Riflessioni per una crescita duratura e responsabile del Paese

20 Maggio Mag 2012 2145 20 maggio 2012 20 Maggio 2012 - 21:45

Siamo in fiduciosa attesa delle misure per la crescita del governo Monti.  Molte speranze sono riposte nella task forse per le start up istituita dal Ministro Passera che dovrebbe fornire un piano e alcune misure concrete.

Ho partecipato nelle ultime settimane ad una costruttiva discussione sul futuro del Paese all'interno del Italian Venture Capital Hub, con il supporto di AIFI.

L' Italian Venture Capital Hub (o polo italiano del Venture Capital) raggruppa venticinque fondi e società di investimento, sia italiani che esteri, che investono nelle start up in Italia. Si riunisce regolarmente, presso gli uffici di AIFI, per favorire il co-investimento tra i fondi e la nascita di una vera industria del Venture Capital, fatta di operatori che collaborano e mettono a fattor comune capacità finanziarie e industriali a favore delle start-up oggetto di investimento. Fanno Parte di Italian Venture Capital Hub: Sofinnova Ventures (Fr), Sofimac Partners (Fr), Kreos Capital (UK), Focus Gestioni (It), Aladinn Venture (It), Dpixel (It), Principia SGR (It), Doughty Hanson (UK), Italian Angels for Growth (It), Jupiter Capital (It), Innogest SGR (It), Vertis SGR (It), Qualcomm Venture (US), Aster Capital (Fr), Annapurna (It), Atlante Venture (It), Earlybird Venture (Ger/It), Banner Ventures (US/It), TLCom (UK), Piemontech (It), 360 Capital Partners (It), Eporgen Ventures (It), Moai Capital (It), Finlombarda Gestioni SGR (It), Idooo (It).

Ecco alcuni highlights emersi:

Premessa: Creare aziende di successo, leader di settore, partendo da start up è un processo statistico. A livello Paese ci vogliono abbastanza imprenditori e abbastanza capitale per avviare almeno 100 start ups ambiziose all’anno per un periodo di 10 anni, altrimenti non si crea massa critica e una sufficiente probabilità di ottenere aziende di successo. Senza contare che anche le molte early failures contribuiscono all’esperienza del sistema, che ne beneficia nel lungo periodo.

Al momento, in Italia il capitale disponibile per start up entrepreneurs è limitato. Una stima fatta nel 2011 identificava al massimo €120m di stock ancora disponibile in fondi di venture che operano con impostazione internazionale: ipotizzando 5 anni di investment period, si tratta di circa €25m all’anno, decisamente pochi. Si tratta di un ordine di grandezza in meno di quanto disponibile in UK, Francia, Germania.

Per dare un’idea delle grandezze in gioco la proposta della EU COM(2011) 860, nel ricordare il ritardo dell’Europa verso gli USA, cita: “Closely linked to the problem described above is the issue whether Europe dedicates insufficient funds toward the financing of innovative start-up industries. While the United States, in the period from 2003-2010, channelled approximately € 131 billion into VCFs, European VCFs only managed to raise € 28 billion in this period.”
L’Italia ha già oggi un bacino di imprenditori su cui costruire una politica di finanziamento. Una statistica del Italian Venture Capital Hub ne identificava oltre 600 all’anno. Ovviamente di qualità mista. Ma statisticamente è un campione rilevante.

Mille Start-up: Imprenditori Made In Italy
Quando Dave McLure ha lanciato il suo startup accelerator “500 Start ups”, sembrava incredibile che la sua singola iniziativa arrivasse così lontano, ma ci sta riuscendo.
I 100 nuovi start up devono poter includere non solo internet, ma anche biotech, medtech, health care, energy, consumer product, etc., ovvero tutte quelle aree ad alta innovazione e alta crescita nei quali si possono creare aziende di valore. In un mercato come l’italia bisogna essere opportunistici e non troppo prescrittivi.

Per avere 1000 investimenti in start up in grado di competere a livello internazionale ed in grado di generare Crescita nei prossimi anni è necessario potere investire almeno 3/5 M€ di media per progetto (nel corso dei primissimi anni). Per 1000 Start Up sono necessari tra i 3 ed i 5 Miliardi di € nei prossimi 10 anni (in gran parte di natura privata), un ritmo tra i 200 M€ ed i 500 M€ all’anno che porterebbe l’Italia a livello di paesi come la Francia o la Gran Bretagna

Ruolo del governo: in questo momento, in Europa, fare fund raising (per fondi di VC o angels) è difficile. Il Governo dovrebbe intervenire a facilitare il processo di concentrazione di capitali di rischio, assumendo/sterilizzando parte del rischio stesso:
• Fare da anchor investor per 10+ nuovi fondi su un periodo di 2-3 anni (inclusi fondi di operatori già esistenti e nuovi operatori)
• Rendere piu’ attraente fiscalmente l’investimento privato in innovazione in Italia
• Facilitare la raccolta di nuovi fondi da parte di operatori già esistenti con strutture giuridiche anche semplici
• Appoggiarsi a specialisti (fondo di fondi) per gestire il processo di allocazione e controllo della performance dei gestori e loro governance


Esempio: 2 anni fa in UK il governo ha supportato la creazione di nuovi fondi di investimento per andare ad incrementare il numero di aziende innovative in UK. La policy era di dividere il capitale in due settori: una parte per sviluppare Clean Tech e il resto per tutto ciò che non era Cleantech. 2 advisors (EIF e Hermes) sono stati selezionati e hanno fatto un numero di allocazioni a fondi nuovi e esistenti.
Dall’altro lato il Governo deve astenersi dal:
• Gestire direttamente il capitale
• Restringere eccessivamente il campo di azione o il processo decisionale di chi investe
• Cambiare le regole a metà percorso: crea instabilita’ e sfiducia.

