Ecco perché non possiamo non amare Kim Jong-Un

Storico incontro tra il leader nordcoreano e Donald Trump a Singapore. Chi è Kim Jong-Un? Un pazzo dittatore? Forse. Un geniale stratega politico? Sicuro. Ma prima di tutto Ciccio Kim è una incontrastabile icona pop. Che non si può non amare

Kim_Jong_Un_Linkiesta
12 Giugno Giu 2018 0740 12 giugno 2018 12 Giugno 2018 - 07:40

Se Renzi fosse simpatico almeno un micron di quanto è simpatico Kim Jong-un saremmo salvi. Nonostante la razionalità democratica schierata da una parte e i missili a pioggia dall'altra, il più amato fra i due resta Kim. Kim l'orsetto che uccide. Con la sua stazza, quella faccia soda, quel taglio di capelli alla Genny di Gomorra, è una icona pop perfetta. Fa parte della schiera di uomini da meme, anzi, insieme a Trump, si aggiudica la medaglia satirica. The Donald è un vero postmoderno: vince usando equivocità e difetti. Mentre Kim Jong-Un, ideologico com’è, vince semplicemente usando la fissità della sua icona.

Ma comunque vince. Lo prendono tutti in giro, gli dicono tutti male, ma alla fine ci fa ridere. Lo guardi e ridi di lui, ma pure con lui, anche se è imbronciato. Ci giochi. Pensi al fatto che poteva avere la bomba atomica sotto la seggiola e ti viene in mente questo meme.

E anche Renzi e Di Maio, con il viso morphizzato, con la sua giacca e il suo taglio, messi lì dai detrattori, non risultano dittatoriali. Sono solo più simpatici. Antonio Razzi ostenta una lettera che Kim gli avrebbe inviato, in cui sparlerebbe di Trump. Albano Carrisi pubblica su Oggi una lettera in cui lo esorta: “Diventa imperatore del bene” e siamo felici. Marco Marrone, quello di Saluta Andonio sembra già la sua copia. Il prototipo è sempre lui. Lui Kim.

Kim è bidimensionale. Anche con quella faccia così esplicita, Kim Jong-Un è un mistero. Un cicciotto che si può sovrapporre a qualunque contesto. Un tutto tondo perfetto. Sotto il fumetto c’è l’indefinito, che fa più paura del crimine accertato: è la maschera dietro alla quale possiamo immaginare ogni nefandezza. Infatti su di lui fioriscono non solo episodi inquietanti, ma soprattutto le fake news. Avrebbe fatto sbranare lo zio e i suoi cinque aiutanti, nudi, da 120 cani affamati, per cinque giorni. Avrebbe fatto fucilare un alto ufficiale traditore con dei cannoni.

Il quotidiano Chosun Ilbo della Corea del Sud ha riportato che uno dei funzionari dell'ex reparto di Jong sarebbe stato bruciato vivo con i lanciafiamme. E che un funzionario militare, trovato ubriaco durante il periodo di lutto per Kim-padre, sarebbe stato condannato a morte e ucciso con colpo di mortaio, dopo che Kim diede l'ordine che non restasse “nessuna traccia di lui, capelli compresi”. Sarebbero stati. Forse. Solo una cosa è certa: i capelli sono la fissa del dittatore. Avrebbe imposto il suo (fantastico) taglio a tutti i bambini del regno, e la BBC ha riferito che diverse campagne mediatiche della Corea del Nord approvavano le acconciature ufficiali e ridicolizzavano le persone con i capelli lunghi: uno show televisivo di Stato, dicono, ha addirittura avvertito la popolazione che i capelli lunghi danneggiano l'intelligenza consumando l'energia del cervello.

Niente di tutto ciò è verificabile. Quello che succede in Corea del Nord resta in Corea del Nord. Le notizie arrivano da agenzie stampa della Corea del Sud (fino a pochi mesi fa il nemico storico), poi vengono rimbalzate dai media americani (nemici), e finiscono sulle pagine dei quotidiani nostrani (amici degli amici dei nemici). Tanto che il debunking delle balle su Ciccio Kim è il perfetto esercizio ermeneutico di chi vuole capire qualcosa invece di prendere per buone le fesserie dei giornali. Kim stimola l’intelligenza.

