Il lavoro del futuro? Il cartografo (per le auto che si guidano da sole)

Non solo sensori, telecamere e radar, l'ultimo passo per le self-driving car è dotarsi delle giuste indicazioni per non sbagliare strada e aumentare la sicurezza dei passeggeri grazie al lavoro dei cartografi

Self Driving Car Linkiesta

(JUSTIN TALLIS / AFP)

18 Maggio Mag 2018 1015 18 maggio 2018 18 Maggio 2018 - 10:15
Tendenze Online

Secondo molti esperti, il futuro delle auto a guida autonoma è lontano solo cinque anni. Entro il 2022, molti mercati saranno pronti per mettere in vendita quelli che ora sono ancora dei prototipi (anche se in fase avanzata di sperimentazione). Mentre nel giro di 10-15 anni, le self driving car saranno un mezzo di spostamento abituale per milioni di persone. A questo obiettivo lavorano i giganti del tech in collaborazione con diversi produttori di automobili. Alcuni, come Tesla, fondono le due dimensioni in un’unica entità: software e hardware a firma Elon Musk all’interno di uno stesso veicolo. Ma per andare dove?

La domanda sorge spontanea se si considera che proprio un veicolo Tesla modello X lo scorso 23 marzo è andato a schiantarsi contro la barriera danneggiata di un’autostrada americana nei pressi di Mountain View, California, mentre era attivo il sistema di guida autonoma. Un impatto che ha causato la morte del conducente e rilanciato il dibattito sul tema della sicurezza. Eppure, il tratto di strada in cui è avvenuto l’incidente era già stato percorso oltre 85mila volte, per un totale di circa 200 viaggi al giorno, da proprietari di veicoli Tesla (che utilizza un sistema di machine learning diffuso a tutta la flotta) e il tracciato non avrebbe dovuto nascondere insidie per il software al volante. Che qualcosa sia andato storto, nonostante un’apparecchiatura fatta di sensori a ultrasuoni, telecamere e radar è certo. E la domanda sorge spontanea: non è che servano delle mappe migliori? Di quelle, per esempio, che segnalano dove la striscia bianca fra le corsie si trasforma in un muro di cemento?

Interrogativi che accendono i riflettori su una scienza antica: la cartografia. Ovviamente adattata alle esigenze del XXI secolo. Dai tempi dei Pitagorici che ipotizzarono, a partire da osservazioni empiriche, la rotondità della Terra passando per le mappe che tratteggiavano le coste del Nuovo Mondo scoperto da Cristoforo Colombo, fino alle indicazioni dettagliate di Google Maps, la disciplina si è notevolmente evoluta e ora è al centro di una nuova epoca d’oro.

A dirlo è un report della banca d’investimento Goldman Sachs per cui il mercato delle mappe realizzate ad uso delle auto a guida autonoma raggiungerà i 24,5 miliardi di dollari entro il 2050. Ma dai droni per le consegne alla pubblicità real time, le applicazioni e i benefici della cartografia digitale sono vastissimi. Tanto che, negli Usa, negli ultimi dieci anni la percentuale di lauree in cartografia è cresciuta del 40% andando solo in parte a colmare una richiesta di professionisti che da qui al 2024 crescerà del 30%. E se le percentuali ancora non rendessero bene l’idea, basti pensare che un colosso come Google (il cui servizio Maps è utilizzato mediamente da un miliardo di utenti al mese) ha oltre mille dipendenti e seimila contractor dedicati alle mappe digitali.

Il mercato delle mappe realizzate ad uso delle auto a guida autonoma raggiungerà i 24,5 miliardi di dollari entro il 2050

A disposizione dei cartografi dei nostri giorni non ci sono più compassi, righelli e carte millimetrate ma un bacino di dati sterminato. Innanzitutto, gli archivi open source come i britannici OpenStreetMap e OpenAddress, già ampiamente utilizzati da diverse aziende per costruire i propri servizi. In secondo luogo, le foto che contengono diversi dettagli su strade, vie e percorsi.

Un database simile è quello che Google, nel 2017, ha dato in pasto a un’intelligenza artificiale a partire dagli scatti realizzati per il servizio StreetView: oltre 80 miliardi di immagini attraverso cui sono stati identificati automaticamente numeri civici, indirizzi ed insegne commerciali. Infine, i dati Gps ricavabili dai dispositivi mobile di ognuno di noi. Informazioni che Mapbox, azienda con base a San Francisco, ricava ogni volta che un utente si collega alle mappe realizzate a partire da un kit di sviluppo software che la stessa Mapbox ha ideato e fornito ai cartografi digitali. Informazioni che, secondo l’azienda, permetterebbero di ridisegnare la mappa della baia di San Francisco almeno dieci volte al giorno.

Negli ultimi dieci anni la percentuale di lauree in cartografia è cresciuta del 40% andando solo in parte a colmare una richiesta di professionisti che da qui al 2024 crescerà del 30%

Ma quanto costa realizzare una mappa digitale? Una cifra non c’è, ma se si pensa che molte mappe cittadine realizzate a partire dall’immagine aerea di un’area che viene prima processata da un programma di riconoscimento e poi corretta manualmente per rimediare agli “scarti” rispetto alla realtà dovuti a possibili ostruzioni come alberi e ombre, si capisce che il lavoro può essere lungo e dispendioso – non solo in termini economici.

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