Il bello e il brutto del campionato (ora che è finito): dalle lamentele di Sarri all’exploit di Cutrone

Con uno scontro al vertice davvero entusiasmante quest’anno la Serie A è stata davvero una grande gara. Piccola scelta di cose belle e cose brutte di un campionato da ricordare

Cutrone_linkiesta
21 Maggio Mag 2018 0725 21 maggio 2018 21 Maggio 2018 - 07:25

Si chiude un’altra stagione della massima categoria di calcio. Si chiude con polemiche e recriminazioni, con successi e sconfitte, con gioie e dolori tra applausi e fischi sommessi. Qui su Linkiesta.it abbiamo seguito tutto il campioanto cercando sempre di raccontarvi un lato nascosto, un lato meno scontato o banale, cercando sempre di approfondire i giocatori e le squadre che giornata dopo giornata rendevano questo torneo più interessante, sia in senso positivo che negativo. E a perfetta chiusura di questa annata, abbiamo deciso di prendere le tre cose più belle e le tre cose più brutte di questo campionato, cercando di sintetizzarlo in poche righe.

Le tre cose più brutte della stagione 2017/2018 di Serie A:

Primo. Le lamentele di Sarri. Un fenomeno dal punto di vista strategico. Un allenatore meraviglioso, sublime per certi versi ma, e qui purtroppo c’è un ma, che ha sempre avuto bisogno di trovare una scusa a qualsiasi prova poco brillante dei suoi. Un allenatore che è riuscito nell’impresa di fare 91 punti (record nella storia del Napoli) e battere la Juventus all’Allianz Stadium nello scontro diretto è sicuramente un alieno. Ma anche i fenomeno hanno i propri difetti e quello di Sarri è quello di voler trovare sempre, e comunque, una scusa a cui aggrapparsi. E prima gli infortuni e poi la poco brillantezza dettata da fattori esterni. Poi le uscite di coppa dettate dalla rosa poco ampia, il fatturato inferiore alla Juventus che non gli permette di poter vincere lo scudetto e i favoritismi bianconeri, dagli orari più abbordabili per gli altri alle decisioni con VAR o senza che, secondo l’allenatore toscano, avrebbero aiutato le avversarie. Il vittimismo napoletano in generale, comandato dal presidente Aurelio De Laurentis, è stato uno dei passi falsi della squadra partenopea che ha avuto tanti meriti ma di sicuro non quello dell’atteggiamento. Se non sul campo, quantomeno dal punto di vista della comunicazione e della promozione della propria immagine. Cara Napoli. A 91 punti avresti strameritato lo scudetto ma non mollare. Non mollare. Grazie agli azzurri questo campionato ha avuto senso.

Secondo. Il ritiro di Buffon. Uno dei migliori portieri di tutti i tempi si ritira dal calcio italiano (forse si ritira dal calcio giocato e basta ma ancora non lo sappiamo). Io mi espongo. Per me Buffon è il più grande portiere di sempre. Kahn, Casilias, Neur, Zoff, Yashin ditemi chi volete. Per me Gianluigi Buffon è unico. Fenomeno in porta, vincente, carismatico, leader, capitano, ha avuto tutte le migliori caratteristiche del fuoriclasse e il suo addio, dopo aver conquistato 26 trofei in 22 anni di carriera e essere il secondo giocatore per presenza in Serie A, prima di lui solo Paolo Maldini, lascia un grosso vuoto non alla Juve, non alla Serie A ma al calcio stesso. Un portiere così, e mi scuserà Donnarumma (che per il momento non mi pare paragonabile) non lo vedremo più per qualche tempo. È vero, Buffon divide. Chi lo ama, chi lo odia. E no si divide soltanto tra juventini e anti-juventini ma tra chi lo rispetta come sportivo e come uomo e chi invece non gli perdona molti dei suoi atteggiamenti. Lo scandalo delle scommesse, le corna “presunte” alla Seredova (il sesso femminile impazzisce quando c’è un tradimento), il fidanzamento con Ilaria D’Amico (con tutte le donne del mondo si è andato a mettere con la giornalista più sopravvalutata di Sky Sport), il gol di Muntari e le dichiarazioni post partita in cui dice che non avrebbe mai aiutato l’arbitro e poi le reazioni post partita tra Real Madrid e Juventus di quest’anno e la frase che rimarrà nella storia del calcio e della comunicazione in generale “l’arbitro ha un bidone della spazzatura al posto del cuore”. Insomma, Buffon divide ma più in generale i campioni dividono e difficilmente saremo tutti d’accordo. Forse potremmo accordarci su una cosa, Buffon è il portiere che ha vinto più campionati con la stessa squadra, perlomeno in Italia.

