Il giornalismo? Deve puntare su digitale e qualità

Internet e la stampa non sono nemici. Lo dimostrano le esperienze di quotidiani come il New York Times o il Washington Post che, puntando su web e buon giornalismo, sono riusciti a invertire la tendenza negativa. E hanno visto aumentare il numero di abbonati

Digitale Linkiesta
29 Maggio Mag 2018 0950 29 maggio 2018 29 Maggio 2018 - 09:50
Tendenze Online

Come devono rapportarsi le piattaforme digitali e gli editori? Detto in altre parole, Internet e la stampa sono nemici o alleati?

Per provare a sviluppare una riflessione in merito, partiamo da qualche dato. Gli Italiani vogliono informarsi e desiderano farlo con contenuti di qualità, infatti quasi otto connazionali su dieci hanno consultato la stampa su carta o in formato digitale nell’ultimo mese. Parliamo per la precisione del 76,7% della popolazione adulta. Questi sono i numeri svelati da Audipress lo scorso 22 maggio e riportati da Primaonline. Tra il 3 aprile 2017 e il 31 marzo 2018 sono state effettuate 39.812 interviste su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Doxa, Ipsos e Reply e ciò che emerge è che il 31,4%, ovvero 16, 6 milioni, legge almeno un quotidiano al giorno; il 25,9% cioè 13,7 milioni, consulta almeno un settimanale ogni sette giorni. Infine, il 23,4% della popolazione, che tradotto in numeri equivale a 12,4 milioni di italiani, ha letto un mensile negli ultimi trenta giorni.

Il dato tendenziale nel corso degli anni svela tuttavia un calo dei lettori. L’avvento di Internet ha posto il mondo dell’editoria dinnanzi a delle vere e proprie sfide, qualcuno addirittura vede il Web stesso come il principale indiziato della crisi che sta vivendo. I giornali, in effetti, hanno dovuto competere con il continuo flusso di informazioni prodotto dalla rete, dove ciascun utente è sia produttore che fruitore di notizie e dove fonti attendibili o meno viaggiano con la stessa velocità ma, soprattutto, dispongono della medesima credibilità. Le testate giornalistiche si sono dotate di versioni digitali che talvolta si sono convertite alla logica del clickbaiting per catturare l’attenzione degli utenti e quindi per guadagnare più lettori. Eppure il destino della stampa non è ineluttabile. Come si fa a conciliare tuttavia la qualità dell’informazione con il profitto? Emiliano Pecis per Econopoly sul Sole 24 Ore dello scorso 20 maggio, afferma che il mondo dell’editoria può superare il periodo di crisi soltanto grazie a tutti quei processi che vanno sotto il nome di digital transformation, utili a rendere più efficienti i meccanismi aziendali, migliorare il prodotto e ottenere maggiori introiti ed elenca realtà che hanno già sperimentato questa vera e propria rivoluzione. Pecis ricorda che i modelli di business per l’editoria oggi sono sostanzialmente tre: la vendita di giornali in formato cartaceo o digitale, l’offerta a pagamento della versione online e la pubblicità, che spesso soprattutto su Internet, non è distinguibile dal contenuto. In particolare, per quanto riguarda il paywall per incentivare l’utente a consultare una testata giornalistica in rete dietro pagamento, si offre un numero gratuito di articoli in modo da fidelizzare il lettore e quindi chiedere in seguito una somma di denaro per visionare il resto dei contenuti. Adeguarsi alla logica del digitale e promuovere il giornalismo di qualità sembrano essere dunque le strade da intraprendere.

Rappresentanti della stampa e big della tecnologia stanno provando a confrontarsi in merito e l’ultima occasione in ordine di tempo, ha avuto luogo il 25 e 26 maggio a Borgo La Bagnaia, con la decima edizione del convegno “Crescere tra le righe”, organizzato dall’Osservatorio Permanente Giovani – Editori, guidato da Andrea Ceccherini. Alessio Ribaudo sul Corriere della Sera del 27 maggio ne fa un resoconto ed evidenzia che la diffidenza da parte degli editori nei confronti delle piattaforme, affonda le sue motivazioni sulla distribuzione degli introiti pubblicitari, eppure la maggior parte dei guadagni non deriva dalle inserzioni ma dagli abbonamenti, soprattutto da quelli digitali. I lettori vogliono un giornalismo di qualità e preferiscono accedere alle notizie grazie a strumenti che possono consultare quando e dove vogliono da pc e da smartphone. All’estero il Washington Post e il New York Times proprio grazie agli abbonamenti stanno invertendo la rotta e ottenendo maggiori utili.

Internet dunque non è affatto un nemico dell’informazione e il mondo dell’editoria, dopo essere rimasto spiazzato dalle novità, prova ad essere al passo con i tempi.

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