Cent’anni di invasione: come gli americani di oggi hanno scacciato gli americani di ieri

Battaglie, rimozioni, malattie. Gli indiani, anche nella mitologia cinematografica, erano i "cattivi". Eppure sono stati, nel giro di 100 anni, sconfitti da una conquista spietata che ha portato alla fondazione degli Stati Uniti

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14 Maggio Mag 2018 0720 14 maggio 2018 14 Maggio 2018 - 07:20

Han fatto un’aggressione e l’han chiamata America. In blu le aree delle terre indiane, in rosso le riserve. Il peccato originale degli Stati Uniti d’America si può riassumere in questa GIF: mostra l’appropriazione delle terre dei nativi dal 1776 in poi. Le guerre contro gli indiani hanno portato a deportazioni, sterminii, spossessamenti. Sono morti in centinaia di migliaia: pochi sul campo, molti come risultato di spostamenti forzati e malattie. Poi, da lì, è nato il Paese che si vanta di essere democratico e pieno di opportunità.

Gli scontri contro gli indiani rappresentano una rimozione imbarazzante per un Paese che, al momento, risulta diviso da altre linee etniche: bianchi, neri e latinos (con tutte le varie sfaccettature di bianchi, di neri e di latini), confuso nelle sue linee guida e separato da lotte intestine per il potere – spesso bianco (come è del resto la maggioranza della popolazione), a volte nero e latino.

Intanto, nelle riserve – i punti rossi appunto – sono confinati ed emarginati i discendenti dei popoli sconfitti, gli indiani di una volta, piegati da una conquista durata secoli, in un’invasione portata avanti con le armi, i tradimenti, le compravendite e la violenza. Metodi che, negli anni successivi, non hanno abbandonato.

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