L’Europa? Un'utopia per cui vale la pena lottare ancora»

Allo scrittore spagnolo, autore di “Anatomia di un istante”, il compito di aprire la trentunesima edizione del Salone del Libro di Torino. Una lecture sull’Europa: un progetto culturale e politico che rappresenta un grande orizzonte collettivo

Javier Cercas
11 Maggio Mag 2018 0740 11 maggio 2018 11 Maggio 2018 - 07:40

«L’identità individuale è una finzione, così come le identità collettive. Sono invenzioni indotte e imposte dagli stati. L’identità europea sta proprio nella sua diversità». Questo il punto centrale del ragionamento su cui Javier Cercas — scrittore spagnolo autore tra gli altri di Anatomia di un istante e La donna del ritratto — ha incentrato la lecture E pluribus unum: l’Europa e l’eroismo della ragione che ha aperto la trentunesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Una diversità che rappresenta la vera ricchezza, oltreché il vero vantaggio competitivo, che deve usare l’altrimenti astratta, fredda e burocratica Europa per costruire il suo legittimo futuro: «L’Europa è il racconto di come un vecchio sistema di paesi dotati di lingue e tradizioni dissimili, e che hanno passato secoli a combattersi in maniera spietata, decide di unirsi per creare un “paese nuovo” basato sulla concordia. E pluribus unum: da molti paesi, ne facciamo uno solo».

Una posizione coraggiosa, in tempi di euroscetticismo dilagante, ma motivata da quello che lo scrittore, facendo suo il ragionamento del filosofo tedesco Edmund Husserl, ha definito “l’eroismo della ragione”: «Il nostro stile di vita non va dato per scontato perché si è costruito proprio dopo secoli di sangue e sudore. Ed è anche il risultato degli orrori perpetrati nel secolo scorso. La reazione a questo orrore ha prodotto il più lungo periodo di pace mai visto. Un dato che non possiamo ignorare. Per Husserl l’Europa si definisce nella sua passione per la conoscenza razionale: l’eroismo della ragione rappresenta lo spirito originario dell’Europa».

«L’Europa è il racconto di come un vecchio sistema di paesi dotati di lingue e tradizioni dissimili, e che hanno passato secoli a combattersi in maniera spietata, decide di unirsi per creare un “paese nuovo” basato sulla concordia. E pluribus unum: da molti paesi, ne facciamo uno solo»

Javier Cercas

Il tema del Salone del Libro quest’anno è Un giorno, tutto questo: una dichiarazione d’intenti con cui il direttore Nicola Lagioia ha ribadito — davanti ai Presidenti di Camera e Senato — la necessità di un ragionamento sul futuro coinvolgendo tutti gli scrittori invitati a ragionare su cinque domande (“chi voglio essere?”, “perché mi serve un nemico?”, “a chi appartiene il mondo?”, “dove mi portano spiritualità e scienza?”, “che cosa voglio dall'arte: libertà o rivoluzione?”) attorno alle quali tentare di orientare il dibattito sul mondo di domani. Proprio per questo non si può eludere una riflessione sull'Europa, che qui assume quasi i contorni dell’utopia. Per Cercas, però, ci sono almeno tre fattori per continuare a credere nell’Europa Unità basata sulle molteplicità culturali e fondata sull’eroismo della ragione.

Senza la diversità culturale «l’Europa si impoverirebbe in modo irreversibile»; senza l’unità politica «sarebbe condannata alla distruzione, vittima di nazionalismi, sciovinismi e odio»

Il primo è la memoria di un passato fatto di debolezze, piccole patrie e guerre: «L’Europa è stata per secoli la dimora della morte. Il progetto dell’Unione Europea nasce dalla condivisione sensata che nulla di simile dovesse mai più ripetersi». Combattere quindi per sconfiggere la paura («l’origine di tutte le stupidaggini umane e politiche») e i nazionalismi («indifferenti alla realtà, indifferenti ai fatti, legati a illusorie identità collettive»). Il secondo è una semplice constatazione numerica: uniti siamo più forti. Un solo stato grosso è più forte di ventisette stati piccoli. Da qui il bisogno di politiche comuni su economia, interni, esteri e cultura: «Nessuna persona può essere soddisfatta di com’è adesso l’Europa. I problemi economici ci impediscono di trasformare un’idea elitaria e illuminista in un grande strumento popolare». Per questo bisogna partire dalla diversità culturale per raggiungere l’unità politica. Senza la diversità culturale «l’Europa si impoverirebbe in modo irreversibile»; senza l’unità politica «sarebbe condannata alla distruzione, vittima di nazionalismi, sciovinismi e odio». Il terzo è il bisogno di un contrasto politico alle grandi multinazionali che detengono un potere così grande da poterlo imporre a stati sovrani troppi piccoli per dire di no. Qui Cercas cita Jürgen Habermas: «La democrazia in un paese solo non può nemmeno difendersi dall’ultimatum di un capitalismo furioso che oltrepassa le frontiere nazionali».

Un pensiero molto lontano da diventare realtà, confessa Cercas, ma che rappresenta un orizzonte verso il quale ogni persona dovrebbe tendere perché: «L’utopia non è quella che fornisce una stessa felicità a quelli che la abitano, ma quella che permette a tutti di inseguire e costruire la propria felicità». «Solo un’idea forte potrà fare l’Europa», chiude lo scrittore facendo sue le parole di Alberto Savinio, «Quella della comunità sociale: un’unione che arriverà prima o poi, nonostante tutto».

(a questo link è possibile scaricare il testo integrale della lecture di Javier Cercas)

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