Lo scivolone di Mario Monti sul tema dell'occupazione. Ma quale noia professore? Qui non c'è lavoro.

2 Febbraio Feb 2012 1714 02 febbraio 2012 2 Febbraio 2012 - 17:14
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Si può dire che Mario Monti ha fatto un'uscita infelice sul delicato tema del lavoro oppure si tratta di lesa maestà? Io penso che il presidente dl consiglio nella sua ossessione liberista sia scivolato su una buccia di banana che avrebbe potuto evitare. Una berlusconata gratuita che non aiuta la trattativa sul tema del lavoro e che toglie un po' di credibilità al professore dei professori. Con un uso accorto dei mezzi di comunicazione il capo dell'esecutivo ieri, prima al tg5 e poi a Matrix ha infatti spiegato ai giovani Italiani che il posto fisso è una noia mortale e che cambiare posto è bello. Per questo le nuove generazioni dovranno disabituarsi al posto fisso e accogliere con il sorriso sulla bocca il tema della mobilità. Forse il professor Monti è un po' stanco e a furia di viaggiare in Europa credeva di essere in Germania dove tutti gli osservatori dell'ultima settimana ci hanno spiegato che i tedeschi sono quasi in piena occupazione. Era in Germania che il capo del governo avrebbe dovuto fare quella battuta, non in Italia. Nel nostro paese e in particolare al sud i giovani e i meno giovani non riescono ad annoiarsi del lavoro fisso per la semplice ragione che un lavoro non ce l'hanno. Anzi, se vogliamo proprio guardare come stanno le cose i lavoratori italiani giovani e non giovani negli ultimi anni sono diventati grandi esperti di mobilità. La conoscono bene. Non quella del paradiso disegnato da Monti dove uno che ha un lavoro a un certo punto della sua vita decide di cambiario per fare qualcosa di nuovo e più creativo, ma la mobilità che viene imposta dalla cassa integrazione e che dopo qualche mese porta dritto dritto all'esercito della disoccupazione. E allora, professor Monti di che cosa stiamo parlando? Certo, i precari non hanno tempo di annoiarsi perchè in due anni sono capaci di cambiar lavoro tre o quattro volte, ma come lei capirà non è una scelta di vita la loro ma una necessità di sopravvivenza.