Prendere a calci nel culo questo Calcio: è cosa buona e giusta.

29 Maggio Mag 2012 2253 29 maggio 2012 29 Maggio 2012 - 22:53
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 Padrefigliacalcio

Immagine tratta da internet che sintetizza la misura, la grazia e il benefico, poetico, effetto che il tifo calcistico ha sui padri e sui figli. Titolo: "Fiducia nelle giovani generazioni che amano il calcio".

 

Questa mattina, prima che la terra tremasse e che riportasse tutti a ponderare con attenzione la serietà vera delle cose veramente serie, ascoltavo il GR delle 8.00. Dieci minuti di servizi, commenti, parole nel vuoto sull'ultimo, ennesimo, "scandalo scommesse".

Poi mi metto a sfogliare il giornale di carta, nello specifico, il "Corriere della Sera". Dieci pagine di articoli, commenti, titoli stupidi e analisi seriose su questo ultimo, ennesimo, "scandalo scommesse".

Dieci minuti e dieci pagine per parlare, con toni apocalittici, di un evento delittuoso che - a quanto pare - è consustanziale al calcio stesso.

Sia chiaro, lo ammetto: odio il calcio. Non per snobismo; non ho nè il fisico nè il Q.I., dello snob. Lo odio proprio per un sentimento puro, ferino, selvatico. Quando vedo l'estasi per il calcio, inizio a pestare la testa contro la prima cosa dura e spigolosa che mi trovo a portata di cranio, per non focalizzare il pensiero su quanto questa estasi mi urti. Però, in linea di massima, se il calcio non invade la mia sfera di interessi, non me ne curo.

Certo, probabilmente vi sarà in questo odio un retaggio psicologico legato al fatto che, da quando son nato, nel "giuoco del calcio" son sempre stato non una "mezzasega", bensì una "doppiasega". I miei amici facevano trenta, quaranta, cento palleggi, io era tanto se ne imbastivo uno. I miei amici tiravano punizioni precise, puntando un punto preciso della porta e infilzando la palla proprio in quel punto preciso; io puntavo di tirare a destra e la palla - fottuta lei e il mio piede - andava immancabilmente a sinistra. I miei amici sapevano tutti i ruoli del calcio, io distinguevo a malapena il solo portiere. E in più non ho mai capito cosa cazzo sia il fuorigioco. Insomma, ero, sono, un disadattato. Quindi v'è forse una sorta di rabbia repressa verso un'abilità, tra le tante, che non ho mai avuto.

Sta di fatto che da subito il calcio - ma soprattutto quanto al calcio gira attorno - mi è pesato sulle gonadi. "Problema tuo, che non capisci niente", direte giustamente voi. "Il calcio è in Italia l'unico vero collante sociale. Capace di unire - in un paese lacerato - il ricco e il povero, l'intellettuale e l'analfabeta, il vecchio e il bambino, il comunista e il fascista". E chi più ne ha, più ne metta.

Però oggi, quando ho visto lo spazio dedicato a questa ultima, ennesima, vicenda di scommesse sul calcio, mi son chiesto come sia possibile appassionarsi ancora a questa laida farsa. Come sia possibile dare dignità di personaggi pubblici a questi zotici milionari, avidi come porci, che non si accontentano di guadagnare cifre immorali per tirar calci a una palla, ma si mettono anche a trescare per guadagnar ancora di più.

Già, se anche vi fosse una residua parvenza di onestà diffusa, faticherei a giustificare razionalmente il fatto che quando si giocano le partite le città sono spesso blindate (e i costi di questa blindatura ce li suchiamo noi tutti); faticherei a comprendere scene come quella di quel criminale di guerra serbo che fece sospendere una partita a San Siro; faticherei a comprendere il senso dell'esistenza di quel tal Tiziano Crudeli in cui ogni tanto incoccio casualmente, avendo sempre la sensazione che gli abbiano infilato in culo una pianta di peperoncino tanto è sempre rosso, sbavante e agitato; faticherei, insomma a capire una tal passione. Ma soprassederei.

Ma oggi, dopo un'altra tornata di calcio scommesse, che fa capire quanto marcio sia questo sport, o ex sport, proprio non comprendo come non si possa desiderare, nel profondo, di tirare un calcio in culo a questo calcio, a questi calciatori e a tutti i vaniloquenti che parlano di calcio a ogni ora e in ogni dove. Chissà mai che si potrebbe parlare anche di altri sport. O di cose più importanti e non necessariamente serie.

Burp.