Perché il Cavalier Giovanni Allevi è così odiato dai colleghi?

22 Maggio Mag 2012 1144 22 maggio 2012 22 Maggio 2012 - 11:44
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Una delle scene più divertenti del Cinema degli ultimi anni è nel film “Quasi Amici”
ed è quella dove l’attore Omar Sy, riconosce le musiche del grande repertorio classico,
che il suo datore di lavoro paralizzato gli fa sentire,
perché sono quelle usate dalla segreteria telefonica
della previdenza sociale, dell’ufficio disoccupazione
e di varie segreterie telefoniche socialmente utili.

Omar Sy Photo 5F10e

Oggi, non bisogna necessariamente nascere nelle periferie di una grande città
ed appartenere a classi sociali disagiate, per ignorare qualsiasi tipo di musica
che non sia quella sputata fuori dalle heavy rotations radiofoniche,
televisive e da internet.

A meno che non vi siano condizioni favorevoli per questo tipo di scoperta,
che vengano dalla scuola, dalla famiglia o da un forte interesse personale,
alcune “musiche”, rimangono fuori dalla porta di casa di moltissime persone.

Ed è qui che entra in gioco Giovanni Allevi.
 

 

La ragione di questo post riguarda la sua nomina a Cavaliere .

La cosa, non è passata inosservata e ha suscitato nel mondo musicale
un vero tsunami di reazioni, manco a dirlo, tutte negative.

Facebook in particolare raccoglie commenti dei colleghi
che vanno dall'improperio alla bestemmia, dal giudizio tranciante
allo sfogo esistenziale contro un mondo ingiusto e ignorante.

Allevi è inviso a molte categorie musicali "colte"
e sono altissimi i livelli di insofferenza patiti
in particolar modo, dai Jazzisti e dai Musicisti Classici.

Qualche anno fa aprì le controdanze Uto Ughi,
che lo ha demolito con bordate critiche mai sentite prima,
dando la stura a reazioni altrettanto scomposte
di gran parte della comunità musicale italiana.
 

 

Perché così tanti musicisti odiano Allevi?

Me lo sono chiesto molte volte, perché capita di frequente
che alcune dichiarazioni del pianista di Ascoli Piceno,
suscitino sconcerto e non sempre per invidia o frustrazione
ma perché assolutamente surreali.

“Ho sentito la necessità di scrivere e affermare una nuova
musica classica contemporanea, che prenda le distanze
dalle correnti precedenti già consolidate e recuperi
un'inedita sensibilità europea.
Questo lavoro porterà alla ribalta una figura ormai
completamente sconosciuta all'immaginario collettivo:
il compositore puro
”.

Visto che vivo nella musica e faccio lo stesso mestiere,
mi sono incuriosito al personaggio e ho cercato
di comprenderne i contenuti,
senza avere preconcetti di alcun tipo.

Un paio di anni fa, ricordo di averlo anche difeso in un blog.

Sostenni che Allevi diffonde uno stile strumentale che ha alcune (leggere)
assonanze con stili musicali "classici", pressoché assenti dalla scena Pop
e che quindi il suo,poteva essere un ruolo importante,
da giocare bene, per avvicinare i giovani a suoni diversi
da quelli proposti dal Mass Market musicale globale.

Chi non nasce in situazioni favorevoli all’evoluzione critica del gusto musicale,
sente solo la radio, vede la tv e cose analoghe a quelle televisive su Internet e,
come il personaggio del film citato prima,
riconosce l’”Aria sulla Quarta Corda di Bach”, perché è la sigla di Quark.
 

 

Ci sono molte eccezioni, ma io mi riferisco al grande pubblico che guarda
Amici, X Factor etc, e non è un caso che lo zoccolo duro di fan di Allevi,
che lo difende a spada tratta dalle violente critiche che subisce
pressocché quotidianamente, sia formato da giovani e giovanissimi.

La domanda che i miei colleghi , travolti dall’indignazione
per le dichiarazioni di Allevi non si pongono veramente è:
perché piace così tanto?

Possibile che il “fenomeno” Allevi sia solo una manovra di marketing
studiata nel dettaglio e propagata a livello nazionale?

Possibile che lui reciti una “parte” e che in qualche
modo abbia creato un nuovo prototipo di artista,
per una nuova generazione di fruitori?

Possibile che non sia “vero” ma costruito e teleguidato,
anche nel suo modo di parlare?

Non credo.

Credo che Allevi sia molto consapevole di quello che fa
e che comunque sappia bene dove si colloca la sua musica.

Allevi, sa come toccare certe corde e di sicuro lo fa con risultati eccellenti
per lui e per il “suo” pubblico, che si è costruito negli anni e che lo adora.

Lì non c’è marketing che tenga e chiunque suoni, lo sa.

Il pubblico non reagisce con ovazioni e sold out senza un motivo,
e non c’è persuasore occulto che possa influenzare il mercato
e la percezione “fisica” del nostro fare musica.

Questo spiega anche Lady Gaga e fenomeni simili,
che godono di apprezzamenti planetari.

Io penso che Allevi sia riuscito a captare
un bisogno di profondità e spessore artistico,
di poesia e tecnica, che tutti percepiamo
come bisogno profondo ma che la grande massa
non riesce a ritrovare in quello che abitualmente
ascolta nei suoi media comuni.

La novità è che Allevi fa effetto a gente sensibile e che,
potenzialmente, sarebbe anche pronta ad andare oltre ad Allevi stesso.
Magari verso Mertens, Tiersenn, Jarret, Glass
e poi approdare a Reich fino a Ligeti.
 

