Non ci sarà nessun Governo Conte: i veri premier saranno Salvini e Di Maio

I leader di Cinque Stelle e Lega non hanno perso l’occasione per parlare in maniera roboante. Ma Mattarella insiste: vuole “costituzionalizzare” il Governo. Nel bene e nel male è una fase nuova della Repubblica

Giuseppe_Conte_Linkiesta
22 Maggio Mag 2018 0730 22 maggio 2018 22 Maggio 2018 - 07:30

Il populismo di governo ha debuttato ieri con una serie di strappi alle regole della politica mai visti prima, fra Luigi Di Maio che nomina premier un pezzo di carta («Il nostro leader è il programma») e Matteo Salvini che appena uscito dal Quirinale sale sul tetto della Camera per un'arringa Facebook di dieci minuti. Non è solo forma. La doppia performance dei leader di M5S e Lega travolge anche molta sostanza: che spazio e ruolo potrà avere il famoso “premier terzo” - il professor Giuseppe Conte, indicato ieri formalmente a Sergio Mattarella come presidente del Consiglio – in mezzo a due che continuano a parlare da capi esclusivi, che si vantano di aver già fatto tutto, programma, strategie ed elenco dei ministri, che non sentono neanche il dovere di spiegare questo professore chi è, perché l'hanno scelto, perché lo ritengono adeguato a capeggiare l'esecutivo, come se davvero fosse un elemento trascurabile dell'accordo appena costruito?

Il messaggio agli italiani è molto chiaro. Non ci sarà nessun governo Conte. Ci sarà il governo Di Maio-Salvini, un ticket, un tandem, una co-premierato che solo per esigenze costituzionali – la carica di presidente del Consiglio non si può dividere a metà – ha dovuto mettere in campo un altro soggetto e affidargli la sua rappresentanza formale. Lo si sapeva già prima, certo, ma nessuno poteva aspettarsi che il concetto fosse sottolineato con tanta spregiudicatezza subito dopo l'uscita dallo studio del capo dello Stato. «Nasce la Terza Repubblica», ha detto ieri Di Maio: ecco, la rupture di ogni codice mai visto prima conferma che davvero ci stiamo addentrando in territori nuovi, dove i processi decisionali vengono riscritti de facto, senza bisogno di riforme costituzionali.

Il messaggio agli italiani è molto chiaro. Non ci sarà nessun governo Conte. Ci sarà il governo Di Maio-Salvini, un ticket, un tandem, una co-premierato che solo per esigenze costituzionali ha dovuto mettere in campo un altro soggetto e affidargli la sua rappresentanza formale

La cautela con cui Sergio Mattarella ha fissato per oggi un nuovo giro di colloqui con i presidenti di Camera e Senato, anziché procedere direttamente con la convocazione del premier indicato dai partiti, segna – oltre le possibili perplessità – un opportuno desiderio di condivisione delle scelte con le massime cariche della Repubblica. L'operazione avviata ormai due mesi fa è evidente. Costituzionalizzare le forze del populismo italiano, elettoralmente vincenti da molto tempo, e incoraggiare la trasformazione della loro natura anti-sistema in qualcosa che possa occupare spazi di governo. Il problema è che sia Di Maio sia Salvini sembrano avere, almeno al momento, un obiettivo opposto: dimostrare al loro elettorato che non hanno perso l'imprinting delle origini, che non sono stati “domati”, che sono sempre gli stessi.

Vedremo se l'ostentazione identitaria delle ultime ore sarà anche la cifra dell'esperienza di governo che si avvicina. Solo il tempo potrà dire se questa nuovissima maggioranza di potere abbandonerà la strada delle prove muscolari per affrontare con realismo i fatti della crisi (come in fondo è successo al padre di tutti i populismi europei, il governo greco di Alexis Tsipras) oppure se sceglierà una via alla Donald Trump - la perenne esibizione di se', la politica del tweet urticanti, la provocazione fine a se stessa - per tenere alto il consenso. Con l'avvertenza che noi italiani non siamo gli Usa, che nessuno in questo governo beneficia dello “scudo” di un'elezione diretta del popolo, e certe modalità rischiano di aggravare il già notevole caos dei nostri assetti politici ed economici.

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