Terzo. La morte di Astori. È stato un momento buio. Il calcio è rimasto scosso. Quel giorno se n’è andato un grande giocatore, un ottimo difensore e soprattutto una brava persona, un uomo, un compagno, un padre di famiglia. A 31 anni. La morte del giocatore della Fiorentina ha gettato davvero un’emozione di sconforto, di tristezza, di dolore all’interno di tutto il mondo dello sport. La giornata successiva, Fiorentina-Benevento si conclude 1-0 con gol di Victor Hugo (il giocatore che lo ha sostituito) con la maglia numero 31 (l’opposto di 13, la maglia di Davide) al 13° minuto del match, alle 13 in punto. Da lì in poi il cielo di Firenza ha cominciato a piangere gocce di pioggia sul campo. Se credete ai segni, se credete in Dio, se credete nei miracoli, be’, forse la morte di Astori ce ne ha regalato uno ed è stato un momento magico.

Le tre cose più belle della stagione 2017/2018 di Serie A:

Primo. La salvezza della SPAL. La squadra di Ferrara si salva. A inizio campionato in quanti lo avrebbero pronosticato? In pochi, pochissimi. Pensate che proprio nei commenti a uno dei miei articoli di inizio anno era data per certa la salvezza del Benevento e dell’Hellas e sicura la retrocessione della SPAL che invece ha dimostrato di essere una società e di conseguenza una squadra organizzata e preparata. A partire dall’allenatore, mai messo in discussione dalla dirigenza, capace di strappare un pareggio contro la Juventus, la Lazio e l’Inter e di vincere gli scontri diretti nei bassifondi della classifica quando le cose hanno iniziato a girare male. Bene così. La SPAL si salva e il prossimo anno rappresenterà l’Emilia-Romagna anche con il Parma che è salito dalla Serie B alla classe regina (oltre ovviamente al Bologna e Sassuolo).

Secondo. La crescita di Milinkovic-Savic e la Lazio. Che squadra, che giocatore, che mister. La Lazio alla fine non andrà in Champions League ma si può accontentare di aver avuto un’ulteriore conferma della sua rosa che è piena di talento: Immobile, Anderson, Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Potenza, fisico, tecnica, dribbling, velocità, esplosività. Un fuoriclasse assoluto capace di trascinare da solo una squadra. Fenomenale anche nello scontro da dentro o fuori con l’Inter. E se Pogba valeva più di 100 milioni, quanto vale Sergej? La Lazio ha tra le mani una miniera d’oro, la venderà al miglior offerente o la terrà in rosa per farla fruttare ancora un po’ e intanto beneficiarne nel prossimo campionato e nella prossima Europa League? Fosse per me lo terrei a vita.

Terzo. I doni della Serie A. Quest’anno la massima serie di calcio italiana ci ha regalato uno scontro al vertice davvero di livello e davvero entusiasmante. Erano anni che non si vedeva una lotta così frizzante e divertente e in più le prime due della classifica hanno superato i 90 punti, incredibile. L’exploit di Patrick Cutrone. Il nuovo volto del Milan e il nuovo attaccante della Nazionale di Mancini (insieme a Belotti, Balotelli e Immobile). Il settimo scudetto consecutivo della Juventus, che insieme a Racing Club di Argentina e al Lione entra nella storia del calcio. E stata un’annata pazzesca e aperta fino alle ultime giornate e non succedeva da un po’...

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