Davide Casaleggio come Macron: «Sogno una smart nation. Solo l'innovazione può salvare l'Italia»

L’agenda del presidente della Casaleggio Associati su innovazione e futuro dell’economia assomiglia a quella del presidente francese: «L’automazione crea posti di lavoro in Europa, non li distrugge. Finanziare l’innovazione? Sbloccare il risparmio privato e creare una banca pubblica d’investimenti»

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ANDREAS SOLARO / AFP

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12 Maggio Mag 2018 0745 12 maggio 2018 12 Maggio 2018 - 07:45
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Niente da fare, l’enigma non è stato risolto: Davide Casaleggio è ancora un mistero, la vera incognita di questa Terza Repubblica, il suo personaggio più interessante e controverso. 42 anni di Ivrea, figlio di Gianroberto, presidente della Casaleggio Associati e dell’Associazione Rousseau, che controlla la piattaforma informatica del Movimento Cinque Stelle, il primo partito italiano, col 32% del voti alle ultime elezioni politiche del 4 marzo, prossimo a governare il Paese in un’alleanza giallo-verde insieme alla Lega di Matteo Salvini. Casaleggio controlla, ma nel Movimento non ha ruoli: c’è chi dice ne sia il padrone, c’è chi dice ne sia semplicemente il gestore dell’infrastruttura tecnologica. Di sicuro, non ne è l’ideologo: perché le sue idee - enigma nell’enigma - sono molto diverse da quelle del Movimento: nessuna fine del lavoro a causa dei robot, tanta formazione orientata alle nuove professioni e più in generale una grande attenzione alle ricette di quell’Emmanuel Macron che pare essere il modello politico cui Casaleggio - casomai volesse - potrebbe ispirarsi.

Sono le sei e mezza di martedì 8 maggio e mentre a Roma sono ore febbrili per la definizione della nuova maggioranza di governo, Casaleggio arriva in taxi al teatro Dal Verme di Milano per partecipare a un dibattito sull’impresa del futuro organizzato da Linkiesta e Moneyfarm nell’ambito della rassegna “Redazione Finanza”. Arriva sul retro, mentre giornalisti e telecamere lo aspettano di fronte all’ingresso principale: «Mi avrebbero chiesto se si farà un governo o si andrà a votare, se i Cinque Stelle faranno o meno l’alleanza con la Lega - si giustifica, mentre stringe la mano al presidente di Moneyfarm Paolo Galvani, con cui dividerà il palco -. E io avrei dovuto rispondere sempre allo stesso modo: non dipende da me». Sarà l’unica volta, nelle ore passate assieme, su e giù dal palco, in cui il discorso lambirà la politica nazionale. Davvero non gli interessa, o ha un autocontrollo di ferro? Mistero.

Di sicuro, parlare di innovazione e di futuro piace molto, a Davide Casaleggio. Gli piace raccontare la rivoluzione digitale che sta arrivando «e che le imprese devono affrontare, se non vogliono esserne travolte». Gli piace e ne sa parecchio. È una rivoluzione da “gestire”, secondo Casaleggio, che utilizza molto spesso questo verbo: «Negli ultimi due anni abbiamo creato l’80% dei dati che esistono al mondo - spiega - ed è un volume che non può più essere stato in modo tradizionale». E ancora, «dobbiamo gestire la crescita della capacità computazionale: nel 2000 un computer da 1000 euro era in grado di ricreare la capacità computazionale di un insetto, nel 2010 di un topo, nel 2023 avremo la capacità computazionale di un uomo, nel 2050 quella dell’intera umanità». Di nuovo: «Se uniamo tutto questo a nuove tecnologie come la blockchain o gli smart contract, ci sarà tanto di nuovo da gestire».

Dalla consulenza aziendale alla politica industriale il passo è breve. Gestire la rivoluzione: quel che vale per le singole imprese, vale per l’economia italiana nel suo complesso: «Se non sappiamo gestire come sistema Paese questa rivoluzione industriale ci entreranno in casa dei colossi stranieri e la gestiranno loro per noi. Amazon, AirBnb, Uber sono già tra noi e hanno già il monopolio nazionale nei loro mercati di riferimento - ammonisce - Spiace dirlo, ma su internet ci sono regole diverse rispetto al mondo reale: bisogna essere o primi o secondi e chi non riesce a esserlo viene messo fuori mercato». Indovina un po’, le imprese italiane non sono né prime, né seconde: «Colpa della piccola impresa? No è un problema dell’ecosistema dell’innovazione - attacca Casaleggio -. Soprattutto, del finanziamento all’innovazione che in Italia è in clamoroso ritardo. Da noi ci sono dieci operatori che sull’innovazione investono 200 milioni all’anno, in Spagna sono tre volte tanto, in Germania cinque volte tanto, nel Regno Unito quaranta volte tanto. Yoox che è l’unico unicorno italiano, quando è partita è partita con 20 milioni di investimento da venture. Zalando è partita con 181 milioni. Se parte così, la competizione diventa durissima».

