Dibba, che fai? Pure il Che Guevara dei Cinque Stelle è diventato di destra

Dal viaggio in motocicletta fino alla volontà di tornare battitore libero, Alessandro Di Battista ha sempre rappresentato l'anima “de sinistra” del 5 Stelle. Ora, invece, si trova meglio a fare l'aizzatore di rabbia e frustrazione popolare

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24 Maggio Mag 2018 0735 24 maggio 2018 24 Maggio 2018 - 07:35

C'è stato un momento in cui ad Alessandro Di Battista mancava soltanto la barba e la chioma del rivoluzionario per farlo somigliare a un novello Comandante Guevara, sospinto dal vento in poppa dell'avventura e con la fiammella della libertà a scaldargli il cuore, partiva per viaggi in motocicletta e non, in giro per il mondo, lasciava il potere spinto dalla voglia di tornare battitore libero, insomma, ci stava piacendo. Eppure, a giudicare dalle ultime esternazioni pubblicate sulla sua pagina Facebook, la sua personale Radio Rebelde, quei giorni sono ormai un lontano ricordo.

Al posto della entrañable transparencia de su querida presencia, infatti, ora ci ritroviamo un'ombra. Un'ombra nera, rabbiosa e ben poco rispettosa delle istituzioni, che più che il sapore della Cuba degli anni Sessanta e dei 10, 100, 1000 Vietnam che spinsero il Che a lasciare l'incarico di Ministro dell'Industria del neo governo rivoluzionario guidato da Fidel, ricordano istanze da anni Venti.

«[...]finalmente, una maggioranza si è formata»… scriveva meno di ventiquattro ore fa sulla sua pagina di Facebook, «una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere, rappresenta la maggior parte degli italiani. Sono gli italiani ad avere diritto ad un governo forte, un governo capace di intervenire, se necessario con la dovuta durezza, per ristabilire giustizia sociale».

Non è certo la prima volta che il Guevara di Roma Nord, che ha ammesso tranquillamente molte volte di essere stato elettore — poi deluso — di Rifondazione Comunista e anche del PD prima della sua svolta pentastellata, scivola su pose e linguaggi che più che la sinistra richiamano la destra sociale, il fascismo. Quello stesso fascismo che 4 anni fa, ripreso da una telecamera nascosta di Franco Bechis che gli chiedeva delle inclinazioni politiche della famiglia, rispose «mio padre non è di destra, è fascista, e son due cose ben diverse».

Il Movimento 5 Stelle si muove su un terreno post ideologico, è vero, e per molti versi è veramente inutile continuare a usare quelle coordinate. Ma in una fase politica come quella che stiamo vivendo, con una così grande confusione sotto il cielo, con una rabbia e una frustrazione così diffusa nel paese e con un patto con una forza politica come la Lega, le parole sono abbastanza importanti.

Strano che non lo sappia un politico scaltro come Alessandro Di Battista, che peraltro coltiva anche la passione per la scrittura. Ed è un gran peccato, perché, diciamolo, anche senza capelli lunghi e senza barba, la versione guevarista di Di Battista, tra viaggi della motocicletta e altri intorno al mondo, non era così male.

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