Un’ora e mezza di discorso, 37 secondi per le donne: caro Conte, cominciamo malissimo

Il presidente del Consiglio ha dedicato 37 secondi alle donne nel suo discorso ma non presenta nulla di innovativo. Anzi commette lo stesso peccato degli altri governi: pensare che per parlare di donne sia sufficiente occuparsi delle deboli e delle mamme

Conte Linkiesta

Giuseppe Conte (Andreas SOLARO / AFP)

6 Giugno Giu 2018 0735 06 giugno 2018 6 Giugno 2018 - 07:35

«Conte parla delle donne. Parla delle donne e i giornali non dicono niente». Ricevo questo messaggio su Whatsapp da parte di un amico pentastellato convinto, di quelli che bullizzano e schifano il Pd un po’ come gli juventini bullizzano e schifano gli interisti dopo ogni sconfitta calcistica. O il contrario, non sono esperta.

Perbacco, mi dico. Allora, vediamo un po’. Vado sulla pagina Facebook di Giuseppe Conte. Il video è nell'ultimo post, il discorso di insediamento. Ci clicco e scopro che dura un'ora. Mocca, penso tra me e me. Va bene, lo guardo. Skippo un po’, non ho così tanto tempo. Ma skippo in maniera molto serrata, saltello rosicchiando secondi, sono ansiosa di ascoltare cosa dice Conte alle donne e delle donne.

Il neo-Presidente legge il suo discorso, incespica spesso e volentieri, ma sfido io, che ansia ti può venire. Ci racconta le intenzioni di questo cosiddetto governo del cambiamento e, tra una citazione di Dostoevskij e un colpetto di tosse, discetta di privilegi, pensioni d’oro, Europa, sicurezza, immigrazione, lotta all'evasione, sanità, mafia, ambiente, prosperità.

Finalmente colgo, dopo i primi 20 minuti di monologo, con la casualità con cui si distingue un intercalare, poco più che una congiunzione in un discorso assai più ampio, il primo riferimento alle donne (ce ne sarà un secondo, dopo circa altri dieci minuti).

Il primo, sul mondo del lavoro: sostanzialmente Conte dice che siamo brave e determinate, a volte PERSINO più degli uomini, e dunque non è giusto che ci paghino di meno, e non è giusto che ci sentiamo abbandonate quando facciamo un bambino (nel senso che l'ultima parola della frase "Donne e Lavoro" è BAMBINO, tralasciando poi che basterebbe parlare con le donne all'estero per capire che in verità, da questo punto di vista, l'Italia pare sia messa molto meglio di altri paesi e il tema, semmai, è coinvolgere di più i padri, non chiudere più a lungo le madri in casa ad allattare). Però va bene, comunque è giusto, mi sembra anche il minimo citare la disparità salariale, in un mondo nel quale #MeToo ha fatto tremare non pochi intoccabili e mentre le donne, in tutto il mondo, molto lentamente, iniziano a ridestarsi e provano, in maniera ancora germinale, ad agglutinare identità e pensiero collettivi. Ad ogni modo, questa prima frase del Presidente del Consiglio, dura circa 33 secondi, 12 dei quali di applausi. Ventuno secondi di contenuto.

Il secondo punto nel quale vengono citate le donne, è l’inasprimento delle pene per il reato di stupro. Questo discorso è più prolifico di digressioni e permette di ampliare gli orizzonti dialettici, di citare la certezza della pena per "garantire la sicurezza ai cittadini onesti" o qualcosa del genere. Insomma, ha smesso di parlare di donne persino nel punto dedicato alle donne. E comunque, naturalmente, si parlava delle donne vittime, delle donne stuprate, di quelle ammazzate (non certo di quelle vive, vegete, preparate, intelligenti, capaci e competitive). “Però è giusto, le pene ora sono ridicole”. Ma certo, ma sì, ma va bene.

