“Vietato rifiutare il voto”: succede all'università di Bologna

9 Aprile Apr 2012 0935 09 aprile 2012 9 Aprile 2012 - 09:35
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Bologna la dotta lo sarà un po' meno? Per snellire le pratiche e (in teoria) abbassare il numero di fuori corso, l'Alma Mater cerca di rendere più difficile quella che - per tutti gli studenti e gli ex-studenti - è sempre stata un po' l'ultima spiaggia: ma sì, vado, provo a fare l'esame e al massimo rifiuto il voto.

D'ora in poi, a Bologna, farlo sarà molto, molto più difficile. A Medicina, il preside di facoltà Sergio Stefoni ha inviato una nota che recita così: “Vi segnalo che non deve essere consentito agli esaminandi di rifiutare il voto una volta che sia stato attribuito dal docente”. Hai preso un diciotto stiracchiato? Affari tuoi, devi tenerlo.
Altre facoltà danno più spazio ai compromessi, ma intanto gli studenti insorgono.
Il tutto deriva, mi sembra di capire, dall'informatizzazione del sistema. Il docente corregge il compito, inserisce il voto e, da quel momento, les jeux sont faits. Almeno a Medicina. A Lettere, la preside di facoltà Carla Giovannini ha infatti proposto di convocare tutti gli studenti prima dell'inserimento definitivo, dando loro la possibilità di scegliere. Ma da Medecina replicano che gli studenti da loro sono troppi e convocarli tutti diventa infattibile.

Il discorso di base, come sempre quando si parla di università, è un discorso di soldi: meno voti rifiutati, meno tempo perso, meno laureati fuori corso, più efficienza, più finanziamenti.
Certo è che rifiutare il voto è un diritto. Costringere a prendere quello che passa in convento mi sembra un po' eccessivo, nonostante io – all'università – sia sempre stata del partito Non Si Butta Via Niente, come col maiale. Ma è sempre stata, appunto, una mia scelta.