L’unità dei cattolici favorisce l’immoralità

27 Settembre Set 2011 0830 27 settembre 2011 27 Settembre 2011 - 08:30

Il messaggio di monsignor Bagnasco di ieri sulla “questione morale” ha fatto nuovamente parlare di un progetto politico dell’episcopato italiano, deluso da Berlusconi e attratto dall’ipotesi di un nuovo partito cattolico. Le prime reazioni dei cattolici più in vista nel Pdl sono state omertose e deludenti. Nessuno di loro ha reagito positivamente all’appello del cardinale. Non ha prevalso però un tardivo spirito laico ma l’ossequio all’antica obbedienza verso il premier. Bisognerà prima o poi discutere e trarre un bilancio della presenza cattolica in politica per valutare come l’egemonia dei credenti nella vita pubblica non abbia quasi mai coinciso con una crescita della moralità delle classi dirigenti. La ragione sta nello scambio fra attività pubblica spesso degenerata e interessi del mondo cattolico istituzionalizzato.

Berlusconi E BagnascoCardinal Bagnasco e Silvio Berlusconi
La crisi dell’unità politica dei cattolici venne accelerata proprio dalla convinzione che bisognasse spezzare questo legame. Che non vi fossero, cioè, le ragioni per una militanza sotto le stesse bandiere di cattolici divisi dalle prospettive politiche ma anche che non fosse necessario un “cartello” cattolico per tutelare gli spazi pubblici della fede. Questo passo in avanti è stato contraddetto negli anni di Berlusconi dal cinismo dei vescovi italiani e dal silenzio di almeno due papi. Oggi Bagnasco ripropone le questioni etiche al centro del discorso pubblico ma ripropone un soggetto politico unitario per la rinascita cattolica mettendo così le basi per una nuova immoralità e/o irresponsabilità della classe dirigente cattolica. Il cardinale, infatti, nel momento in cui riafferma il primato della moralità cattolica mette in cantiere lo strumento per la sua elusione.

L’unità politica dei cattolici, infatti, è uno dei veicoli di trasmissione dell’immoralità nella politica perché introduce una logica lobbista nella gestione del rapporto fra politica e fede. Il cattolico richiamato alla unicità della sua opzione politica è un cittadino che non si misurerà con le regole della morale ma con la moralità e la coerenza del suo atteggiamento rispetto agli interessi della sua chiesa. Il cattolico libero, o “adulto” come disse Prodi, dovrà misurare la sua vita pubblica con i dettami della morale cattolica e il giudizio, anche morale, degli elettori. Il cattolico chiuso nel recinto dell’obbedienza al soggetto politico unificato sarà giudicato dal fatto di essere o non un buon soldato nell’esercito dei vescovi.

Bagnasco non può non rendersi conto che il berlusconismo è frutto di una certa idea della presenza cattolica nella politica. E’ l’aver battezzato come cattolico lo schieramento di centro-destra che ha consentito tanti successi elettorali al premier e lo ha convinto di poter godere di una libertà di comportamenti non censurabile da alcuna cattedra religiosa. Combattere l’immoralità del berlusconismo è tutt’uno con la contrapposizione a una nuova chiamata unitaria dei cattolici in politica. Nel centocinquantesimo dell’unità d’Italia non c’è niente di più anacronistico che imporre l’unità a cattolici che avrebbero invece bisogno di una Chiesa vicina al popolo, vigile e solidale, moralmente ineccepibile che cacci non solo i mercanti ma anche i vescovi-mercanti dal tempio.