No free jobs, è scoppiata la rivolta in rete

9 Novembre Nov 2011 1718 09 novembre 2011 9 Novembre 2011 - 17:18

E’ iniziato tutto ieri, e oggi è esplosa la rivolta con tutta l‘indignazione, l’energia e la velocità di condivisione che hanno i social media. Stronco pubblica un post su WikiCulture dal titolo “Caro blogger, ti pago 20 euro al mese e tu mi scrivi 40 pezzi”.

In pratica una Società editoriale è disposta a pagare 50 centesimi per post, un sacco di soldi. Chi non aspira a tale retribuzione? Basta un mese e mezzo di lavoro per potersi permettere la pizza al ristorante. Per i maschietti che vogliono invitare le femminucce ne servono tre.

Esiste un modo per guadagnare 20 euro senza perdere la dignità? Certo e Stronco elabora una lista alternativa. Ad esempio “Montare su un piedistallo in piazza del duomo e rimanere fermi, cercando di fare la statua umana, basteranno poche ore e poi ti paghi anche la lezione di stretching in palestra. Mettersi a cantare lungo una delle vie dello shopping, se sei bravo guadagni, se non sei bravo ti pagano per smettere. Pescarli di notte dalla vasca portafortuna della tua città”. Semplice e sicuramente più divertente che stare davanti allo schermo del pc, per guadagnare il grasso bottino di 50 centesimi a pubblicazione.

Paolo Ratto, condivide sulla sua pagina Facebook il post commentando “Gratis non si lavora. Si ozia”. E’ una frase che riscuote il plauso di molti. Cristina Simone la twitta, crea l’hashtag #nofreejobs e chiede agli altri di aiutarla segnalando offerte di retribuzione ridicole.
In poche ore, grazie anche all'aiuto di Web in Fermento che ha contribuito a pubblicizzare la notizia, viene creata una nuova pagina Facebook No free jobs, viene recuperata e arricchita la “Mappa delle proposte di stage indecenti” e nascono centinaia di cinguettii su Twitter di utenti che hanno ricevuto proposte imbarazzanti di lavoro gratis o sottopagato. Potete scrivere la vostra, nessuno è solo nel bagnomaria della disoccupazione galoppante.

La frase classica degli sfruttatori la sintetizza Matteo Castellani “Lavorare gratis, grasso che cola, sai la crisi. Ti facciamo fare esperienza, ti lamenti? Un contratto? Ne riparliamo poi, forse”,
Mentre la soluzione la offre Claudio Gagliardini “Il lavoro si paga altrimenti torniamo al baratto che è meglio per tutti”.

Io propongo di fare Santo subito Claudio: niente stress da spread, niente pensioni d’oro per i politicanti, niente disoccupazione.

Viva l’Italia