La notte più lunga di Sergio Mattarella: «Non accetto imposizioni, ho difeso i risparmi degli italiani»

Altro che notaio. Assediato da Lega e M5S, che chiedono l’impeachment, il presidente parla direttamente agli italiani. Spiega di non poter subire l’imposizione di un ministro antieuro e svela particolari inediti. Aveva proposto Giorgetti all’Economia, ma la Lega ha rifiutato. Ora tocca a Cottarelli

000 14M5S8
28 Maggio Mag 2018 0740 28 maggio 2018 28 Maggio 2018 - 07:40

«Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero, ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico. Ma antepongo a qualunque altro aspetto la difesa della Costituzione e l’interesse della nostra comunità nazionale». L’intervento di Sergio Mattarella dura solo sette minuti, ma appare chiaro a tutti che le sue parole rimarranno nella storia politica italiana. Il professor Giuseppe Conte ha appena rinunciato all’incarico di formare un esecutivo. La crisi politica sta per raggiungere livelli di tensione mai toccati prima. È in questo momento che il presidente della Repubblica si rivolge agli italiani come il garante della nostra Carta fondamentale. Le polemiche che da alcune ore già infiammano il Paese sono destinate a lasciare una profonda ferita nelle istituzioni. La Lega e i Cinque Stelle attaccano il capo dello Stato, arrivando a chiedere la messa in stato d’accusa. Il clima è incandescente. Eppure il presidente interviene dal Quirinale trattenendo l’irritazione, cercando di essere il più chiaro possibile. È visibilmente teso, forse persino provato da un braccio di ferro durato ottantaquattro giorni. Qualcuno lo ha messo davanti forzature inaccettabili. Lui ha sempre agito seguendo le prerogative previste della Costituzione. Non c’è stato alcun veto sul governo legastellato, assicura. Respinge al mittente qualsiasi addebito di responsabilità nel fallimento dell’esecutivo di Giuseppe Conte. Anzi, per testimoniare le vere cause della situazione Mattarella rivela dettagli della lunga trattativa politica finora sconosciuti. Non era mai successo prima.

Almeno inizialmente il presidente deve giocare sulla difensiva. Lo accusano di aver volutamente sabotato la nascita del nuovo governo? Parlando agli italiani Mattarella spiega di non aver mai ostacolato le trattative per la nascita dell’esecutivo. Ripercorre le tappe della crisi, confermando la disponibilità nei confronti dell’improvvisata alleanza tra Lega e Cinque Stelle. «Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma» ricorda. «E poi per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche». Non solo. Davanti alla incapacità di individuare una premiership politica, Mattarella ricorda di aver accettato, nonostante i dubbi personali, l’indicazione del professor Giuseppe Conte. Non proprio una figura irresistibile, almeno dal punto di vista dell’esperienza politica e amministrativa. «Ho accolto la proposta, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento», continua. «E ne ho accompagnato con piena attenzione il lavoro». Eppure oggi i grillini lo accusano di aver bloccato il “governo del cambiamento”. Denunciano non meglio precisati rischi per la democrazia. La colpa del presidente della Repubblica sarebbe quella di aver posto un veto sul nome del ministro del Tesoro, l’economista anti euro Paolo Savona. Ma come ricorda Mattarella, è proprio la Costituzione che attribuisce al Colle il potere di nomina dei membri dell’esecutivo. Una prerogativa tutt’altro che simbolica. Questo è forse uno dei passaggi più duri del suo intervento. «In questo caso il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia che non ha mai subito, né può subire, imposizioni».

«Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero, ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico. Ma antepongo a qualunque altro aspetto la difesa della Costituzione e l’interesse della nostra comunità nazionale». L’intervento di Sergio Mattarella dura solo sette minuti, ma appare chiaro a tutti che le sue parole rimarranno nella storia politica italiana

È la chiave interpretativa di tutta la vicenda. Sfidato da Salvini e Di Maio, ormai lanciati in piena campagna elettorale, Mattarella è costretto a difendersi. L’assedio del Quirinale non è accettabile. Contravvenendo al solito riserbo, il presidente rivela alcuni dettagli finora poco noti. Racconta di aver accettato tutte le nomine contenute nella lista dei ministri ricevuta poche ore prima. Anche le candidature meno convincenti. Ponendo un unico appunto sul titolare dell’Economia. E non certo per un vezzo di potere. Ai leader di Lega e Cinque Stelle, ricevuti nel pomeriggio al Colle, Mattarella spiega che la scelta di un ministro sostenitore dell’uscita dalla moneta unica avrebbe evidenti ripercussioni sul Paese. Rappresentando di fatto «un messaggio immediato per gli operatori economici e finanziari». Si prova a trattare. Per trovare un’alternativa il presidente propone di spostare a via XX settembre il leghista Giancarlo Giorgetti, il numero due del Carroccio indicato come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel suo intervento non lo cita mai, ma parla di «un autorevole esponente politico della maggioranza». Ma Matteo Salvini si impunta: se non c’è Savona, non si fa il governo. «A fronte della mia sollecitazione - svela Mattarella - ho registrato con rammarico indisponibilità a ogni altra soluzione». Il dubbio, non solo al Quirinale, è che qualcuno fosse solo in cerca di un pretesto per rompere la trattativa.

Mattarella considera la sua scelta obbligata. A difesa di un’istituzione che non può essere oggetto di indebite imposizioni, ma anche «a tutela dei risparmi degli italiani». La lunga crisi politica e i dubbi sulle derive antieuropeiste del governo legastellato hanno già creato problemi sui mercati. «L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi intervento sociali» insiste il presidente. E ricorda le perdite in borsa che quotidianamente mettono rischio i risparmi delle famiglia e delle nostre aziende. «È in questo modo che si riafferma la sovranità italiana». Lega e Cinque Stelle vogliono davvero uscire dalla moneta unica? Lo dicano. Il presidente chiama direttamente in causa le due forze politiche. «Se si vuole discutere la nostra adesione all’euro lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento». E qui arriva un’altra stoccata. «Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale». Chi si aspettava un presidente notaio, pronto ratificare scelte altrui, deve ricredersi. A chi lo accusa di ricevere ordini da Berlino il capo dello Stato risponde senza alzare la voce, ma con toni durissimi. Mattarella cita le critiche arrivate in questi giorni da alcuni quotidiani tedeschi e spiega che «vanno respinti al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia». Solitamente discreto e silenzioso, stavolta il capo dello Stato deve prendersi la scena. Le accuse ricevute da alcune forze politiche sono troppo pericolose. Ecco perché decide di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità giocando d’anticipo la prossima mossa. Non passa neppure un’ora e lo staff del presidente fa sapere che stamattina salirà al Colle l’economista Carlo Cottarelli. A lui, con ogni evidenza, sarà affidato l’incarico di formare un governo che porterà in tempi brevi l’Italia al voto. È una scelta che in Parlamento può creare qualche difficoltà: Cottarelli è stato il protagonista di un piano di spending review apprezzato dal Carroccio e dai pentastellati ed è anche uno dei nomi emersi, nelle ultime difficili settimane, per la premiership di un governo pentastellato. Intanto lo scontro istituzionale rischia di esplodere. In serata Di Maio e Salvini perdono ogni freno e accusano duramente Mattarella. Nelle stesse ore i centralini del Quirinale sono in tilt, intasati dalle telefonate dei cittadini che chiamano per esprimere sostegno al presidente.

Potrebbe interessarti anche