Se Wall street avesse il coraggio di Ratzinger

6 Febbraio Feb 2012 2200 06 febbraio 2012 6 Febbraio 2012 - 22:00

Gran convegno a Wall Street sui danni della finanza. Al suono della campanella, trader, banchieri e rappresentanti di hedge funds iniziano un seminario di quattro giorni per capire come porre rimedio al disastro economico che hanno combinato. Presente anche una delegazione di piccoli risparmiatori a cui sono stati fottuti i depositi in banca. Ai convegnisti viene spiegata come conformarsi alla legge sull’imposta globale sulle transazioni finanziarie che sta per entrare in vigore. In una sessione speciale, intitolata Sono un truffatore, saliranno sul palco per cospargersi il capo di cenere funzionari corrotti del Fondo monetario internazionale, manager licenziati con bonus da capogiro, nonché i politici che li hanno coperti.


Sembra un’utopia, ma, mutatis mutandis, è quello che sta avvenendo in questi giorni in Vaticano. La Pontificia università Gregoriana, secolare ateneo guidato a Roma dai gesuiti, ospita da oggi a giovedì un simposio internazionale sulla pedofilia. Intitolato “Verso la guarigione e il rinnovamento”, guarda al futuro senza nascondere il passato. All’appuntamento, benedetto dal Papa, partecipano rappresentanti di quasi tutti gli episcopati del mondo, uomini di primo piano della Curia romana, preti, suore, psicologi. C’è anche una signore irlandese che fu violentata da un prete quando era adolescente. La Santa Sede spiegherà alle conferenze episcopali come scrivere le linee-guida antipedofilia che devono tassativamente entrare in vigore entro maggio. Alla veglia penitenziale di martedì sera, nella chiesa di Sant’Ignazio, sette gruppi di rappresentanti ecclesiali che hanno sbagliato chiederanno scusa alle vittime.


Il simposio della Gregoriana non cancella il mastodontico problema della pedofilia nel clero. L’abuso sessuale di un bambino – peccato e crimine, ha precisato Ratzinger – ferisce una persona per sempre. E la Chiesa è solo a metà del guado. Il cardinale statunitense William Levada, mandato da Ratzinger ad aprire il consesso lunedì sera con un discorso dettagliato e severo, ha spiegato: “Anche coloro tra di noi che si occupano di questo tema da decenni riconoscono che stiamo ancora imparando e abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro per trovare il modo migliore di aiutare le vittime, proteggere i bambini e formare i preti per oggi e domani in modo che siano consapevoli di questo flagello ed eliminarlo dal sacerdozio”. In Europa solo pochi episcopati sono in regola con le linee-guida di contrasto agli abusi (“Regno Unito, Irlanda, Germania, Belgio e Francia”, ha snocciolato Levada, senza citare l’Italia…). E le resistenze sono tante. Nella Curia romana c’è ancora chi ritiene che un vescovo non debba denunciare un prete pedofilo perché deve comportarsi come un padre che protegge il figlio briccone. Nella Chiesa cattolica mondiale, e in alcuni paesi in particolare, la pedofilia del clero è tollerata da ignoranza, sacche di omertà, abusi di potere gerarchico. Ma il simposio della Gregoriana non è maquillage, né una bella trovata di public relations. “Nessuna organizzazione, nessuno Stato ha organizzato un evento simile”, ha notato il gesuita tedesco Hans Zollner, presidente del comitato organizzatore. La Chiesa cattolica lo ha fatto.