Smascherare le balle su Ciccio Kim è il perfetto esercizio ermeneutico di chi vuole capire qualcosa invece di prendere per buone le fesserie dei giornali. Kim stimola l’intelligenza

E la ricerca. Non si sa nemmeno con certezza quando sia nato. Pare nel 1984 (quindi ha preso il potere a soli 27 anni). Oltre ai motivi politici per i quali non si deve sapere nulla di Kim ci sono anche dei motivi “religiosi”. Non si deve sapere niente di umano del proprio dio e Kim è una specie di dio per il suo popolo. Delizie del materialismo storico all’orientale, che non è mai materialista, né storico. È solo Orientale. E giù murales lunghi chilometri che inneggiano al “sole supremo”, inginocchiamenti rituali, amore incondizionato. La zia che gestisce una lavanderia a secco a NY e il suo sushi-chef che si fa chiamare con lo pseudonimo di Kenji Fujimoto sono le uniche fonti che hanno rilasciato qualche aneddoto sulla sua vita, sul suo carattere. Oltraggio degli oltraggi.

Ecco i tratti umani del grande sole: va pazzo per il basket tanto che dormiva con un pallone (uno dei pochissimi stranieri che ha incontrato è Dennis Rodman, ex giocatore NBA noto per avere vinto con i Chicago Bulls di Michael Jordan), ha studiato a Berna (!), quando la madre provava a rimproverarlo perché giocava troppo e non studiava abbastanza lui non rispondeva, ma protestava con lo sciopero della fame.
Ci è ancora più simpatico. Ma siccome le brutture non bastano mai bisogna tacciarlo pure di pazzia. O meglio, fa brutture perché è un pazzo. Lo stereotipo più usato in funzione anti Kim Jong-Un è quello, vecchio, del “pazzo dittatore”, tipico del moralismo “de destra” anglosassone, dell’ossessione Peyton Place per il privato, per il quale i segreti magico/sessuali di Hitler, o il fatto che Bin Laden si masturbasse guardando filmini, è politicamente rilevante più della sbronza perenne di Winston Churchill.

Lo stereotipo più usato in funzione anti Kim Jong-Un è quello, vecchio, del “pazzo dittatore”, tipico del moralismo “de destra” anglosassone, dell’ossessione Peyton Place per il privato, per il quale i segreti magico/sessuali di Hitler, o il fatto che Bin Laden si masturbasse guardando filmini, è politicamente rilevante

Solo che Kim non è pazzo, anzi. Ci sono buoni motivi per credere che alzando la posta la partita geopolitica nell’area l’abbia vinta lui. Lui e Trump, ora che i sudcoreani stessi vogliono dare a The Donald il Nobel per la pace. Fatto sta che esaurita la politica a noialtri resta davanti l’orsetto a tutto tondo ma bidimensionale, i meme. La simpatia. Perché del mistero non può darsi che parodia. Spesso quando ridiamo facciamo esperienza di quello che di solito non notiamo.

Razionalmente “Bleah è un dittatore con bombe, missili, ordigni nucleari, forse ha giustiziato la sua intera famiglia...” ma lo guardiamo con una parrucca bionda e puff… ci divertiamo. E ci sentiamo vicini pure a lui. Con Hitler non ci si riesce non certo per le nefandezze che ha compiuto ma perché ha dei lineamenti troppo duri (le barzellette su Hitler fanno ridere, i meme con lui sono solo inquietanti). Kim anche se è il “sole splendente” del suo popolo (non può essere osservato quando è al massimo del suo splendore, è lontano, anzi astratto), si smitizza da solo. Si fa guardare, si fa misurare, sfoggia le sue mise, i suoi tagli, i suoi drappi, le sue fossette. Forse mangia così tanto proprio per questo, per mantenere la faccia paffutella, le sue fossette da Buddha che sono la sua forza.

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