Israele compra in Italia 30 jet militari

16 Febbraio Feb 2012 1511 16 febbraio 2012 16 Febbraio 2012 - 15:11

Più che una gara d’appalto è stato un lungo, estenuante, braccio di ferro. Con tanto di minacce di ritorsione diplomatica ed economica. Però, alla fine – e salvo sorprese – potrebbe esserne valsa la pena. Dopo mesi di proposte e controproposte, i vertici militari israeliani hanno deciso: i 30 jet militari (non 20, com’era stato annunciato prima) per le esercitazioni dovranno essere «made in Italy» al prezzo, per ora non ancora definitivo, di 1 miliardo di dollari. In cambio, il nostro Paese s’impegna a spendere la stessa somma per acquistare strumentazione militare dagl’israeliani.

Corea del Sud sconfitta, insomma. Anche se per il via libera definitivo servirà l’ok di ministero della Difesa, governo e Parlamento, a questo punto solo una formalità. E così lo Stato ebraico si doterà del modello M-346 della compagnia Alenia-Aermacchi (con l’aiuto dei russi della Yakovlev) e darà l’addio agli Skyhawks statunitensi, il "modellino" sui quali si sono esercitati gl’israeliani per una quarantina d’anni.

M346

È stata una sfida piena anche di colpi sotto la cintura (della diplomazia). Con i sudcoreani che, pur di vendere a Gerusalemme il loro caccia modello T-50 a 1,6 miliardi di dollari, hanno promesso agl’israeliani di comprare un esemplare dell’Iron Dome, il sistema anti-missili realizzato negli ultimi mesi. Poi, quando le prime indiscrezioni indicavano che lo Stato ebraico era orientato a guardare al prodotto italiano come prossimo modellino da usare, gli asiatici hanno lamentato «la totale mancanza di trasparenza nel bando». E hanno minacciato, nemmeno tanto velatamente, di interrompere per un po' i rapporti commerciali tra i due Paesi.

«Quella italiana è stata la proposta più efficiente per il ministero israeliano della Difesa», ha scritto in una lettera inviata ai sudcoreani Udi Shani, direttore generale del dicastero. Gli aerei dovranno essere pronti entro il 2014. E a determinare la vittoria della nostra industria aerospaziale, secondo alcuni giornalisti, potrebbe essere stata – oltre che la professionalità del produttore – «anche la posizione filoisraeliana del governo Berlusconi».