Sicuri di uscirne? Intervista a Tremonti

29 Maggio Mag 2012 2159 29 maggio 2012 29 Maggio 2012 - 21:59

Riecheggiano da Torino le parole “apocalittiche” di Giulio Tremonti -che ho avuto il piacere di intervistare- venuto sotto la Mole lunedì per presentare il suo ultimo libro Uscita di sicurezza (Rizzoli) all’interno del ciclo di incontri dell’Unione Industriale.


Sono tre gli errori che secondo l’ex ministro ha commesso l’Occidente negli ultimi 10 anni: aver scambiato la crisi per un normale ciclo economico, sottovalutando il rapporto di causa-effetto tra globalizzazione e crisi; aver pagato con denaro pubblico il rischio privato delle banche che hanno speculato sui derivati, invece che puntare sull’economia reale; aver scambiato regole false per regole vere, dando credito alla finanza creativa a scapito dell’economia reale, senza che la politica sorvegliasse e regolamentasse la finanza.


Totale, la finanza ha preso il sopravvento, schiacciando di fatto i poteri politici nazionali, impreparati, in particolare in Europa a ragionare in modo globale, o almeno europeo.


Il professore punta il dito sul FSB (Financial Stability Board), reo di aver lasciato gestire la regolamentazione delle banche al sistema bancario stesso e aver di fatto consegnato le chiavi della stabilità economica internazionale alla finanza speculativa, che nel testo Tremonti chiama fascismo bianco.


Non mancano convincenti ricette che partono da una rivisitazione morale della società verso comportamenti virtuosi, volti a sostenere lo sviluppo dell’economia reale, abbandonando il gioco d’azzardo dei derivati che, secondo l’economista, non andrebbero regolamentati ma eliminati o almeno congelati; una nuova riorganizzazione di bilancio sotto l’egida di una vera Banca Centrale Europea, forte; l’emissione fondamentale di Eurobond già messa sul piatto dei potenti da lui stesso molti anni addietro e ripetere una Nuova alleanza tra popoli e stati vincente negli anni della Grande Depressione attraverso le note politiche del New Deal di Roosevelt.


Analisi interessanti, oltre che condivisibili, e soluzioni semplici ma severe, con l’unico rammarico che siano arrivate troppo tardi, almeno perché lo stesso Tremonti possa metterle in atto.