Giornalisti, moralisti a metà

19 Agosto Ago 2011 0738 19 agosto 2011 19 Agosto 2011 - 07:38

I giornali, praticamente tutti, anche quelli di destra, sono diventati i megafoni dell'antipolitica. Successe anche nel 92-94 allorchè la fine della prima repubblica venne accelerata dal vigore con cui l'informazione cavalcò Mani Pulite. All'epoca, per non sbagliare, quattro grandi quotidiani concertavano assieme la prima pagina con un sistema di consultazione che li metteva al riparo da errori e da "buchi" e che amplificava la forza d'urto. Anche oggi leggiamo articolesse severe contro la politica e i suoi privilegi. Per esempio abbiamo letto cronache impietose e scandalizzate sui ristoranti a basso prezzo di Camera e Senato.

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Peccato che nessun giornale abbia scritto che questi ristoranti sono frequentati dal ghota del giornalismo italiano e da quasi tutti i cronisti parlamentari. è buffo che si siano accorti dei privilegi, di cui hanno goduto, solo ora e che nessuno abbia scritto che il pasto del parlamentare aveva lo stesso costo di quello del cronista che ne riportava fedelmente il pensiero. Stessa cosa per quanto riguarda le pensioni. Penso alla battaglia sull'allungamento dell'età pensionabile che è una bandiera della stampa più illuminata e liberale.

Peccato che tutti i grandi gruppi editoriali, anche quelli che più si scandalizzano, hanno fatto ricorso, e ne faranno, ancora ai pensionamenti anticipati mandando a casa fior di cronisti, inviati e commentatori ben prima del compimento dei sessantanni. Questi due esempi servono a dire che bisogna fare attenzione alle cattedre ambulanti che predicano il rigore che non applicano a se stessi.

Prendiamo l'ultimo esempio. Che cosa accadrà nei prossimi mesi ed anni nelle aziende editoriali. Si consentirà la sfoltimento a carico degli enti previdenziali? Oppure qualcuno dirà agli editori che la pacchia è finita? Credo che il problema italiano sia la scarsa credibilità di tutti gli attori in scena. E a questo declassamento del panorama ha contribuito anche il mondo dell'informazione con i suoi silenzi, i suoi privilegi, i suoi sprechi.