 

Strumenti da considerare nel progetto:
Questa e’ una prima lista di tools che aiutano imprenditori e finanziatori a incontrarsi e a gestire il rischio in UK:
1. Enterprise Investment Scheme, EIS– è il catalizzatore della crescita dei capitali investiti da parte degli angels e private investors inglesi. I benefici fiscali sono spiegati bene su http://www.merciafund.co.uk/eis-fund/eis-scheme-2012. Secondo le regole dello schema investimenti in start ups da parte di privati inglesi sono tax free e le perdite sono riportabili a anni successivi (per cui si può proteggere sia upside che downside).
2. Seed EIS – spiegato bene su http://www.charlesrussell.co.uk/UserFiles/file/pdf/Corporate Tax/New_Seed_Enterprise_Investment_Scheme.pdf – E’ un nuovo schema che prevede ulteriori agevolazioni fiscali per investitori disposti a finanziare seed-level companies. Gli ammontari sono piu’ ridotti rispetto a EIS generale, ma si tratta anche di investimenti piu’ rischiosi. E’ una mossa molto interessante del governo UK per allargare ulteriormente il numero di start ups annui.
3. Venture Capital Trust: VCT – Il governo UK ha inventato questo tipo di fondo 15 anni fa ed ha continuato a renderlo piu’ attraente per I risparmiatori con ogni manovra Finanziaria seguente. In pratica si tratta di fondi quotati che prendono risparmio privato e lo investono (anche) in start ups tecnologici. Alcuni fondi sono specializzati e fanno in pratica solo investimenti in high tech, mentre altri fondi VCT sono organizzati per coprire aree geografiche specifiche (come il Nord Est dell’inghilterra, o le Midlands, ecc). In anni buoni i circa 40 VCTs operanti in UK hanno raccolto anche oltre £1.5bn! una directory completa è su http://www.growthbusiness.co.uk/adviser-directory/vct-fund-manager/.
4. Business Asset Taper Relief –permette all’imprenditore di ridurre il proprio capital gain tax al 10% su guadagni da azioni nella propria azienda. Una agevolazione come questa puo’ aiutare la creazione dello start up, specie quando si tratta di gruppetti di 3-4 fondatori (come è tipico nel nostro mondo). Infomazioni su ER si trova su http://www.hmrc.gov.uk/cgt/businesses/reliefs.htm.
5. Enterprise Management Incentive: EMI Scheme (http://www.hmrc.gov.uk/shareschemes/emi-new-guidance.htm). stock options per management e impiegati inglesi possono essere completamente tax free. Questo strumento è stato introdotto da anni ma da quest'anno alcune restrizioni sono state alleggerite e rese ancora più flessibili. Stock options che qualificano per tale esenzione sono ovviamente più attraenti e sono usate per attirare talento professionale verso la start up. Lo schema è amministrato in modo veloce: 6-8 settimane tra filing e ottenimento dell’OK da parte dell HMRC (ufficio imposte inglese).

 

Crescita responsabile attraverso la riduzione dell’evasione fiscale:

Una leva fondamentale è la leva fiscale. Perchè non permettere al cittadino che desideri impegnare i propri capitali per la crescita del Paese (attraverso l'investimento in una start-up innovativa per esempio) di detrarre quei capitali dalle proprie tasse? Si tratterebbe anche di attivare una crescita responsabile attraverso la riduzione dell’evasione fiscale: prevedendo, come già accade in Gran Bretagna e Francia, che chi investe a favore della crescita del Paese non venga tassato su quell’investimento, si contribuisce alla lotta all’evasione. I capitali così emersi vengono incanalati nel circuito produttivo del Paese esposto al regolare prelievo fiscale.

Parametri di misurazione – il governo è sicuramente sensibile alla misurazione di una serie di parametri economici e politici. Qualsiasi sia la griglia di valutazione del progetto, “ci vuole pazienza” prima di iniziare a misurare in modo definitivo, e di sicuro ogni aspettativa entro i primi 3 anni deve essere confrontata con il principio del venture capital per cui “prima arrivano le perdite, i successi dopo”.

Il concetto di massa critica comunque si estende anche ai servizi collaterali alla formazione di imprese e start ups tecnologici. Osservando quello che è successo a Londra negli ultimi 15 anni e a berlino negli ultimi 5, si nota la concentrazione non solo di imprenditori e capitale, ma anche di avvocati capaci, giornalisti specializzati, bloggers attenti, eventi di networking e pubbliche relazioni, spazi-uffici aperti di grosse aziende (Google, Microsoft), di acceleratori seri (Seedcamp), di mentors che alimentano il sistema facendo community services. Ci sono eventi di networking per imprenditori e developers ogni sera sia a Londra che Berlino: corsi sulle start up metrics, lean development, hacking nights, recruiting, pitch training.

Evitare gli abusi: ogni misura di sostegno alle startup innovative deve passare attraverso criteri stringenti che evitino un utilizzo non conforme allo spirito del provvedimento.  In Gran Bretagna hanno attivato sistemi peraltro agili per evitare abusi, e non si vede perchè lo stesso risultato non si possa ottenere in Italia.