Ma quale accordo, la legge elettorale non si farà

27 Marzo Mar 2012 1847 27 marzo 2012 27 Marzo 2012 - 18:47

Sono tornati. Li riconosci subito perché parlano di cose indecifrabili per un umano. Ricordo le riunioni fiume al Riformista ad ascoltarli discettare di francese a doppio turno, modello tedesco, sbarramento neozelandese con una spruzzatina di taiwanese. Sono i patiti della legge elettorale, un vero e proprio morbo. Non ne puoi guarire. Stanno lì, segnano, cancellano, spiegano, rispiegano, ridisegnano il Parlamento in base a una legge e poi ancora a un’altra. E godono quando si tratta di analizzare i resti. Quanto sono eccitanti i resti...

E per uno come me, poveretto (Lucio Dalla mi perdonerà la citazione), che in fondo pensa che le elezioni le vince chi prende più voti, in questi momenti si sente un po’ sperduto. Lo so, un bravo giornalista ora dovrebbe spiegarvi la bozza Violante (qui c’è un discreto riassunto), valutare positivamente l’accordo di oggi tra Alfano, Bersani e Casini (grandissimo Pierferdi ormai dominus della politica italiana) e discettare pensosamente della legge che presto il Parlamento varerà sotto l’egida del presidente della Repubblica.

E invece che cosa dico? Che non ci credo affatto a questo accordo. Che la legge elettorale non si farà mai. Che le preferenze non torneranno. E che tra poche settimane saremo di nuovo punto e accapo. Scommettiamo?