L’era Monti: il potere reale in mano a donne vere

5 Gennaio Gen 2012 0916 05 gennaio 2012 5 Gennaio 2012 - 09:16

Ciascuno di noi avrà tempo e modo di dirsi d’accordo o in disaccordo con il governo Monti e per valutarne i risultati nel fronteggiare la crisi e nell’introdurre più equità, tuttavia il cambio di fase è, su alcuni piani, colossale. Penso all’immagine del “femminile”. Cinque donne stanno occupando la scena mediatica con competenza e passione facendosi apprezzare o creando dissenso sulla base delle cose che dicono o pensano. Tre sono ministre: la Fornero, la Cancellieri, la Severino. Due sono sindacaliste: la Camusso e Carla Cantone. D’improvviso il mondo dei media ha scoperto quello che i cittadini normali sapevano da tempo e che la politica ignorava: cioè l’avanzare di leadership femminili capaci di dare risposte sul piano della competenza tecnica a e su quello della comunicazione politica di fronte a un universo fatto di donne e di uomini.

MinistreAnna Maria Cancellieri, Elsa Fornero e Paola Severino

Il paragone con la stagione berlusconiana è troppo facile ma anche il confronto con l’emergere di figure femminili nel centro-sinistra appare perdente per quest’ultimo. Le tre ministre si sono affermate fuori dai canali privilegiati e maschili della carriera politica. Le due sindacaliste hanno dovuto sormontare concorrenti maschi dimostrando di avere più di loro competenza e carisma. Il giorno in cui una donna come queste che ho citato, o altre che non cito perché l’elenco è davvero impressionante, dovesse riuscire a guidare un partito politico, o più d’uno, saremmo di fronte ad una vera svolta. Non sono un maschio femminista. Mi avvicino a questi temi con umiltà e senso del limite. Annoto tuttavia quel che è accaduto. Camusso e Cantone rappresentano due figure di sindacaliste, ce ne sono state altre nel passato dello stesso livello non solo nella Cgil, capaci di unire durezza e pragmatismo.

SindacalisteSusanna Camusso e Carla Cantone

Fornero, Severino e Cancellieri sono tre donne diverse, c’è la durezza sentimentale della Fornero, c’è la freddezza da grande avvocato della Severino, c’è l’immagine casalinga della Cancellieri, ma tutte e tre restituiscono l’idea che la cosa pubblica è affidata in mani responsabili anche quando le scelte non convincono. Sia le ministre sia le sindacaliste hanno dovuto affrontare la dura corvee della carriera in ambienti maschili e ce l’hanno fatta. Le donne politiche invece danno l’idea di essersi sempre accodate a leadership maschili per avanzare o, detto più brutalmente, per fare carriera. Nell’ultima e penultima legislatura il centro-sinistra ha rinnovato la delegazione maschile ma ha lasciato proseguire nell’incarico tutte le sue donne chiudendo le porte alle nuove leve ovvero selezionandole secondo stereotipi (il caso Veltroni-Madia). Le Severino, le Cancellieri, le Fornero, ma anche le Camusso e le Cantone in questo sistema di regole della politica non hanno avuto e non avrebbero accesso. Forse bisogna rompere questa cristallizzazione burocratica che ha consentito a tante donne mediocri di emergere e impedito a tante donne di qualità di farsi avanti. Insomma c’è una questione femminile anche nella battaglia per rinnovare la politica.