 

Da ragazzo ricordo che gli Emerson Lake & Palmer, musicisti di tutt’altra caratura,
portarono moltissimi ad avvicinarsi alla musica Classica,
grazie ai loro arrangiamenti di brani come “Pictures at an exhibition” di Mussorgsky.
 

 

All’epoca erano considerati dei biechi capelloni dai “grandi maestri dei grandi stili”
e furono demoliti dall’Accademia, almeno quanto ora la stessa Accademia
demolisce Allevi, ma per molti, gli EL&P furono un viatico
verso qualcosa di più solido artisticamente,
ma che il grande pubblico generico, spesso,
percepisce come inaccessibile.

Per questo ho creato “Jazz Istruzioni per l’Uso”
per Repubblica ed Espresso e ho scritto il libro omonimo  per l’Editore Laterza:
perché volevo che la gente non si sentisse inibita nell’avere
risposte articolate a domande molto semplici, ma che scaturiscono
da un desiderio profondo di conoscenza e dalla necessità di “crescere”
nella percezione della musica ed evolversi.
 




Avere una possibilità di scelta che viene solo dalla conoscenza.

Io anche amo la fisica quantistica, ma non mi azzardo a
fare domande a un amico che la padroneggia,
per imbarazzo e senso di inferiorità .

Comprendere la musica di George Russell
e del suo Lydian Chromatic Concept,
ad esempio, è complesso quanto la fisica quantistica
e richiede anni di studio ed approfondimento
oltre che di passione e dedizione.
 

 



Poi, senza una spiegazione logica, da un momento all’altro,
si comprende quel mondo e se ne gode come se si fosse sottoposti
ad una scarica di “adrenalina estetica”.

Chiaramente è più “facile” ascoltare del buon Hot Jazz ,
dinamico e swingante e restare lì,
ma tuttavia, molto pubblico vuole esplorare e cercare di andare oltre.


D’altra parte, farsi una cultura musicale, costa e pagare 90 euro
per vedere Brahms, Jarret  o Pollini è cosa per pochi e tuttavia,
credo che l’evoluzione del gusto musicale,
possa avvenire solo con l’esperienza diretta dell’ascolto dal vivo.


Negli anni del monopolio Rai, le trasmissioni divulgative
c’erano e uno poteva incappare forzosamente in
“C’è Musica e Musica” di Berio
e con due soli canali, non potevi scappare… ora c’è Internet ,
ma bisogna sapere dove andare e l’offerta massiccia di materiali
paradossalmente rende difficile capirci qualcosa.

La conclusione del mio pensiero è che Allevi in fondo
ha trovato un modo senza dubbio efficace di riempire
un vuoto profondissimo che c’è in Italia
e che è legato alla scuola e alla totale mancanza di un progetto
di evoluzione culturale per i giovani.

Perchè Allevi non dovrebbe approfittarne?

A spararle grosse, si ottiene visibilità mediatica,
e nessuna sprezzante analisi di colleghi pianisti diplomati
con 110 e lode (ma alla canna del gas professionalmente),
la potrà mai intaccare.

Chiaramente Allevi presta il fianco a critiche di ogni genere
quando afferma riguardo alla sua direzione d’orchestra :

Ho rubato qualcosa a tutti i grandi e alla fine ho capito di aver creato
un mio stile originale.
Ho copiato la posizione eretta che conferisce autorevolezza da Riccardo Muti,
il modo deciso di portare il tempo di Arturo Toscanini,
la passione e il trasporto da Daniel Oren
e la capacità di dirigere gli orchestrali
anche con uno sguardo di Leonard Bernstein
”.

La sua musica, che definisce come evoluzione
della musica (tonale) dell’ 800 e del 900 e sintesi moderna
del pensiero di Mozart,Chopin, Bach e Beethoven,
è quello che ci meritiamo, visto che in Italia l’apprendimento
della musica è negato del tutto o affidato al povero flauto dolce
e alle sue pigolanti sonorità.

Il problema è che il pubblico di Allevi non può reagire a queste affermazioni
e in qualche modo, le subisce, senza diritto di replica.

Questo è un punto che, secondo me, crea frustrazione nei musicisti.

Allora dico ai musicisti: invece di lamentarci,
lasciamo stare Allevi nel suo mondo e facciamolo prosperare felice,
visto che è amatissimo e che i suoi fan si incazzano non poco quando lo si critica...


Non sono d’accordo anche sul fatto di umiliare persone dall’alto
delle competenze accademiche, sbandierando diplomi e premi...

La gente che segue Allevi ha un desiderio di bellezza
che in qualche modo risolve attraverso la sua musica .

L’unica azione possibile e realistica che i musicisti possono attuare
si chiama ricostruzione, per dare al pubblico una possibilità di scelta.

Sta a noi a questo punto ricostruire da zero
e fare il possibile per dare a tutti l’accesso a
quelle musiche che hanno spessore e valore assoluto,
da Gesualdo a Ligeti, da Leonard Cohen
a Brad Meldhau, da Jelly Roll Morton a Eric Dolphy
e questo sarà l’unico modo per rendere
consapevoli alcuni o perlomeno, per offrire
loro una possibilità di conoscenza,
che potrà essere anche rifiutata.

E per questo Allevi non ha competitori.

Perché quello che manca oggi è la possibilità di una
scelta consapevole e critica.