Ecco Giuseppe Conte, lo sconosciuto avvocato del popolo all’ombra di Salvini e Di Maio

Il premier incaricato Giuseppe Conte si presenta all’Italia. I paletti europeisti imposti dal Colle, i vincoli che lo legano al contratto di Lega e Cinque Stelle. Stretto tra i due ingombranti leader, inizia l’avventura del prof pugliese. Sulla squadra dei ministri si misurerà la sua vera autonomia

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24 Maggio Mag 2018 0730 24 maggio 2018 24 Maggio 2018 - 07:30

«Sono disponibile a fare il premier senza risparmiarmi, con il massimo impegno e la massima responsabilità. Non vedo l’ora di iniziare a lavorare sul serio». Visibilmente emozionato, Giuseppe Conte si presenta così agli italiani. Appena ricevuto l’incarico al Quirinale affronta le telecamere per un breve discorso. Quattro minuti scarsi, conditi da alcune pause e qualche impaccio. È il segno che il professore pugliese deve ancora prendere confidenza con la ribalta mediatica che lo aspetta. Le parole sono misurate al millimetro. Il premier incaricato di formare il governo ha appuntato il suo intervento su una cartellina che controlla di tanto in tanto. Alcuni passaggi erano stati preparati prima di salire al Colle e concordati con i leader di Lega e Cinque Stelle. Molti altri si sono aggiunti durante la lunga chiacchierata con Sergio Mattarella. E il colloquio nello Studio alla Vetrata del Quirinale è stato lungo, davvero. Quasi due ore. Un passaggio obbligato e per certi versi inedito. Il presidente della Repubblica ha incontrato di persona Giuseppe Conte solo ieri, per la prima volta. Particolare che giustifica il confronto - definito molto cordiale dalle parti del Colle - per approfondire la reciproca conoscenza.

Il ciuffo di capelli scompigliato sulla fronte, l’abito blu scuro, Conte affronta un compito particolarmente difficile. L’avventura a Palazzo Chigi sarà durissima, lo sa anche lui. Il breve intervento davanti alle telecamere è ricco di indicazioni e, nei vari passaggi in cui si articola, racconta tutte le difficoltà che attendono il premier incaricato. Con una trovata comunicativa di dubbia riuscita, si presenta al Paese come “l’avvocato difensore degli italiani”. In realtà assomiglia già a un equilibrista. Stretto dalla ingombrante presenza di Salvini e Di Maio, costretto a un difficile ruolo di mediazione tra i partiti che lo sostengono, rappresentante di una maggioranza dai numeri risicati in Senato. Ma soprattutto obbligato, fin da subito, a disinnescare le tensioni tra la coalizione legastellata e il Quirinale. Un braccio di ferro già cominciato intorno alla squadra dei ministri che sarà presentata a Mattarella entro venerdì. Conte sconta una certa debolezza, inutile negarlo. Le polemiche di questi giorni sul curriculum gonfiato lo hanno messo in difficoltà. Senza considerare il profilo poco conosciuto e le inesistenti esperienze politiche. Non sfuggono gli stessi dubbi del presidente della Repubblica. Non a caso nella mattinata di ieri il Quirinale ha contattato per l’ultima volta a Salvini e Di Maio per chiedere la conferma della figura scelta. «Dunque è lui il vostro premier o avete cambiato nome?».

Con una trovata comunicativa di dubbia riuscita, si presenta al Paese come “l’avvocato difensore degli italiani”. In realtà assomiglia già a un equilibrista. Stretto dalla ingombrante presenza di Salvini e Di Maio. Obbligato, fin da subito, a disinnescare le tensioni tra la coalizione legastellata e il Quirinale

