Val Rosandra: chi fatto il disastro ambientale? La “pulizia” della Regione...

1 Aprile Apr 2012 0745 01 aprile 2012 1 Aprile 2012 - 07:45

Disastro ambientale. Non usa mezzi termini Pier Luigi Nimis, Professore Ordinario di Botanica dell'Università di Trieste, per descrivere quanto è accaduto nella Riserva Naturale della Val Rosandra. La Val Rosandra si trova nel territorio del Comune di San Dorligo della Valle, in Provincia di Trieste. Prende il nome dall'unico torrente superficiale del Carso triestino (il Rosandra), ma per i suoi frequentatori è semplicemente “la valle”.

Valler

Una fase dell'intervento in Val Rosandra (fonte: http://www.protezionecivile.fvg.it)

Nei giorni scorsi il letto del torrente è stato teatro di un intervento di pulizia compiuto dalla Protezione civile. Un intervento inserito nell'operazione "Alvei puliti 2012", finanziato dalla Regone Friuli Veneza Giulia e fortemente voluto dal vicepresidente della Giunta regionale e assessore all'Ambiente Luca Ciriani (Pdl).

 

La Val Rosandra quattro giorni dopo l'intervento

Secondo il prof. Nimis,

l’intervento ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (Alnus glutinosa). Questo costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’Indice di Funzionalità Fluviale, adottato anche dall’ARPA regionale per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della Regione. La completa scopertura del suolo derivante dal taglio drastico effettuato in Val Rosandra priverà questo tratto del torrente del suo presidio forestale, accelerando il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive. L’impatto derivante dalla distruzione di un ambiente unico nel nostro territorio sulla biodiversità, sia animale che vegetale, sarà elevato: il drastico intervento ha già modificato il delicato habitat di molti animali acquatici ed è stato effettuato proprio durante il periodo di nidificazione degli uccelli.

Anche la sezione del Wwf di Trieste parla di un intervento ingiustificato ed errato:

è avvenuta la distruzione della vegetazione ripariale, lungo un tratto del torrente Rosandra, con deturpamento ingiustificato dei suoi valori paesaggistici e alterazione ambientale di un’area tutelata naturalisticamente e paesaggisticamente, ricompresa nell’omonima Riserva naturale.
Sono stati tagliati molti alberi anche di grandi dimensioni (pioppi bianchi del diametro di 90 cm, ontani neri, salici, ecc.) ed è stato compromesso l'habitat della “foresta a galleria” che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie ivi presenti, con disturbo all’avifauna quale picchio rosso maggiore, picchio verde, ballerina bianca e gialla, merlo acquaiolo.
E’ stato distrutto dal passaggio dei mezzi il sito di riproduzione della Rana ridibunda.
L’intervento, inoltre, è avvenuto nel periodo riproduttivo per l’avifauna e gli anfibi
Un intervento che, come attuato, era ingiustificato dal punto di vista idraulico.

Ciriani difende a spada tratta l'intervento, voluto anche dal Comune di San Dorligo della Valle. Secondo l'assessore all'Ambiente la pulizia del torrente è stato un atto dovuto, essenziale per salvaguardare l’incolumità della popolazione e l’integrità delle infrastrutture pubbliche e private che sorgono nei pressi del Rosandra.

Secondo una nota diffusa dalla Regione

sono state tagliate a raso esclusivamente le piante ricadenti in alveo, cioè nell’area di scorrimento del corso d’acqua, e prive di nidi. Dal punto di vista forestale il taglio della vegetazione in alveo è stato effettuato correttamente. Non è stata in alcun modo intaccata la vegetazione ripariale, ossia quella che occupa le rive del torrente, nè tanto meno la vegetazione presente sulle fasce di rispetto immediatamente adiacenti ai corpi idrici ed esterne all’alveo e non sono state apportate alterazioni permanenti alla morfologia del corso d’acqua


Ma queste dichiarazioni non sembrano aver convinto i triestini, che amano la Val Rosandra fino alla follia. I rocciatori si arrampicano sulle pareti di calcare sulle quali scalava Emilio Comici. Molti d'estate fanno il bagno nelle sue pozze d'acqua. E generazioni di triestini hanno passato qui giornate intere passeggiando per i sentieri, scivolando sui ghiaioni o mangiando al rifugio Premuda.

E la protesta, incominciata su Facebook, si è trasferita all'aria aperta. Per oggi sono attese centinaia di persone sul luogo dell'intervento, ma gli ambientalisti si sono già dati appuntamento sabato 7 aprile per un'altra manifestazione in Piazza Unità d'Italia. 

 

 

Replica alle argomentazioni di Ciriani realizzata dal prof. Gasparo.