Gli sconfitti della globalizzazione sono i meno istruiti (e, anche in Italia, non votano più sinistra)

Chi si sente minacciato dal villaggio globale ha un livello di educazione più basso, non ha un'opinione favorevole verso l'Ue e non vota più a sinistra. Una tendenza, come dimostra un recente studio, ben presente anche in Italia

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Manifestanti in corteo a Milano durante uno sciopero dei trasporti, 27 ottobre 2017

MARCO BERTORELLO / AFP

17 Maggio Mag 2018 1320 17 maggio 2018 17 Maggio 2018 - 13:20

Degli sconfitti e dei vincitori della globalizzazione si parla da anni: molto semplicemente, c’è chi beneficia dalla sempre maggiore interdipendenza dei flussi economici a livello globale e chi, invece, si sente minacciato dalla crescente “competizione” internazionale.
Un nuovo report di EuVisions svela che questa distinzione sociologica ha anche influito sul risultato delle scorse elezioni politiche italiane del 4 marzo. In che modo?
Dati del progetto di ricerca Pastel2018 dell’Università di Milano, in collaborazione con IPSOS, ITANES e REScEU rivelano che coloro che possono essere definiti appunto “sconfitti della globalizzazione”, sono più inclini a votare per formazioni antisistema ed euroscettiche.
Nel report, le caratteristiche socio-demografiche degli sconfitti della globalizzazione vengono definite in funzione del livello di educazione e dello status occupazionale. In breve, nell’articolo di EuVisions, vengono considerati appartenenti a questa categoria coloro che non sono andati oltre le scuole superiori di secondo grado, gli operai, i disoccupati e i precari.

No global? Sì, ma di destra
Un primo risultato interessante è che questi ultimi sono relativamente meno inclini collocarsi a destra, o a sinistra, lungo lo spettro tradizionale dell’arco partitico-politico. Inoltre, sono relativamente di più i cittadini identificati come ”vincitori della globalizzazione” (alti livelli di educazione) a definirsi “di sinistra”. Si tratta di un risultato importante, quest’ultimo, se si pensa ai movimenti no-global di inizio millennio, nonché alla missione storica che la sinistra italiana ritiene di dover portare avanti.

Passando al tema “Unione europea ed Euro”, i dati dimostrano che esiste una correlazione negativa significativa fra l’appartenere alla categoria degli “sconfitti” e la probabilità di avere opinioni favorevoli nei confronti delle istituzioni comunitarie. Allo stesso modo, è più probabile riscontrare un giudizio positivo sull’UE nel nord Italia che al Sud.

In che modo tutto ciò si traduce nel risultato delle elezioni del 4 marzo? Il PD è supportato in maniera relativamente più forte da chi ha un livello di educazione terziaria. Come sottolineano Alessandro Pellegata e Francesco Visconti, autori del report: “Questo risultato sembrerebbe confermare uno studio recente di De Sio secondo il quale il PD si starebbe trasformando sempre di più nel partito delle élite”.

Insomma, la teoria degli sconfitti della globalizzazione trova supporto empirico nel voto italiano di quest’anno. Le esternalità negative dell’integrazione economica e finanziaria globale, ma anche europea, sembrerebbero essere distribuite in maniera iniqua fra i differenti settori sociali ed economici del nostro Paese.
Ovviamente quest’ultima teoria non spiega per intero il voto degli italiani. Altri studi hanno infatti dimostrato come fattori culturali, situazioni contigenti ed esperienze concrete possano mediare l’impatto delle variabili socio-economiche sui comportamenti elettorali.

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