Forza Napolitano! Il Presidente ha buttato nella spazzatura il bambolotto di pezza della secessione

1 Ottobre Ott 2011 0729 01 ottobre 2011 1 Ottobre 2011 - 07:29
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L’avevamo invocato alcuni giorni fa e l’affondo di Giorgio Napolitano c’è stato. Il Presidente non può intervenire sui comportamenti morali di singoli esponenti politici, anche se mi aspetto che prima o poi qualcosa dirà, ma può parlare degli interessi primari di una comunità nazionale. L’ha fatto. È persino singolare lo scandalo suscitato dalle sue parole. In un Paese normale la tutela dell’unità nazionale dovrebbe essere considerata un dovere degli uomini pubblici. È legittimo pensarla diversamente, è illegale praticare ipotesi di rottura secessionista. Il presidente ha ricordato con grande vigore alcune verità: l’inesistenza del popolo padano, che è un’invenzione tutta politica assai diversa da un dibattito serio sulle diverse storie regionali italiane, e l’obbligo alla tutela dell’unità statale sancita dalla legge suprema della Repubblica che prevede sanzioni contro non solo chi volesse infrangerla ma anche verso quelle autorità che non si ergessero a difesa dell’unità nazionale. Il Presidente della Repubblica, in quanto rappresentante e tutore dell’unità del Paese e a capo della magistratura e delle Forze Armate, non solo deve difendere l’unità ma è obbligato a farlo dalla Costituzione sulla quale ha giurato. Questo dogma dovrebbe valere anche per i ministri e per il premier, anche lui tenuto all’osservanza della legge fondamentale.

Secessione
Napolitano, come avranno notato i lettori più attenti, non ha fatto un attacco ad alzo zero alla Lega. Ne ha semplicemente criticato l’attuale deriva secessionista. Il Capo dello Stato ha infatti ieri apprezzato la svolta federalista del partito bossiano ritenendolo un passo avanti rispetto alle idee separatiste della prima fase. Non ha alcun senso quindi affermare che il Quirinale ha messo sotto accusa un partito che ha i suoi rappresentanti in Parlamento mentre è vero che ha ricordato i limiti costituzionali della sua azione politica. Oggi i giornali di destra titolano su Napolitano che «vuole arrestare Bossi». Titolo brillante che rende un pessimo servizio al Paese, al Capo dello Stato e anche al leader leghista. Bossi sa che Napolitano deve dire quello che ha detto. Sa anche che la secessione è impossibile soprattutto oggi che il suo partito è ai minimi termini e che il cosiddetto popolo padano ha altri pensieri nella testa.
Le parole di Napolitano hanno voluto anche spezzare questo singolare giochetto da teatrino della politica che si svolge alle spalle del Paese. il giochetto consiste nella minaccia scessionista che serve a tenere buona una parte della base leghista e motivare la necessità dell’alleanza di governo con i berluscones. Non a caso il più irritato è Silvio Berlusconi. Avendo chiarito quello che tutti sanno, cioè che la secessione è un atto che prevede una reazione adeguata dello Stato, due settimane fa scrissi che è materia più che della politica della Divisione Pastrengo dei carabinieri, il premier non sa cosa offrire a Bossi per aiutarlo a tenere buona la sua base irritata per i salvataggi di ministri discussi e per l’inconcludenza del governo. Da ieri il bambolotto di pezza della secessione finisce nella spazzatura e Bossi e Berlusconi sono di nuovo di fronte alle loro responsabilità. Se la Lega attaccherà oggi pesantemente il capo dello Stato e il premier non difenderà il Quirinale l’intera coalizione di governo si porrà al di fuori della dialettica democratica.