Ecco perché gli Arctic Monkeys beffano tutti i colleghi, e continueranno a farlo

È uscito il nuovo album della band britannica. Addio riff ossessivi: gli Arctic Monkeys cambiano ancora una volta il sound. Mettersi in discussione è la chiave per il successo. E il vero protagonista adesso diventa il pianoforte

Arctic_Monkeys_Linkiesta

Alex Turner, frontman della band

KEVIN WINTER / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

16 Maggio Mag 2018 0740 16 maggio 2018 16 Maggio 2018 - 07:40

«Cosa è successo agli Arctic Monkeys?», è questa la domanda che sta affollando la home dei nostri amati social network negli ultimi giorni. A cinque anni di distanza dall’ultimo disco AM, la band è tornata sulla scena con il nuovo album Tranquility Base Hotel & Casino. Già dal titolo avremmo potuto intuire qualcosa di più sul mood che Alex Turner & co hanno proiettato in questo atteso ritorno: Neil Armstrong chiamò Tranquility Base il luogo di allunaggio dell’Apollo 11, sito nella parte sudoccidentale del Mare della Tranquillità.

Quello che per l’astronauta fu «un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità», per il leader degli Arctic Monkeys è stato il luogo in cui mettere le fondamenta per la conquista di un universo sonoro totalmente differente dai precedenti capitoli. Le mani di Alex Turner hanno trovato nuova ispirazione sui tasti di un pianoforte, mettendo da parte i riff di chitarra e quel tiro rock che ha portato gli AM fuori dal regno di Myspace per piantare la loro bandierina sulla terra del successo discografico.

Le mani di Alex Turner hanno trovato nuova ispirazione sui tasti di un pianoforte, mettendo da parte i riff di chitarra e quel tiro rock che ha portato gli AM fuori dal regno di Myspace

Il loro Whatever People Say I Am, That's What I'm Not (2006) ha venduto 364 mila copie in una settimana, aggiudicandosi così il record come album di debutto più venduto nella storia della musica britannica (cari saluti agli Oasis). Ricordo un giovane Alex Turner senza posa alcuna, alla soglia dei suoi 20 anni, perdere fiato dietro il ritmo scatenato del loro primo singolo; queste le parole di intro nell’official video: “We're Arctic Monkeys. This is I Bet You Look Good On The Dancefloor. Don't believe the hype''. Non crediamo nell’hype, ma, caro Alex, quell’hype è lo stesso che ti ha poi permesso di fare sempre quel che ti pareva. È così che il garage rock degli esordi ha lasciato il posto a una ritmica più pacata e a suoni più puliti.

Se con Humbug qualche fan della prima ora ha storto un po’ il naso, molti altri si sono definitivamente innamorati della duttilità stilistica della band di Sheffield. L’irriverenza tardoadolescenziale ha lasciato il posto a toni più scuri e successivamente a una chiara dichiarazione d’amore verso l’America e i suoi crooner. Ed ecco che le polo con colletto rigorosamente alzato e caschetto alla Paul McCartney sono state sostituite con giacche di pelle e ciuffo impomatato da pettinare tra una canzone e l’altra.

Tornando indietro nel tempo, sono pochi i nomi del panorama rock contemporaneo che hanno saputo cavalcare la difficile (quanto satura) ondata musicale degli anni ’00 senza affondare. Gli AM ce l’hanno fatta; di loro, nel bene o nel male, non si è mai smesso di parlare. Poco importa se l’atmosfera lounge sci-fi del nuovo disco dà il benvenuto a una schiera di confused Travolta su un pianeta finora inesplorato, poco importa se le nuove canzoni non sono di facile ascolto e se non ci sono singoloni né ritornelli catchy. Alex Turner ha voluto spararsi il suo viaggio, cambiare orbita e atterrare sulla luna.

Il carisma di un frontman e songwriter in costante metamorfosi, il cambiamento come unica costante, il coraggio di crescere senza rimpiangere i tempi andati: sono questi gli ingredienti dell’elisir di lunga vita

I just wanted to be one of the Strokes, now look at the mess you made me make”, così inizia Star Treatment (prima traccia dell’album), con una frase che riporta all’inizio di tutto, a 12 anni fa e all’ormai lontano periodo delle schitarrate acide di un ragazzo che non voleva credere nell’hype. Ora quel ragazzo è il figliol prodigo, è un 32enne conscio del fatto che può cambiare tutti gli stili che vuole, che può fare un album da jazz club che verrà ascoltato e apprezzato perché uscito sotto il nome di Arctic Monkeys. Probabilmente, se questo disco fosse stato il debut di una band sconosciuta nessuno avrebbe gridato al capolavoro. Forse nemmeno ci sarebbe stata la voglia di ascoltarlo e riascoltarlo per entrare in questo viaggio spaziale. Fatto sta che Tranquility Base Hotel & Casino è firmato AM, nonostante sia chiarissimo che il comandante della navicella è Alex Turner.

Il carisma di un frontman e songwriter in costante metamorfosi, il cambiamento come unica costante, il coraggio di crescere senza rimpiangere i tempi andati: sono questi gli ingredienti dell’elisir di lunga vita. “I launch my fragrance called ‘Integrity’, I sell the fact that I can’t be bought”, è il paradosso cantato da Tuner in Batphone, mentre si fa crescere la barba per ricordarci che invecchiare non lo rende meno figo e il successo degli Arctic Monkeys non è stato una meteora. Possiamo sforzarci di non credere nell’hype, ma la curiosità è un motore che può portarci fino ai crateri lunari. Chissà, caro Alex, in chi ti sarai trasformato tra altri dieci anni.

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