Qualcuno spieghi a Ligabue che piazza Plebiscito non è Campovolo

29 Marzo Mar 2012 0949 29 marzo 2012 29 Marzo 2012 - 09:49
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Questo blog apre una parentesi e va un po’ fuori tema anche se il titolo scelto “mi consente” di spaziare come Johann Cruijff nell’Olanda del calcio totale. E allora scrivo di Napoli, del sindaco de Magistris e di Ligabue.

Ogni anno il rocker di Correggio tiene sulla corda i suoi innumerevoli fan e poi sceglie le date e i luoghi dei concerti. In genere pochissimi. La scorsa estate fece una sola tappa, a Campovolo, il 16 luglio. Quest’anno il regista di Radiofreccia di tappe per il suo tour “Sotto il bombardamento - Rock in 2012” ne ha scelte cinque: dalla Royal Albert Hall di Londra a Locarno, a Cividale del Friuli, al Teatro Antico di Taormina. Insomma, quattro luoghi “protetti”. Per poi finire a Napoli, in piazza del Plebiscito, di fatto l’unica tappa al Sud (anche se c’è Taormina). 

E che c’è di strano, direte voi (sempre che abbiate continuato a leggere fin qui)? Ve lo spiego subito. A memoria non ricordo un concerto in piazza del Plebiscito a pagamento. Quello più famoso resta Pino Daniele del 1981, l’anno successivo al terremoto. L’ultimo di un certo richiamo fu quello di Manu Chao in piena epoca no global. Tutti concerti con ingresso libero, ovviamente. Stavolta no, la piazza sarà transennata e il biglietto costa 48 euro (anche se su Internet c’è chi li vende persino a 300, spacciando un posto prato che in piazza non esiste). 

Piazza del Plebiscito, a Napoli, è diventata con Antonio Bassolino un luogo simbolo. In realtà già lo era prima, anche se ridotta a un immenso parcheggio. Nel 1993 il sindaco ebbe l’idea più geniale del suo diciassettennio: chiuderla al traffico e liberarla da auto, taxi e autobus. Per restituirla ai napoletani e successivamente aprirla a installazioni di arte contemporanea. Tenere un concerto lì a pagamento è praticamente impossibile, a meno che Ligabue non si doti di un servizio d’ordine più o meno simile a quello della Casa Bianca. (Devo dire che le stesse difficoltà ci sarebbero al Circo Massimo o in qualsiasi altro luogo simbolo di qualsiasi città). 

Ed è quantomeno singolare che uno come Ligabue, che l’anno scorso tenne concerti solo nei teatri con vendita on line e biglietti nominativi, l’unico ormai in grado di far percorrere anche mille chilometri ai suoi fan pur di ascoltare la sua voce, si presti a un’iniziativa del genere che provocherà solo confusione (se gli va bene) e già produce  smarrimento tra i suoi fan. 

Già Napoli in questi giorni sta vivendo con particolare fastidio la chiusura del Lungomare e lo stravolgimento della circolazione per ospitare gare di quarta fila della Coppa America di vela (per dirla calcisticamente è come se fosse l’Intertoto) propagandate invece dal sindaco de Magistris come l’evento dell’anno. 

Sicuramente Ligabue a Napoli è un evento di richiamo. E probabilmente convincere il rocker sarà stato un successo personale di Claudio de Magistris, fratello del sindaco, tra i più noti organizzatori di eventi. Forse, però, non hanno spiegato bene al cantante che piazza del Plebiscito non è Campovolo. Ed è bene che qualcuno lo faccia.