Gialloverdi, ciao ciao: così Salvini ha fregato Di Maio (e l’ha messo con le spalle al muro)

Per i sondaggi, la Lega è a due soli punti dai Cinque Stelle. Ecco perché Di Maio si agita tanto. Perché sa che Salvini ora può andare a Palazzo Chigi da solo, senza alleati scomodi. E che Di Battista, nel frattempo, sta già scalpitando alle sue spalle

Dimaio Luigi Linkiesta

Tiziana FABI / AFP

29 Maggio Mag 2018 0755 29 maggio 2018 29 Maggio 2018 - 07:55

Forse basterebbe partire dalla fine. Più precisamente da un sondaggio di Swg, pubblicato ieri, che stima la Lega al 27,5% a due soli punti dai Cinque Stelle. O, se preferite, che racconta che Salvini, negli ottantuno giorni di stallo e trattativa ha guadagnato 10 punti percentuali, 3 solo nell’ultima settimana, tanti quanti ne ha persi Di Maio in due mesi. O, di nuovo, che ormai il Carroccio ha messo nel mirino la leadership elettorale del Movimento, e punta a diventare il primo partito italiano.

Con le elezioni alle porte, sono numeri che pesano. E che raccontano a perfezione chi stia monetizzando la rottura tra il fronte giallo-verde e il colle e chi invece rischia di pagarla a caro prezzo. E che si infilano, impietosi, tra le crepe di un rapporto -quello tra Luigi e Matteo- che sembra saldo solo a chi lo guarda da lontano.

Non ci fossero i numeri, basterebbe guardarli mentre saltano da una trasmissione all’altra, da una diretta Facebook all’altra, per capire chi dei due abbia la calma del vincitore (Salvini) e chi invece la frenesia di chi rischia di veder sgretolato un sogno (Di Maio), quello di portare al governo un Movimento nato solo dieci anni fa, e di finire dimenticato dalla Storia assieme al professor Conte e al suo curriculum. Già, perché la crescita della Lega, sommata alla nuova agibilità politica di Berlusconi, potrebbe portare il centrodestra al Governo e Salvini a Palazzo Chigi, senza bisogno di ulteriori alleanze e senza interposte persone.

Non ci fossero i numeri, basterebbe guardarli mentre saltano da una trasmissione all’altra, da una diretta Facebook all’altra, per capire chi dei due abbia la calma del vincitore (Salvini) e chi invece la frenesia di chi rischia di veder sgretolato un sogno (Di Maio)

Ecco allora spiegato perché Di Maio cerca disperatamente il centro della scena, con l’impeachment a Mattarella, con la richiesta agli italiani di appendere bandiere alle finestre, con la chiamata alle piazze del 2 giugno. Un piglio barricadiero che ha tre motivazioni. Primo: guadagnarsi le prime pagine dei giornali. Secondo: sfidare la Lega sul suo terreno, provando a levarle spazio o a farla rompere con Berlusconi. Terzo: il fiato sul collo di Alessandro Di Battista, che in questa fase di lotta dura, "buca" più di lui, strappa applausi più di lui e chissà che non possa addirittura scalzarlo, se l’emorragia di voti dovesse continuare.

Salvini invece non ci casca. Sa benissimo che il tempo è dalla sua parte e osserva sornione la frenesia dell’amico-nemico. Sa benissimo che tra Roma, Milano e Ivrea c’è chi pensa che l’impuntatura su Savona sia stata un pretesto, un cinico gioco leghista per far saltare un governo difficile da gestire e guidato dai Cinque Stelle, per tornare al voto, monetizzando il consenso accumulato. E sa bene pure che a Di Maio non conviene agitare pubblicamente questo sospetto, che taglierebbe ogni ponte ad alleanze future tra la Lega e il Movimento e farebbe fallire il tentativo di dividere il fronte del centrodestra.

E non è un caso, ancora una volta, che sia sempre più Berlusconi, ogni giorno che passa, il bersaglio degli strali dei Cinque Stelle. Perché sanno benissimo che l’unico punto debole di Salvini è lui, il vecchio Cavaliere, l’alleato scomodo che ricorda al mondo che la Lega non è nata ieri, che ha governato, e tanto, e che qualche responsabilità sullo stato dell’Italia ce l’ha eccome. Così come sa bene, del resto, che i due non si amano, che il vecchio Caimano non si fida più del giovane leader leghista e come ogni amante sospettoso pretende continue prove d’amore. Sarà un' estate bollente.

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