Da qui a titolare "Conte parla delle donne" mi sembra ce ne passi. Tra punire e prevenire, tra sanzionare ed educare, c'è una grande differenza, una differenza che solo le donne, se decideranno di appropriarsi del loro potere, potranno fare. E non per sostituirsi ai metodi maschili, ma per integrarli, moderarli, migliorarli. In questa società manca clamorosamente il contributo intellettuale delle donne, dalle poltrone alle stanze dei bottoni, passando per le prime pagine dei giornali e i libri di storia. Da un governo che pretende di essere nuovo, sarebbe stato bello vedere un'innovazione vera.

Questo governo, dal punto di vista delle donne, non presenta nessuna particolare innovazione. Anzi, commette lo stesso peccato originale degli altri che lo hanno preceduto: pensare che per parlare delle donne sia sufficiente occuparsi delle deboli e delle mamme, come se la femminilità fosse solo quella roba lì

Il video prosegue, io continuo a skippare responsabilmente e, ogni tanto, mentre Conte parla di nuovi metodi per governare, cado con lo sguardo sui commenti della diretta Facebook. Tutti entusiastici, nel senso che non ne ho letto nemmeno uno polemico. Tutti soddisfatti, tutti commossi, tutti finalmente animati dalla suggestione di sentirsi rappresentati. Incluse le donne (molte delle quali, anzi, trovano che Conte sia sexy, cosa che non mi stupisce, trovavano sexy persino Renzi). Ora, fermo restando che sono sulla Pagina di Giuseppe Conte dov’è plausibile ci siano più sostenitori che detrattori, ho l’impressione che questo presidente del Consiglio non piaccia a tutti, ma piaccia a molti, ed era un pezzo che non si riscontrava un sentimento popolare del genere. La gente confida in questo cambiamento, e magari questo cambiamento ci sarà, capiremo poi se migliorativo o peggiorativo (per il momento siamo impegnati coi pronostici, le scommesse e l'acidità di stomaco).

Resta però il fatto che questo governo, dal punto di vista delle donne, non presenta, a uno sguardo superficiale come può essere il mio, di supponente radical chic del cazzo (cit), nessuna particolare innovazione. Questo nuovo governo, come tutti quelli che l’hanno preceduto (lasciate stare Berlusconi, che quello è proprio un discorso a parte), presenta lo stesso peccato originale: pensare che per parlare delle donne sia sufficiente occuparsi delle deboli e delle mamme, come se la femminilità fosse solo quella roba lì.

Per carità, Conte ha fatto bene a dire ciò che ha detto ma evidentemente non è sufficiente ed evidentemente non ha idea di cosa significhi “parlare delle donne”. Innanzitutto perché quell’idea non ce l’ha nessuno, men che meno la maggioranza degli uomini. Secondariamente, perché dovrebbero essere le donne a parlare delle donne, fin quando sarà necessario parlare di donne e di uomini, e di etero e di gay, e di bianchi e di neri (e via discorrendo, potete continuare all'infinito a trovare categorie sociali messe in antitesi culturale). Una rivoluzione che non includa, non valorizzi, non interpelli e non interpreti le istanze delle donne, è una rivoluzione gravemente zoppa. Un discorso d’insediamento che dedichi alla metà della popolazione italiana, quella femminile, soli 37 secondi, è un discorso parziale e non così diverso dai precedenti discorsi. Trentasette secondi in un'ora, 37 su 3.600 secondi.

Direi che finché gli uomini, che sono nostri amici, nostri compagni, nostri padri, nostri fratelli, nostri cugini e nostri figli, oltre che nostri politici, continueranno a pensare che tenere in considerazione le donne sia dar loro un contentino, una pacca sulla spalla (quando non sul culo) o una carezza sul capo; finché continueranno a pensare che dobbiamo ringraziare per la menzione, o per la quota rosa, o per la rappresentanza ridicola che ci è concessa in qualità di minoranza, mi pare chiaro che non colgano un dettaglio essenziale: non siamo una minoranza. Ce ne stiamo accorgendo e, prima o poi, non accetteremo più di essere trattate da tali. Fino ad allora, per il momento, nessuna rappresentanza politica delle nostre istanze, neppure con questo nuovo governo. Qui è tutto, passo e chiudo.

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