Di Maio e Salvini, meglio un uovo oggi che una gallina (morta di spread) domani

I rischi di una campagna elettorale estiva e la paura dello spread spingono Lega e Cinque Stelle (e Mattarella) a riprendere in considerazione Conte. Ma Stavolta senza Savona al ministero dell’Economia

Gigetto Di Maio
31 Maggio Mag 2018 0735 31 maggio 2018 31 Maggio 2018 - 07:35

C’è un esercizio a cui s’applicano i monaci buddhisti tibetani: disegnare con perizia sul pavimento un mandala con la sabbia, contemplarne la forma compiuta e infine spazzarlo via con un soffio. L’esercizio aiuterebbe a comprendere l’impermanenza di tutte le cose e soprattutto a farsene una ragione. Si usi la stessa disposizione verso i Governi possibili, proponibili, proposti, e non si rischierà l’errore di considerare permanente ciò che fino a mezz’ora prima era ritenuto anche solo probabile. Ora, per dire, è ritornato parallelo all’esperimento Cottarelli, lo schema Conte. Giuseppe Conte, il professore di diritto civile che aveva tentato la settimana scorsa di formare il governo Lega Cinquestelle a cui il veto di Mattarella su Savona al Tesoro ha sbarrato il passo.

E però dopo il naufragio in porto del tentativo Cottarelli Conte potrebbe ripresentarsi al Quirinale nelle prossime ore per proporre una versione aggiornata di esecutivo giallo-verde. Versione dalla quale il nome di Savona, in virtù dello spacchettamento del ministero dell’Economia, potrebbe essere ricollocato alle finanze, mentre al Tesoro andrebbe una figura di area leghista “di calibro” ma meno allarmante del professore. Alcune deleghe del Mef poi potrebbero essere trasferite al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo che, secondo il piano originario, dovrebbe essere ricoperto da Giancarlo Giorgetti.

E poi c’è quel labiale, forse rivelatore, in un filmato dell’agenzia Vista che cattura un passaggio chiave di una telefonata di Salvini: “Se sta bene a Di Maio – dice il segretario leghista - sta bene anche a me”

Su questa ipotesi si gioca il rilancio di Giuseppe Conte, ipotesi che il Quirinale ha fatto capire sarebbe disposto a considerare con grande interesse. Restano le perplessità di Salvini. Per il leader leghista si tratterebbe di rinunciare a Savona al Tesoro ma soprattutto di lasciar cadere la possibilità di andare al voto subito e capitalizzare l’onda di consenso che spinge la Lega a percentuali vicine al 27%. “Non capisco – diceva ieri Salvini - perché dovremmo cedere alle richieste e ai capricci dei tedeschi. Se ai tedeschi non piace un ministro lo cambiamo? Mi sembra una scelta strana”. Strana e tuttavia non del tutto esclusa dal capo leghista il quale in tarda serata usa formule possibiliste: “Possiamo ragionare”, “Porta mai chiusa a un governo politico”, “Avevo capito che anche per di Maio Savona era irrinunciabile”. E poi c’è quel labiale, forse rivelatore, in un filmato dell’agenzia Vista che cattura un passaggio chiave di una telefonata di Salvini: “Se sta bene a Di Maio – dice il segretario leghista - sta bene anche a me”.

Dove l’oggetto del benestare potrebbe essere proprio la rimodulazione del ruolo di Savona e il rilancio di Conte. A spingere in questa direzione sarebbe anche il corpaccione leghista che vede i rischi di una campagna elettorale estiva e teme gli effetti dello spread sull’umore del paese. Il coefficiente palmare di un uovo oggi – il governo - è maggiore di quello della gallina domani del pieno elettorale e dell’ opportunità di un monocolore leghista: in fondo è di questa filosofia che si nutre la tentazione di Salvini e dei leghisti di accettare alla fine la proposta rimessa sul tavolo da Di Maio.

Ma ogni giorno ha la sua sorpresa, e le tele ordite ieri vengono disfatte oggi, i mandala disegnati con perizia soffiati via, come fanno i monaci tibetani. Ma se ora la via che pare aprirsi è quella di virare sul governo politico con una formula accettabile per il Quirinale, così risparmiando al paese la sfiducia a Cottarelli giurata dai Cinquestelle e le elezioni in pieno luglio, è perché nessuno confida che la pazienza degli italiani sia quella dei santi del buddismo tibetano.

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