Il discorso che il docente universitario pronuncia al Colle risponde perfettamente a queste premesse. Conte sottolinea più volte la vicinanza al movimento grillino e il suo vincolo al contratto di governo. Ma esordisce con una precisazione tutt’altro che casuale. Le prime parole sono dedicate a rassicurare gli osservatori sul ruolo del Paese in Europa. Evidentemente è una richiesta del Quirinale. «Con il presidente della Repubblica abbiamo parlato della fase impegnativa e delicata che stiamo attraversando e delle sfide di cui sono consapevole, così come sono consapevole della necessità di confermare le collocazione internazionale ed europea dell’Italia». Un passaggio obbligato. Giuseppe Conte cita i negoziati in corso sul bilancio europeo, sulla riforma del diritto di asilo e il completamento dell’unione bancaria. «È mio intendimento impegnare a fondo l’esecutivo su questo, costruendo le alleanze opportune e operando affinché la direzione di marcia tuteli e rifletta gli interessi nazionali». Europa, ma non solo. A Conte il Quirinale chiede anche particolare attenzione sui temi economici e sulla necessità di garantire la tenuta dei conti pubblici.

Alcuni passaggi del discorso sono preparati con cura. È il caso dell’etichetta professional-popolare che Conte si assegna. «Sono professore e avvocato, nel corso della mia vita ho perorato le cause di tante persone e mi accingo ora a difendere gli interessi di tutti gli italiani». È una frase che punta chiaramente a occupare i titoli dei giornali. «Mi propongo di essere l’avvocato difensore del popolo», spiega orgoglioso. L’immagine è suggestiva, non c’è dubbio. Anche se il pensiero di essere finiti inconsapevolmente sotto processo lascia un retrogusto amaro. La collocazione politica del premier incaricato è chiara. E così i vincoli con i partiti che lo sostengono. Conte si presenta come il garante dell’intesa tra Cinque Stelle e Lega, cita più volte il contratto di governo siglato in questi giorni. «Se riuscirò nell’incarico, esporrò alle Camere un programma basato sulle intese tra le forze politiche di maggioranza». L’ombra di Salvini e Di Maio si allunga sul premier incaricato. Eppure lui vuole giustificarsi. Assicura che non sarà un mero esecutore della volontà altrui. A un certo punto è persino costretto a specificare di aver «dato un contributo» alla stesura del documento programmatico. Promette di svolgere il compito che il Colle gli ha assegnato con la giusta autonomia, nel «pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione attribuisce al presidente del Consiglio». È una promessa che dovrà essere confermata nelle prossime settimane.

La composizione della squadra di governo è il primo nodo da affrontare. Qui si misurerà la vera autonomia di Conte. Al centro delle tensioni resta il ruolo chiave del titolare del Tesoro. La Lega insiste per l’economista anti euro Paolo Savona. È una scelta da cui dipendono gli equilibri del prossimo esecutivo

La sintonia con il mondo grillino è evidente, nelle parole e nelle immagini. Se il presidente della Camera Roberto Fico si era fatto fotografare in autobus durante una delle sue prime uscite ufficiali, Conte preferisce spostarsi in taxi. Seppure con scorta al seguito. Ancora una volta le autoblù simbolo della casta sono bandite dalla rappresentazione istituzionale. Nel breve discorso pronunciato davanti alle telecamere non è difficile individuare il lessico e le parole d’ordine pentastellate. Conte invoca più volte il “cambiamento”. «Il mio intento è dare vita a un governo dalla parte dei cittadini». Passati gli entusiasmi dell’esordio, si comincia a fare sul serio. Da stamattina il premier incaricato incontrerà i gruppi parlamentari a Montecitorio. Entro venerdì tornerà al Quirinale per sciogliere la riserva e sottoporre al presidente della Repubblica le proposte sui nuovi ministri. Proprio la composizione della squadra di governo rappresenta un nodo di difficile soluzione. Qui si misurerà la vera autonomia di Conte. Al centro delle tensioni resta il ruolo chiave del titolare del Tesoro. La Lega insiste per l’economista anti euro Paolo Savona, ma è in corso un braccio di ferro per affidare l’incarico a Giancarlo Giorgetti. In quel caso il fedelissimo di Salvini dovrebbe abbandonare il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. È una scelta da cui dipendono gli equilibri del prossimo esecutivo. Intanto il calendario si infittisce di appuntamenti. Se tutto andrà come previsto, entro questo fine settimana il governo potrà giurare al Quirinale. In modo da presentarsi alle Camere per il voto di fiducia nei primi giorni della prossima settimana. Per Conte la strada è appena iniziata, ed è già tutta in salita.

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