Professor Monti, ma i tassisti e i farmacisti italiani sono più potenti di Microsoft?

15 Dicembre Dic 2011 1721 15 dicembre 2011 15 Dicembre 2011 - 17:21

Leggendo le cronache di queste ore, sentendo i commenti del ministro Corrado Passera sulle terribili resistenze delle corporazioni italiane alle timide liberalizzazioni annunciate dal governo guidato da Mario Monti, e osservando la grande cautela con la quale il nuovo esecutivo si muove sul terreno delle liberalizzazioni mi è sono posto un atroce quesito: vuoi vedere che i tassisti e i farmacisti italiani sono più potenti del gigante di Bill Gates. Il dubbio mi è venuto pensando alla biografia politica e professionale del presidente del Consiglio Mario Monti che come tutti ricorderanno prima di essere chiamato nelle paludi della politica italiana a risanare l'economia ereditata dall'era di Berlusconi è stato per anni commissario europeo per la concorrenza. E tutti lo consideravano il terrore dei monopolisti. Le cronache di quell'epoca ricordano un Monti assai combattivo e corrosivo contro gli sgarri alla concorrenza compiuti in più occasioni da Microsoft e da altri grandi gruppi. L'allora commissario alla concorrenza non guardava in faccia a nessuno e la multa che diede alla Microsoft fece molto arrabbiare Bill Gates e fece tremare i polsi a molti colossi industriali statunitensi e europei timorosi di fare la stessa fine. E' stato lo stesso Mario Monti a ricordare con orgoglio le sue battaglie europee per la libera concorrenza. Perchè allora tanta timidezza da parte del capo di governo nell'arginare le corporazioni italiane, nel dare un segnale "liberal" all'economia italiana? Perchè al primo segnale di resistenza il governo ha messo il piede sul freno? Fanno così paura i tassisti e i farmacisti italiani? Perchè scontentare milioni di pensionati e non quelle corporazioni che paralizzano il nostro sistema economico? Certo dopo i farmacisti e i tassisti bisognerebbe toccare le minicipalizzate ma se mai si comincia è difficile poi raggiungere obiettivi più ambiziosi. C'è da sperare che il nuovo esecutivo non sia già prigioniero della paludosa politica italiana, fatta di ricatti e contro ricatti, di lobby e contro lobby. Se così fosse saremmo nei guai perchè significherebbe che neppure un governo che non ha problemi elettorali è in grado di portare il paese fuori dalle secche della crisi.