Maggiore tassazione delle persone sulle cose: Italia 4° in Europa

3 Marzo Mar 2012 1316 03 marzo 2012 3 Marzo 2012 - 13:16

Spostare la pressione fiscale dalle persone alle cose, ossia dalle imposte dirette alle imposte indirette. Questo il proclama fatto proprio da Mario Monti, in perfetta continuità con quanto già oltre un anno fa dichiarava a sua volta Giulio Tremonti, da Ministro dell’Economia. Nel 2010, l’incidenza delle imposte dirette sulle entrate tributarie complessive dell’Italia è stata pari al 50,69%. A livello europeo, l’Italia si colloca al decimo posto di una classifica che vede nelle prime tre posizioni la Svizzera (68,37%), la Danimarca (63,68%) e la Norvegia (63,23%).

L’Italia risale però fino al quarto posto, con una incidenza che schizza al 57,87%, se l’IRAP, che nei dati di contabilità pubblica figura tra le imposte indirette, viene riclassificata tra le imposte dirette. Al di là del dato formale, l’IRAP è assolutamente un’imposta diretta che, nella percezione di imprese e lavoratori autonomi, si aggiunge all’IRES, oppure all’IRPEF e relative addizionalI Del resto, anche la sua base imponibile è rappresentata, in estrema sintesi, dal reddito di impresa e di lavoro autonomo, incrementato dei costi per i dipendenti e per gli interessi passivi, in quanto indeducibili ai fini IRAP.

E, se si guarda all’indietro, se ne ha la conferma: fino al 1997 l’incidenza delle imposte dirette sul prelievo tributario italiano si attestava intorno al 55%, per poi scendere di colpo al 48% nel 1998, ma soltanto per effetto della sostituzione di alcune imposte “ufficialmente” dirette come l’IRAP e il contributo al servizio sanitario nazionale con una imposta solo formalmente indiretta come l’IRAP: In Francia, l’incidenza delle imposte dirette sulle entrate tributarie del 2010 è stata del 40,89%; in Spagna del 46,92% e in Germania del 49,43%.

Tutti numeri che confermano come, rispetto alla media europea, il peso della tassazione in Italia è troppo sbilanciato sul versante delle imposte dirette, anche se, dopo le tre manovre del secondo semestre 2011, prima del Governo Berlusconi e poi del Governo Monti, l’incidenza delle imposte dirette si è già ridotta di quasi due punti percentuali, posto che, tra aumento delle accise, IMU, mini-patrimoniali su attività possedute all’estero e, soprattutto, aumenti delle aliquote IVA previsti a partire dal prossimo 1 ottobre, il maggior gettito da imposte indirette sarà all’incirca di 16 miliardi sul 2012 e 28 miliardi a partire dal 2013.

Non si è però trattato di uno spostamento di carico fiscale, bensì di una stratificazione e di un aggravio le imposte dirette non sono affatto diminuite e si sono pesantemente incrementate quelle indirette, portando la pressione fiscale complessiva dal 42,43% del 2011 a superare il 45% già a decorrere dal 2012. Dati questi precedenti, sentire parlare ora, nuovamente, di spostamento del carico fiscale dalle persone alle cose, suscita l’inevitabile timore che, alla fine, tutto rischi di risolversi in un nuovo aumento delle imposte indirette senza diminuzione alcuna di quelle dirette.

La verità che, fino a quando non si avrà il coraggio di recuperare 30 o 40 miliardi di risparmi di spesa pubblica, operando scelte dolorose e incisive con la stessa soavità con cui si è pronti ad operarle quando è il momento di aumentare le imposte, la miglior garanzia per il cittadino finisce per diventare, paradossalmente, che, si smetta di toccare il sistema fiscale

Senza Nome 1

Immagine 3 31