Vogliamo Paolo Savona ministro dell’economia (e lo vogliamo da europeisti)

È il più intelligente, preparato, colto tra i nemici dell’Unione Europea e della moneta unica: ecco perché ne abbiamo bisogno. Perché se il progetto europeo non sopravvive a lui, non potrà mai sopravvivere allo strapotere di Usa e Cina

Paolo Savona Linkiesta
26 Maggio Mag 2018 0745 26 maggio 2018 26 Maggio 2018 - 07:45

Vogliamo Paolo Savona ministro dell'economia. E non perché Salvini è arrabbiato, e Di Maio pure, o perché l’Europa non ci piace. No, al contrario. Da queste parti siamo tutt’altro che acquiescenti verso le pretese egemoniche del governo giallo-verde. E siamo pure europeisti convinti, di quelli che pensano che i benefici dell’Unione, in questi anni, siano stati di gran lunga superiori rispetto ai suoi costi, e che il sentiero che stiamo percorrendo, quello di una lenta ma inesorabile ulteriore integrazione, sia il migliore dei sentieri possibili, quello che più ci tutela in mezzo a Usa, Cina e Russia.

Proprio per questo vogliamo Paolo Savona ministro dell’economia e non siamo d'accordo con la bocciatura di Mattarella. Perché vogliamo una discussione vera e di livello, su questi temi, con il più intelligente, preparato, colto tra i nostri nemici. Perché vogliamo un interlocutore, forse l’unico, che si dice anti-europeista con cognizione di causa, uno che era ministro, ferocemente contrario, quando abbiamo firmato il trattato di Maastricht, uno che ha negoziato per noi il trattato di Lisbona. Uno che fa molta più paura a Merkel e Macron di un Salvini o di un Di Maio qualsiasi.

Un rischio, certo. Anche perché le idee di Savona sono cristalline: l’Unione Europea va cambiata, i vincoli di bilancio allentati, i soldi per gli investimenti infrastrutturali scorporati dal patto di stabilità. Soprattutto, l’uscita dalla moneta unica, qualora ciò non avvenisse, dovrebbe essere una minaccia credibile, un piano B e non semplicemente un bluff. In astratto, concedetecelo, ha una sua logica. Meglio minacciare di andarsene e giocare a carte scoperte, che far finta di battere i pugni sul tavolo per mendicare sospiri di flessibilità usando i terremoti e le tragedie nel Mediterraneo come pretesti.

Proprio per questo vogliamo Paolo Savona ministro dell’economia. Perché vogliamo una discussione vera e di livello, su questi temi, con il più intelligente, preparato, colto tra i nostri nemici. Perché vogliamo un interlocutore, forse l’unico, che si dice anti-europeista con cognizione di causa

L’Unione Europea, e noi con lei, abbiamo bisogno come l'aria di qualcuno che giochi a carte scoperte. Qualcuno che sfidi chiaramente e concretamente la retorica insopportabile della generazione Erasmus e dell’abolizione del roaming come conquista sociale. Qualcuno che faccia emergere interlocutori all’altezza che dicano chiaramente perché stare dentro una federazione di Stati europei ci renderà liberi e sovrani, possibilmente in grado di spiegarci come e perché.

Se crediamo davvero nell’Unione Europea, nella libera circolazione di denaro, merci e persone, nella società aperta sempre e comunque, nelle identità nazionali che mutano e si ibridano, nell’equità generazione che costruisce lo sviluppo senza scaricare i costi sulle generazioni future, nell’integrazione economica come antidoto ai conflitti tra Stati, nell’autonomia dalle superpotenze della guerra Fredda, nell’investimento in capitale umano come unico possibile vettore di crescita economica e sociale, in istituzioni nuove per rispondere a sfide nuove, questo è il momento di alzare la voce, di dirlo con forza, e di mettere sul tavolo una proposta chiara affinché tutto ciò si realizzi.

Se invece non abbiamo interlocutori né argomenti da contrapporre a Paolo Savona e ai nazionalismi di ritorno, bensì solo incubi, ricatti morali e scenari apocalittici, allora spiacenti ma ha già vinto lui, hanno già vinto loro. Vuol dire che davvero non siamo né abbastanza convinti, né abbastanza preparati per dar vita a uno dei più grandi esperimenti di ingegneria politica della Storia dell’umanità. Toccherà ad altri, forse, ma non a noi. L'Europa dei cagasotto, anche no.

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