La ricetta? Un mix di liberismo e dirigismo, per liberare l’innovazione da tasse troppo alte, leggi troppo complicate, risparmiatori che lasciano i soldi nel conto corrente, fondi che li investono all’estero, finanziamenti a fondo perduto che si disperdono in mille rivoli. E un modello, quello transalpino, che ricorre ciclicamente negli esempi di Casaleggio: «Sbloccare il venture capital non è così impossibile: la Francia era nella nostra situazione attuale nel 2012, sei anni fa». E ancora: «I grandi fondi istituzionali invece investono nell’innovazione: peccato che lo facciano all’estero, non in Italia. Una moral suasion alla francese potrebbe produrre grandi risultati». E ancora: «La legge sul crowdfunding in Italia non funziona, complica le cose per tutelare il risparmio privato. Altrove, in Francia ad esempio, si sono trovate mediazioni tra il sostegno all’innovazione e la tutela del risparmio privato». E ancora: «Noi abbiamo un sistema parcellizzato tra le diverse finanziarie regionali, che investono a fondo perduto pochi euro. In Francia c’è la banca pubblica d’investimento che è riuscita a razionalizzare tutti gli investimenti regionali». E ancora: « La Francia sulle tasse nel 2012 stava prendendo una direzione opposta a quella che poi ha preso. C’è stata la rivolta dei piccioni contro la tassa sul capital gain e si decise di fare un inversione a U e puntare sull’innovazione».

In Italia l’impatto dell’intelligenza artificiale si stima possa far crescere l produttività del 12%. In molti non la vogliono? Dobbiamo volerla. Adidas che tempo fa aveva spostato la produzione in India e Cina, oggi sta facendola tornare indietro grazie a fabbriche sempre più automatizzate»

L’unica grande differenza? Casaleggio vuole andare oltre: »Macron ha puntato tutto sulla startup nation, mentre a me piacerebbe che l’Italia andasse oltre e diventasse una smart nation, grazie a un massiccio investimento nella formazione», spiega. Il modello, stavolta, è quello dei tiger leap - il salto della tigre - dell’Estonia: «Erano un Paese piccolo e povero che ha deciso di puntare tutto sulla formazione digitale dei suoi bambini», spiega, e rincara la dose: «Anche il tema della formazione continua è molto importante. Le persone devono imparare a cambiare formazione e compiti nel corso della loro vita, non nel corso di una generazione. E allo stesso modo dobbiamo legare più e meglio la formazione al lavoro: è paradossale che assumere programmatori stia diventando un problema per le imprese italiane. Soprattutto, perché in Italia non ci mancano gli ingegneri informatici. Il problema è che i nostri sono slegati dal mondo del lavoro. Il modo in cui formiamo le persone in Italia deve cambiare».

Dovesse accadere tutto questo, l’Italia potrebbe addirittura giovarsi della rivoluzione digitale, anziché soccombere sotto il suo peso: «Con un’ecosistema innovativo riusciremmo a trattenere qua i giovani, i talenti, i cervelli. Con una banca pubblica d’investimento, potremmo avere un’altra forma di exit per le startup, senza dove sperare per forza in un investitore estero che compra l’idea. Con processi di open innovation potrebbe avere imprese italiane che usino le startup per fare ricerca e sviluppo per poi finanziare o addirittura assorbire questa innovazione, se funziona. E poi serve una cultura digitale, dentro e fuori le aziende italiane». Senza tutto questo, il rischio è quello di farsi travolgere dalla paura: «In Italia l’impatto dell’intelligenza artificiale si stima possa far crescere l produttività del 12%. In molti non la vogliono? - si chiede Casaleggio - Dobbiamo volerla. Adidas che tempo fa aveva spostato la produzione in India e Cina, oggi sta facendola tornare indietro grazie a fabbriche sempre più automatizzate». Altro che fine del lavoro, insomma. Qualcosa non quadra. Il cielo si rannuvola. Davide Casaleggio esce dall’ingresso principale del teatro, a piedi, e nessuno sembra farci particolarmente caso. Si annunciano tempi interessanti.

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