Pisapia, cosa c’entra De Albertis con la Triennale?

8 Febbraio Feb 2012 1217 08 febbraio 2012 8 Febbraio 2012 - 12:17

Cosa c’entra l’immobiliarista De Albertis, per molti anni capo lobbista dei costruttori milanesi, con la Triennale, che andrà a presiedere? No, non vi è sfuggito qualcosa. Non vi siete persi nulla. Non c’entra niente, e con ogni probabilità lo sa anche lui. È un’istituzione culturale prestigiosa, con una storia che affonda le radici nella Milano del design, dell’architettura, dell’innovazione. È uno dei simboli della Milano di Gio Ponti. La città in cui Bianciardi, Dario Fo e gli altri si trovavano al Jamaica. Qualla delle fotografie di Ugo Mulas, del desing di Ettore Sotsass. Quella in cui - sembrano passati un milione d’anni - i grandi imprenditori come Pirelli arruolavano nomi della cultura mondiale, invece di investire le rendite accumulate in operazioni di sviluppo immobiliare.

Quella Milano, si sa, non c’è più, e nessuno sforzo di volontà sarà mai in grado di riportarla alla luce. Tuttavia, la primavera arancione di Pisapia nasceva in nome di una discontinuità con il passato recente. Nasceva perchè le logiche condominiali che fecero di Albertini un sindaco stimato non bastavano più, perchè la giunta di Letizia Moratti aveva deluso nella gestione del quotidiano e fallito nella costruzione di una visione più ampia. Pisapia vinceva perchè - in definitiva - il “sogno” berlusconiano si sgretolava nella fine di un impero in cui interessi privatissimi e nessun vero governo delle cose camminavano abbracciati.

In questa parabola economica e politica, l’impresa immobiliare-bancaria a Milano ha avuto la sua bella parte di responsabilità. Pensate alla fine che ha fatto la Risanamento di Zunino, pensate al morbido paracadute garantito dal sistema bancario italiano a Salvatore Ligresti (che in un altro paese sarebbe stato accompagnato all’uscita in modo assai diverso). Pensate a tutte le polemiche un po’ radical-chic su Milano “città brutta” e pensate a quanto brutta è, ma per davvero, questa città se appena vi avventurate fuori dalla circonvallazione esterna: dove i casermoni di mattonari di ogni tipo hanno devastato i quartieri popolari.

Tra i tratti fondamentali della giunte Moratti e Albertini, solidamente appoggiate nei fatti da gruppi bancari che si erano scelleratamente esposti nei confronti degli immobiliaristi, c’era l’aver puntato tutto o quasi sullo sviluppo immobiliare. Pisapia si promise diverso. Lo stesso Pgt varato dalla Giunta Moratti - che aveva diversi aspetti positivi e soprattutto dotava la città di un piano moderno dopo decenni di deroghe - fu contestato perchè considerato frutto di un asservimento ai poteri immobiliari, e tra i primi atti della giunta ci fu - appunto - quello di metterlo in discussione. 

Oggi, nella Milano di Pisapia, il rappresentante degli immobiliaristi milanesi, quelli per cui quel Pgt era fin troppo restrittivo, viene promosso a capo di una delle più importanti istituzioni culturali italiani. Perchè? Che competenze ha? Non si sa. Lo vota il Cda della Triennale, e poi sarà il Comune a dover ratificare la decisione. Starà in carica solo per un anno, è vero, ma un anno di questi tempi non è poco. Pisapia e la sua giunta davvero vogliono ratificare questa decisione? Sperano forse che, così, gli immobiliaristi faranno minori pressioni rispetto al nuovo Pgt, come ipotizzato da Linkiesta ormai dieci giorni fa? Lo “scambio” non sembra equo e, in ogni caso, sono pronto a scomettere che non darà i frutti sperati: un immobiliarista è per sempre.