Mattarella come Cossiga, ma l’impeachment non preoccupa il Quirinale

I 5 Stelle chiedono la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica. Non è la prima volta che se ne parla, anche se nessuno è mai stato processato. La Carta parla chiaro: Mattarella potrebbe rispondere solo per attentato alla Costituzione. Ma è molto difficile che si arrivi a sentenza

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28 Maggio Mag 2018 0745 28 maggio 2018 28 Maggio 2018 - 07:45

Ci avevano provato con Giovanni Leone, poi è stata la volta di Francesco Cossiga. Qualcuno ne ha parlato anche ai tempi di Giorgio Napolitano e adesso tocca a Sergio Mattarella. L’attuale inquilino del Quirinale non è il primo presidente della Repubblica a rischiare l’impeachment. Anche se finora nessuno è mai stato formalmente processato, il tema torna ciclicamente d’attualità nella travagliata storia repubblicana. Stavolta la polemica scoppia improvvisa. Sono trascorse appena due d’ore dal naufragio del governo Legastellato e il leader grillino Luigi Di Maio annuncia in tv le sue intenzioni. Il processo alle istituzioni finisce in diretta da Fabio Fazio, su Rai Uno. «Chiedo di parlamentarizzare questa crisi - spiega in collegamento telefonico il Cinque Stelle - utilizzando l’articolo 90 della Costituzione per la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. E chiedo alle altre forze politiche di appoggiarla». La richiesta è gravissima. La reale possibilità di ottenere la destituzione di Mattarella molto improbabile.

È la stessa Carta a fissare il perimetro delle accuse. I casi da prendere in considerazione sono solo due, molto specifici. «Il presidente della Repubblica - si legge - non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione». Ed è proprio la seconda circostanza che secondo i Cinque Stelle oggi rischia di mettere in difficoltà Mattarella. Presunto responsabile di un comportamento talmente lesivo delle nostre norme costituzionali da sovvertire l’ordinamento politico. È un reato che al momento pare assai difficile da dimostrare. In ogni caso non sarà il Parlamento a giudicare il presidente. Se le Camere in seduta comune hanno il compito di autorizzare la messa in stato d’accusa, la sentenza spetta alla Corte Costituzionale in una particolare composizione allargata ad altri giudici. La procedura è complessa e tutt’altro che immediata. Alla formale richiesta, segue un primo esame parlamentare. L’organismo chiamato a valutare le responsabilità del presidente è una commissione formata da deputati e senatori membri delle due giunte per le autorizzazioni a procedere. Sono loro, dopo attenta valutazione, a presentare una relazione ai colleghi. Come spiega la Costituzione, a quel punto le Camere devono riunirsi in seduta comune e autorizzare a maggioranza assoluta la messa in stato d’accusa. Data la questione particolarmente delicata, si procede con un voto a scrutinio segreto.

Ci avevano provato con Giovanni Leone, poi è stata la volta di Francesco Cossiga. Qualcuno ne ha parlato anche ai tempi di Giorgio Napolitano e adesso tocca a lui. L’attuale inquilino del Quirinale non è il primo presidente della Repubblica a rischiare l’impeachment. La richiesta è gravissima. La reale possibilità di ottenere la destituzione di Mattarella molto improbabile

Solo in un secondo momento la parola passa alla Corte Costituzionale. È in questa sede che si svolge il vero e proprio processo al capo dello Stato. A giudicare le responsabilità del presidente, però, non sono unicamente i giudici costituzionali. Il collegio viene integrato da altri 16 membri tratti a sorte da un elenco di cittadini compilato ogni nove anni dal Parlamento. La procedura è precisa e molto articolata. Le responsabilità da addebitare al presidente particolarmente gravi. Ecco perché la richiesta di Cinque Stelle e Fratelli d’Italia difficilmente potrà portare a un esito inatteso. Si spiega anche così la tranquillità con cui il Colle avrebbe appreso la notizia. «È una cosa che non sta né in cielo né in terra» spiegava ieri sera all’agenzia Agi Cesare Pinelli, ordinario di Diritto Costituzionale alla Sapienza. La mancata nascita dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte non può essere responsabilità di Sergio Mattarella? «Il presidente della Repubblica ha esercitato scrupolosamente le prerogative previste dalla Costituzione, in particolare dall’articolo 92 per quanto attiene alla nomina del presidente del Consiglio e, su sua proposta, dei ministri». Nessuna forzatura, insomma. Secondo il docente, piuttosto, l’operato di Mattarella «non è altro se non la piena applicazione del mandato costituzionale. Perché la scelta dei ministri è sì, in accordo con il presidente del Consiglio, ma quest’ultimo non può imporli al capo dello Stato».

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