I quattro errori che commetti se hai una “mentalità da posto fisso”

Il posto fisso, si sa, non esiste più. Ma questo non è un buon motivo per disperarsi. La carriera lavorativa è un viaggio in cui bisogna pianificare le tappe, tenendo sempre ben saldo il timone. Anche se molti di noi ragionano ancora con una mentalità ormai sorpassata, sbagliando

Zalone Linkiesta
14 Maggio Mag 2018 1300 14 maggio 2018 14 Maggio 2018 - 13:00

In un mondo del lavoro in cui non esiste più il posto fisso occorre imparare a gestire il proprio sviluppo di carriera in modo proattivo. Il nostro percorso professionale è un viaggio del quale dobbiamo essere noi a definire e pianificare le tappe. Oggi siamo dipendenti, domani saremo imprenditori, dopodomani torneremo dipendenti, o cambieremo settore, o impareremo un mestiere nuovo. L’importante è avere sempre il timone sotto il proprio controllo e farsi guidare non dalle coincidenze e dal caso ma dai propri progetti e dalle proprie passioni.

Purtroppo la maggior parte di noi affronta le scelte di carriera ancora con una “mentalità da posto fisso”. Ecco le 4 convinzioni tipiche della “mentalità da posto fisso” che ci inducono in errore quando dobbiamo prendere delle decisioni di cambiamento.

1) La convinzione che cambiare sia più rischioso di stare dove si sta (gli esperti lo chiamano status quo bias). Quando maturiamo la decisione di cambiare lavoro esitiamo più di quanto dovremmo. E spesso decidiamo di desistere e di non cambiare. Siamo portati a sopravvalutare i rischi del cambiamento e a sottovalutare i rischi del restare dove siamo. L’errore che ne consegue è che non coltiviamo mai un vero piano B rispetto al nostro lavoro attuale e non cerchiamo lavoro se non quando siamo costretti.

2) La convinzione che il prossimo lavoro sia quello definitivo.
C’è in noi una specie di continua illusione che il lavoro che andremo a cominciare domani possa essere “per sempre”. È un desiderio inconsapevole di sicurezza e stabilità. L’errore che ne consegue è che quando valutiamo il possibile nuovo lavoro di “domani” non consideriamo quanto esso ci renda rivendibili per il lavoro del “dopodomani”. Così finiamo per scegliere un lavoro che va molto bene domani, ma che magari ci porta in un vicolo cieco, perché magari ci lega troppo a un settore specialistico, o a un mercato che a lungo termine è destinato a scomparire, o a delle competenze che nel lungo termine non potremo riutilizzare. Dobbiamo invece scegliere il lavoro di domani sapendo che ce ne sarà un altro dopodomani.

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