La peggior pubblicità per un’azienda? Il suo sito internet

Sono sciatti, poco originali, scritti male, eppure dovrebbero essere la vetrina delle imprese. Piccola guida per migliorarli almeno un po’, a partire dalla lingua

Facepalm2 Linkiesta

Immagine con licenza Pixabay.com

28 Maggio Mag 2018 0725 28 maggio 2018 28 Maggio 2018 - 07:25
WebSim News

Margareth Thatcher diceva: “Cura le tue azioni, diventeranno abitudini; cura le tue abitudini diventeranno il tuo carattere e cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino”.

Lo stesso potrebbe valere per la scrittura. Curandola diventerà abitudine, che diventerà a sua volta espressione di ciò che sei, e ciò che sei forgerà il tuo destino. Come individuo e come azienda.

È abbastanza curioso come le aziende investano denaro e tempo per realizzare siti di cui poi nessuno si cura e che brillano per sciatteria, omologazione e trasandatezza. Eppure sono delle vetrine, come lo sono i nostri profili sui social professionali, spesso pieni di errori, banali e trascurati.
L’apparenza inganna, ma se ci presentiamo dobbiamo farlo bene, se no perché farlo?

Immagina di prendere un aereo. Sali e lo vedi sporco. Non inizi a provare un senso di insicurezza?
Sei al ristorante, vai alla toilette e sebbene sia ancora presto e la serata appena all’inizio, la trovi maleodorante e sudicia. Non ti viene da pensare che, se gestiscono così il bagno, altrettanta incuria avranno di uno spazio nascosto agli occhi, ma assai più importante, di nome cucina?

La scrittura parla per noi e mostra come siamo. Siamo certi di voler apparire distratti, sciatti, non curanti, omologati, anonimi, piatti, noiosi, insignificanti, demotivanti e chi più ne ha più ne metta?

Sei al ristorante, vai alla toilette e sebbene sia ancora presto e la serata appena all’inizio, la trovi maleodorante e sudicia. Non ti viene da pensare che, se gestiscono così il bagno, altrettanta incuria avranno di uno spazio nascosto agli occhi, ma assai più importante, di nome cucina?

Una nota banca scrive sul proprio sito, immagino, per essere attrattiva: “La società si caratterizza per la qualità e unicità dell’offerta, che spazia tra servizi bancari, investment solutions, advisory, e wealth management... La personalizzazione del servizio e delle soluzioni di investimento sono tratti distintivi.”.

Sorge spontaneo chiedersi:

  1. Si caratterizza - Non sembra, visto che i servizi offerti sono uguali a quelli di qualunque altra banca. Non è tutto! Il meglio arriva nel passaggio in cui si dichiara che la distinzione si fonda sulla personalizzazione del servizio. Davvero innovativo!
    Se non sei originale neppure nel messaggio, come posso pensare che lo sarai nell’approccio con me? Che mi tratterai veramente da cliente unico come mi sento di essere?

  2. Investment solutions, advisory e wealth… - Quanti italiani sono in grado di capire questi termini? Anche se la banca, che mira al target private, punta a rivolgersi a profili medio alti, in Italia molti sono anziani e l’inglese non lo conoscono. Siamo certi che il messaggio sia attrattivo?

  3. La scelta dell’inglese è comprensibile in ambiente finanziario, nulla di male. Ma va tradotto e adattato a menti, le nostre, meno allenate. Altrimenti ti percepirò come distante, come l’Affabulatore che mi riempie di parole astruse per dimostrare che lui è grande e io ben poca cosa.

Siamo sicuri che un cliente, al pari di qualunque essere umano, voglia sentirsi così?

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